A Firenze sia la società civile (2 associazioni di utenti, che si sono entrambe rivolte al ministro) che il mondo accademico (lettera di Fulvio Cervini, presidente della Consulta Universitaria per la Storia dell’Arte al ministro) si sono mobilitati per la riapertura effettiva della Biblioteca Nazionale e dell’Archivio di Stato e non hanno ricevuto risposte da Roma.

Ieri l’Associazione dei Lettori della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e l’Associazione Utenti dell’Archivio di Stato di Firenze hanno incontrato la Senatrice Michela Montevecchi, con Irene Galletti (candidato M5S alla presidenza della

Regione Toscana) e Silvia Noferi (capolista M5S alle elezioni regionali in Toscana).

La Senatrice Montevecchi ha visitato sia l’Archivio di Stato che la Biblioteca Nazionale incontrando i direttori delle due istituzioni – Dott.ssa Sabina Magrini e Dott.Luca Bellingeri – e poi le delegazioni delle due associazioni.

L’Associazione dei lettori della BNCF ha ribadito le richieste fondamentali:

1) indicare esplicitamente che lo smart working NON si può applicare a archivi e biblioteche. Non sono istituzioni solo di custodia, sono istituzioni che vivono se ci sono frequentatori. Da quando c’è lo smart working la frequentazione è minima, la ricerca è bloccata. Disporre in ogni caso una “clausola di salvaguardia” che indichi espressamente che l’eventuale organizzazione “agile” del lavoro non può in ogni caso comportare una riduzione dei servizi all’utenza in deroga agli standard previsti dalle carte dei servizi di ciascuna istituzione, come approvate prima di marzo 2020;

2) norme razionali e proporzionate riguardo al distanziamento, altro fattore che determina il numero di ingressi giornalieri. Vanno aumentati i posti disponibili (non è possibile ignorare le norme sul tpl e  come le misure di distanziamento sono state progressivamente diminuite per rendere possibile una riapertura delle scuole);

3) norme razionali e proporzionate in merito alla sanificazione dei libri/materiale cartaceo, le lunghe quarantene non sono ammissibili di fronte ai pareri scientifici e alla vita quotidiana (merci sugli scaffali, librerie aperte, ecc.);

4) il post-emergenza impone una vera politica per archivi e biblioteche dall’emergenza in poi, pena il blocco del progresso culturale e civile del paese. Vincolare una quota del Recovery Fund al potenziamento di biblioteche, archivi, risorse per la ricerca.

 

Firenze, 1 Agosto 2020