di Alessandro Monti e Bruno Toscano

L’attenzione mediatica galvanizzata dall’emergenza sanitaria in atto rischia di dimenticare le altre emergenze. A esempio monitorare la sollecita ricostruzione fisica e sociale nei luoghi colpiti dai fenomeni sismici, segnalando scelte pubbliche inidonee a favorire processi condivisi di rigenerazione urbana, resi ora più difficili dalle misure di contrasto al coronavirus. Emblematica, a L’Aquila, la concessione di un edificio pubblico appena restaurato a una fondazione di diritto privato “importata” da Roma anziché a un’istituzione della città come il Museo Nazionale d’Abruzzo (MuNDA). Vediamo di che si tratta.

            Costruito nella prima metà del ‘500 su progetto di Pirro Aloisio Scrivà per Carlo V, l’imponente Castello Spagnolo dell’Aquila, danneggiato dal terremoto del 2009, è inagibile e lo sarà ancora per molto. Così il patrimonio del MuNDA, lì ospitato sin dagli anni 50, é stato evacuato ed è visibile in minima parte solo l’arte fino al XVIII secolo negli angusti locali dell’ex mattatoio comunale; mentre le opere della notevole Sezione di arte moderna e contemporanea sono chiuse in depositi o disperse in prestiti. La soluzione più sensata di ricomporne l’unitarietà esponendole nel settecentesco Palazzo Ardinghelli, uno dei pochi edifici statali recuperati dopo il sisma, non ha avuto finora udienza in sede ministeriale.

            Acquistato nel 2006 dalla direzione regionale MiBAC per le esigenze logistiche dei beni culturali dell’Abruzzo, lesionato dal terremoto e restaurato con 7,2 milioni di euro donati dalla Federazione Russa, Palazzo Ardinghelli dovrebbe essere consegnato alla Fondazione MAXXI – che a Roma gestisce il Museo delle Arti del XXI Secolo – in base a un’intesa ministeriale presentata come obbligo legislativo ineludibile. In realtà la legge 205 del 2017 autorizza la spesa di un milione di euro annui fino al 2024 per realizzare a l’Aquila un generico “centro di arte e creatività contemporanea” ma non indica né sede, né gestore. Senza gara, il Ministero ha scelto Palazzo Ardinghelli per la sede e incaricato la Fondazione MAXXI per la gestione assegnandole un altro milione di euro annui.

            Adottate senza coinvolgere il Polo Museale dell’Abruzzo e la cittadinanza, prospettate come necessarie a prestare finalmente attenzione all’arte contemporanea, queste decisioni politiche sembrano ignorare i sistematici apporti che la comunità aquilana, ferita ma ancora vitale, continua a dare alle arti visive e alla loro diffusione. E non solo nelle sedi istituzionali ma anche in quelle associative come, a esempio, MuSPAC-Museo Sperimentale per l’Arte Contemporanea, Angelus Novus-Centro Documentazione Artepoesia Contemporanea e MuBAQ-Museo dei Bambini.

La segnalazione di tali incongruenze e di possibili alternative, apparsa sulla stampa sin dal  settembre 2018, ha portato cittadini e associazioni culturali aquilane a rivolgere lo scorso anno un appello al Ministro perché Palazzo Ardinghelli fosse destinato alla riapertura della Sezione di arte moderna e contemporanea del MuNDA, anziché a mera succursale della Fondazione MAXXI. Nonostante fosse sostenuto anche da autorevoli curatori e direttori museali, critici e storici dell’arte,  archeologi e architetti, accademici e docenti universitari di varie discipline, esponenti della società civile e del volontariato di altre città, l’appello é stato finora trascurato.

            La consegna del Palazzo (appena finiti i lavori) e di un ulteriore milione di euro alla Fondazione MAXXI stride però con la penuria di edifici pubblici agibili nel centro storico e l’esiguità di risorse con le quali gli organi periferici del MiBACT debbono operare. E concedere a titolo gratuito un bene demaniale a una fondazione di diritto privato in presenza di edifici sfitti, mentre la Segreteria regionale e la stessa Soprintendenza pagano canoni di locazione – con il MuNDA tuttora confinato in una sede inidonea al pieno svolgimento dei compiti istituzionali – rischia di richiamare l’attenzione della Procura della Corte dei Conti per eventuali danni erariali.

