Le conseguenze dell’epidemia precipitano sul mercato immobiliare. Intanto, a Praga, Berlino e Lisbona comitati di lotta per la casa occupano appartamenti rimasti sfitti sulle piattaforme Airbnb per supportare le fasce più fragili della popolazione: senza tetto, nuclei familiari sfrattati, vittime di violenza domestica.

Dopo un biennio di continua erosione degli affitti a lungo termine (secondo immobiliare.it, la formula “quattro più quattro” anni a Milano, ad esempio, è calata dell’8 per cento, mentre il canone di locazione è salito in media del 10 per cento) in favore degli affitti brevi, l’emergenza Covid-19 sembra avere arrestato questa tendenza.

Dei 180 milioni di euro di giro d’affari generato dagli affitti brevi soltanto nel capoluogo lombardo nel 2019, nel mese di febbraio 2020 si è registrato un calo del 19 per cento di prenotazioni, mentre per i mesi di marzo e aprile si stimano perdite per almeno 43 milioni (fonti: Italianway, Politecnico di Milano).

Nello stesso periodo, su Airbnb il 40 per cento degli annunci è gestito da utenti che hanno più di una offerta sulla piattaforma. I primi quattro utenti sommati arrivano a quota novecento. In particolare: Italianway 402, Halldis 273, The Best Rent 123, Cleanbnb 104 con buona pace della retorica dello “sharing”.

La macchina del social washing, intanto, è già in moto. Le società stanno mettendo a disposizione alcuni alloggi, ma ad alcune condizioni: fino al 10 aprile, solamente a medici e infermieri, spese di pulizia e sanificazione a carico dell’ospite.

Che fare quindi di questo ulteriore patrimonio inutilizzato? L’indicazione arriva da alcune città d’Europa – Praga, Berlino, Lisbona -, dove comitati di lotta per la casa occupano appartamenti rimasti sfitti sulle piattaforme Airbnb per supportare le fasce più fragili della popolazione: senzatetto, nuclei familiari sfrattati, vittime di violenza domestica.

Articolo pubblicato sul sito Comune-info il giorno 1 aprile 2020

Fotografia di SET – Sud Europa di fronte alla turistificazione