LA PROTESTA DEI BIBLIOTECARI E ARCHIVISTI PRECARI DI FIRENZE 

Ieri, alle ore 14, si sono ritrovati in piazza della Signoria i lavoratori precari di biblioteche e archivio storico del Comune di Firenze, per protestare contro la scelta dell’Amministrazione di riaprire parzialmente i servizi e solo con i dipendenti comunali.

Disposti in cerchio, ordinatamente secondo le nuove misure anti-contagio, con cartelli e striscioni colorati, i partecipanti erano più di 120, tantissimi, considerato l’orario “complicato”, però i lavoratori precari sono riusciti a mettere insieme utenti, colleghi e cittadini grazie al tam tam sui social e alle loro lettere accorate. Durante il flash mob, si sono succedute varie testimonianze, messaggi di chi avrebbe voluto ma non poteva esser presente, letture di libri per bambini e per adulti e, ovviamente, appelli all’Amministrazione da parte dei lavoratori esternalizzati: ancora una volta, sono state richieste garanzie per il rientro a lavoro in sicurezza, garanzie ufficiali sul nuovo bando di gara, tutele per tutte le lavoratrici e i lavoratori che tra due settimane rimarranno senza FIS e con la preoccupante prospettiva di un appalto in scadenza il 30 giugno. Una bibliotecaria legge un passo del libro di Marta Fana Non è lavoro, è sfruttamento, in cui si racconta la vicenda di Michele che prima di morire suicida lascia il mondo con queste parole “io non ho tradito, io mi sento tradito”. Anche questi lavoratori si sentono traditi da anni di precariato, da quando il servizio è stato esternalizzato nel 2007 si ritrovano a vivere ciclicamente le stesse traversie, appalti al ribasso, rinunce economiche, condizioni di lavoro sempre peggiori: le Amministrazioni che si sono succedute non hanno mai davvero posto l’accento sui loro diritti e sulle loro condizioni.

I manifestanti hanno almeno ottenuto che dalle stanze di Palazzo Vecchio scendesse Luca Milani – presidente del consiglio comunale – per ascoltare le loro istanze, a cui tuttavia non ha saputo fornire risposte adeguate, se non ribadire le difficoltà economiche del Comune che ha le mani legate. Ma le magliette bianche dei lavoratori precari promettono che questa è solo la prima di una serie di proteste che intendono mettere in atto, perché non accettano di essere derubati del loro diritto al lavoro a causa di politiche miopi e scellerate.

Come giustamente sottolinea una lavoratrice «il nostro contributo è stato utile solo per garantire gli orari di apertura più estesi d’Italia, per sponsorizzare Firenze come “capitale mondiale della cultura», ora però queste persone sono diventate invisibili, non meritevoli di alcuna considerazione. Con la fabbrica del turismo e l’indotto ricettivo al collasso, il sindaco non manca di ricordare l’ammanco da 200 milioni di euro nelle casse del Comune, per cui non sembrano esserci margini di ripristino a pieno regime di un servizio peraltro essenziale come lo sono le biblioteche e gli archivi.

Eppure, un Paese civile dovrebbe investire nella cultura e nel lavoro: a maggior ragione in un momento di crisi profonda come quello attuale, la politica è chiamata a tutelare e garantire i diritti essenziali, come quello alla salute, al lavoro, all’istruzione, se si vuole ripartire in modo egualitario senza lasciare indietro nessuno.

 

Comunicato stampa Biblio-precari Firenze

foto: Stefano Cecchi