            La temporanea sospensione dei lavori di recupero del Palazzo per l’emergenza sanitaria offre ora l’occasione di ripensare tali scelte. La soluzione più ragionevole é dare seguito all’appello (accresciuto di adesioni) restituendo finalmente al pubblico e agli studiosi l’accesso a oltre 270 opere di quasi 100 autori molti dei quali presenti nei più grandi musei italiani e stranieri. Non si tratta solo di ritrovare atmosfere, paesaggi, figure di un mondo abruzzese ormai desueto colte da celebri artisti attivi tra fine ottocento e inizi novecento (in prima fila Francesco Paolo Michetti, Basilio Cascella, Pasquale Celommi e Teofilo Patini che aveva il suo atelier proprio a Palazzo Ardinghelli) e da rappresentanti del Gruppo Artisti Aquilani e della Scuola Artistica Pescarese sorti nel secondo dopo guerra. Della raccolta fanno parte anche opere di esponenti di spicco della Scuola romana (Guttuso. Mafai, Pirandello, Maccari, Capogrossi, Omiccioli…) e riconosciuti maestri del colore (Saetti, Menzio, Borra, Guzzi, Paulucci…) che, insieme alle corpose collezioni di Remo Brindisi, Emilio Greco e Federico Spoltore, si intrecciano con i lavori dei numerosi pittori e scultori contemporanei.

            Il progetto di allestimento museale virtuale (anche in rendering) di Palazzo Ardinghelli con le opere della Sezione di arte moderna e contemporanea del MuNDA (in via di definizione da parte di un apposito comitato tecnico-scientifico utilizzando le planimetrie degli ambienti) già disponibile per i tre saloni del piano nobile con immagini e didascalie di un primo gruppo di 99 opere selezionate in base a un’aggiornata biografia degli artisti, consente di simulare la godibilità della visita dell’insieme della raccolta distribuita nelle varie sale e prevedere positivi riflessi sull’immagine della città. La ritrovata visibilità delle opere in un elegante palazzo tardo barocco, se accompagnata a iniziative per studiarle e farle conoscere – partecipate dalla cittadinanza e dalle loro associazioni – potrebbe trasformare progressivamente la nuova sede museale in un punto di incontro identitario e di riaggregazione civica in grado di rianimare un centro storico tuttora in gran parte disabitato.

            Tuttavia per innescare meccanismi di rigenerazione urbana, stimolare turismo culturale e ricadute economiche non basterà la rimozione delle limitazioni alla mobilità imposte dal Coronavirus. La sfida affidata alla rinnovata offerta culturale sarà di rendersi talmente accattivante da vincere una duplice resistenza psicologica: la paura del terremoto e quella del contagio. E un ruolo dirompente potrebbe averlo la recente inclusione del MuNDA tra i musei statali dotati di autonomia. Da quì l’urgenza di metterlo in condizione di disporre del personale in organico – oggi in gran parte scoperto – e, soprattutto, di adeguati spazi espositivi e direzionali.

            È augurabile che il Ministro per i beni culturali renda effettivo il nuovo assetto gestionale conferendo al MuNDA le risorse e, appena possibile, l’uso del Palazzo. Sarebbero scelte lungimiranti, attente alle esigenze di rivitalizzazione dell’Aquila attraverso la valorizzazione del patrimonio artistico della città e dell’intera regione e, al tempo stesso, all’esigenza della Fondazione MAXXI di concentrare tutte le sue energie su riapertura e rilancio della sede romana nel mutato quanto penalizzato scenario museale. Ovviamente il Museo delle Arti del XXI Secolo potrà essere interlocutore privilegiato nelle attività espositive a sostegno della creatività contemporanea  e della sua diffusione che il MuNDA dovrà promuovere sistematicamente accanto alla cura delle collezioni permanenti. E, superata l’emergenza, potrà sempre aprire una succursale in uno degli edifici sfitti del centro storico.

Gli autori sono rispettivamente Ordinario di Politica economica (già Università di Camerino) e Emerito di Storia dell’arte (Università Roma Tre)


Articolo pubblicato in “Il Sole 24 Ore”, 17 maggio 2020