di Pier Luigi Cervellati, Maria Pia Guermandi e Rita Paris

Il movimento di solidarietà in favore di Tomaso Montanari che Sindaco e Giunta di Firenze hanno querelato richiedendo un risarcimento per danno all’immagine di 165.000 euro per le opinioni espresse in una trasmissione televisiva, è cresciuto e si è allargato in brevissimo tempo. Sintomo sia di un sostegno a chi interpreta da anni, con passione e competenza, quel ruolo di intellettuale critico, tanto necessario quanto poco frequentato sui nostri media, sia anche dell’insofferenza nei confronti di un tentativo di intimidazione tanto più se compiuto da parte di amministratori pubblici.

Quanto ai contenuti della denuncia di Montanari, le immagini strazianti dei nostri centri storici desertificati durante il lock-down, senza più turisti e senza più abitanti, da tempo espulsi, a partire dalle fasce più deboli, hanno mostrato a tutti, impietosamente, lo stravolgimento sociale e antropologico cui sono state sottoposte ampie aree urbane, con una accelerazione crescente da almeno un decennio a questa parte.

Che Firenze, come Venezia, come Roma o Milano e tante altre città storiche sia una “città all’incanto”, come affermato da Montanari nell’intervista a Report, è un dato di fatto dimostrato da ormai decine di analisi e ricerche accademiche e inchieste giornalistiche. La resa politica e culturale delle nostre amministrazioni pubbliche alla monocoltura turistica ha portato alla svendita, pezzo a pezzo, dei centri storici a immobiliaristi privati e il loro abbandono alla colonizzazione delle grandi piattaforme di affitti brevi e delle catene commerciali: i veri attori che decidono di fatto le politiche urbanistiche.

Il patrimonio di tutti, i preziosissimi spazi pubblici, spesso rappresentati da evidenze monumentali di altissimo valore storico e architettonico passano di mano attraverso operazioni finanziarie spericolate cui le pubbliche amministrazioni non solo non si oppongono, pretendendo almeno una trasparenza assoluta, ma che anzi agevolano attraverso la progressiva deregulation che caratterizza, ormai da qualche decennio, la così detta urbanistica contrattata, vero elemento unificatore della penisola da nord a sud.

L’incapacità ormai conclamata di chi governa le nostre città a gestire processi di pianificazione ispirati agli interessi delle collettività che le abitano e le usano, si coniuga, non per caso, con una crescente insofferenza nei confronti dei movimenti di critica. Se l’urbanistica è questione eminentemente politica, deve pertanto essere esercitata attraverso processi democratici che, ben al di là delle cosmetiche partecipative tanto alla moda quanto inutili, sappiano affrontare un dibattito pubblico, a partire dalle coscienze critiche, come quella di Tomaso Montanari, che ne costituiscono il primo motore. Il vero danno all’immagine – reale, non mediatica – dei nostri centri storici consiste in una chiusura al confronto e a una profonda revisione di politiche che hanno condotto, con ogni evidenza, a città più fragili, più diseguali, meno vivibili per tutti.


Articolo pubblicato su “Left” del 23 dicembre 2020

Fotografia di Waltteri Paulaharju da Pixabay