di Isabella Di Bartolo

“La diga di Pietrarossa mette a rischio un pezzo di archeologia della Sicilia centrale”. SiciliAntica scende in campo, ancora una volta, a difesa del territorio tra Mineo e Aidone dove dovrebbero partire i lavori di completamento della diga su autorizzazione della Regione. Un’opera, però, che sorgerebbe in un’area archeologica scoperta proprio in occasione di precedenti lavori. “Se si procedesse con gli interventi – dice Simona Modeo, presidente regionale dell’associazione culturale – sparirebbero le importanti evidenze archeologiche che proprio l’avvio dei lavori della diga misero in luce. Per questo, abbiamo chiesto l’accesso agli atti e siamo pronti a una battaglia legale: non si può distruggere il passato per un’opera non utile”.

In contrada Pietrarossa-Scoparso sono venuti alla luce i resti di un fabbricato del IV secolo avanti Cristo e che, secondo i primi studi, dovrebbe essere un granaio dell’epoca. E qui si trova anche l’area archeologica di Casalgismondo, del III secolo avanti Cristo, che potrebbe essere una “statio” cioè una sorta di area di servizio dell’antichità frequentata da quanti attraversavano la via di comunicazione tra Catania e Agrigento.
SiciliAntica ricorda come, negli anni Novanta, la minaccia di distruzione del sito archeologico di Cozzo Matrice, nei pressi del lago di Pergusa, per lavori di una diga fece insorgere le associazioni ambientaliste provocando il blocco dei lavori e la conseguente scoperta che l’opera in questione fosse abusiva. “Passati una decina di anni qualcuno ai piani alti del potere ritorna a coltivare il sogno di costruire la diga, inutile e pericolosa – dice Modeo -: inutile perché la vicina diga Ogliastro distante solo una decina di chilometri avrebbe una capienza maggiore e da sola, a regime, potrebbe benissimo irrigare tutta la piana di Catania. Fino ad oggi, altro fatto strano, l’acqua dell’Ogliastro non viene utilizzata in nessun modo, assolve solo ad una funzione scenografica; pericolosa per i problemi statici che ha mostrato in relazione al terreno franoso e soggetto a terremoti”.

L’associazione evidenzia poi la presenza del sito romano di Casalgismondo, che ricade nel territorio del comune di Aidone dove si trovava l’antica Morgantina. Qui, alla fine degli anni Ottanta, sono stati eseguiti scavi archeologici che hanno indagato l’area che si affaccia su una strada lastricata e che potrebbe essere una “statio” di età romana. “I centri che orbitavano su questa strada sono quelli di Capitoniana, Morgantina, Philosofiana, Petiliana fino a giungere sulla costa nei pressi di Gela per poi risalire ad Agrigento – dice Simona Modeo – Il sito archeologico di Casalgismondo è la prima e unica testimonianza di queste importanti strutture costruite dai Romani in Sicilia per potere gestire la produzione economica dell’isola, produzione che contribuiva alla ricchezza di Roma”. SiciliAntica promette battaglia: “non resteremo a guardare”.


Articolo pubblicato in “la Repubblica – Palermo”, 7 maggio 2020

Fotografia di Morgantia07 da Wikimedia Commons