di Tomaso Montanari

Nel chiuso delle nostre biblioteche -ridotte alla mendicità, e ora sbarrate, da una politica che ignora cosa sia il lavoro intellettuale – i libri continuano la loro vita, seppur lontani dallo sguardo amoroso degli umani.

Così mi immagino che, nel gran ventre materno della Nazionale di Firenze, tra i manoscritti augusti del fondo Palatino, sul primo foglio del codice 211, Bianca Saracini continui a danzare. Come fa da quasi cinquecentocinquanta anni in questa memorabile miniatura di Francesco di Giorgio, pittore, scultore e architetto e molto altro ancora.

Il passare del tempo è stato crudele, con il nostro foglio: lacune, integrazioni posteriori, e l’intero cielo che cambia colore. Eppure, è intatta la magia di questa mirabile visione, che assorbe ed esalta ciò che le fantasie altissime di Dante, Petrarca, Boccaccio avevano visto, e le loro penne descritto.

Era Benedetto da Cingoli, stavolta, il poeta: l’autore del Capitolo ternario in lode di Bianca Saracini che è contenuto nel manoscritto che Francesco di Giorgio rese unico. Lì si finge che Giove, impensierito dalla corruzione dei costumi dei mortali, decidesse di inviare in terra una sorta di Beatrice: Bianca, così perfetta e pura da mostrare la perfezione e la purezza del mondo degli dei. Un’iperbole inaudita, con cui si celebrava una nobile fanciulla la cui bellezza era presto divenuta leggendaria. E forse anche un’iperbole non prima di allusiva ironia, visto che ben noti erano i liberi costumi di quell’Olimpo assai poco titolato a dar lezioni di morale.

Un’ambiguità che Francesco di Giorgio restituisce appieno: Bianca reca in mano una palla di neve, simbolo di purezza (presente nell’iconografia della Vergine Maria) e qua anche del candore associato al suo nome. Ma in un suo epigramma latino, Benedetto ci dà ben altra chiave di lettura: “Mi ha colpito, poco fa, con la candida neve, Silvia: pensava priva di fuoco la neve, ma la neve era fuoco. Che cosa c’è di più freddo della neve? La neve, scagliata dalle tue mani, fanciulla, tanto poté infiammare il nostro petto. Quale luogo, sicuro dalle insidie dell’amore, mi sarà concesso, se il fuoco si nasconde nell’acqua gelata per il freddo?” (traduzione di Marilena Caciorgna).

Così vola per sempre Bianca: sospesa tra purezza e desiderio, mentre danza per aria come in un dipinto di Chagall, o in un disegno di Charlotte Salomon.

Ai suoi piedi, incantata, Siena: città della Vergine, ma anche città soggiogata dalla bellezza di Bianca. Una straordinaria esplosione di vita: perché sono cose vive, le nostre biblioteche.

Immagine: Francesco di Giorgio, Bianca Saracini vola sulla città di Siena

Miniatura su pergamena, 1473-74

Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze

Palatino 211, f.1

Venerdì di Repubblica, 4 dicembre 2020