Benvenuto Mercalli. Non esistono più penne alla Cederna, quotidiani e tv non ne parlano quasi mai e persino le associazioni  sembrano infiacchite

Caro direttore, 

tutti si riempiono la bocca di ambiente, di disastro planetario e però l’informazione sui problemi

ambientali non fa molti passi avanti, né sulla carta stampata, né in televisione (tantomeno in Rai esclusi gli Speciali del Tg1 di Maria Luisa Busi e Igor Staglianò). Il fatto che tu abbia aggiunto alle già numerose firme del giornale (penso alle inchieste di Ferruccio Sansa e di altri) e di collaboratori competenti quali Settis e Montanari quella del metereologo Luca Mercalli dà una risposta al desiderio di molti di saperne e di capirne di più.

Nei grandi quotidiani è ormai difficile identificare gli specialisti affidabili, quelli che un tempo “davano la linea” . Tornando molto indietro nel tempo penso ad Antonio Cederna sul Corriere e poi su Repubblica (e pure sull’Espresso), a Mazio Fazio sulla Stampa, ad Alfonso Testa su Paese Sera, a Vito Raponi sull’Avanti! e mi ci metto io pure per Giorno e Messaggero. Ma avevano spazio anche commentatori specializzati, emergevano leader oggi introvabili come Fulco Pratesi per il WWF, mentre Giorgio Bassani e Bernardo Rossi Doria davano spicco e autorevolezza ad Italia Nostra.

Ad un certo punto i giornalisti che si occupavano di beni culturali e ambientali erano tanti che Manuela Cadringher del Tg2, se ben ricordo, promosse una loro associazione per coordinarsi meglio. Un clima nel quale sono cresciuti, credo, gli Erbani, i Cianciullo e tanti altri. Un sole oggi molto pallido. Anche nelle associazioni ambientaliste e/o naturaliste. Grazie anche alla “uccisione” dei Verdi operata dall’operazione-tesseramento di Alfonso Pecoraro Scanio, micidiale.

Non parlo poi della Rai-Tv dove ogni Telegiornale aveva anni fa uno o due esperti in materia (penso a Tina Lepri, a Fernando Ferrigno, mai effettivamente sostituito al Tg3), c’erano tante rubriche specifiche. Da Bellitalia ad Ambiente Italia, al Regno degli animali, all’Albero Azzurro. Non abbastanza forse e però se uno va a rivedersi le vecchie puntate, capisce perché siano state poi sterilizzate o (Ambiente Italia) soppresse con scuse risibili. Alla fine del secolo scorso il Mibac poteva contare sullo 0,40 % del bilancio statale. Con Berlusconi è stato dimezzato, bassa macelleria. Con Renzi non si è risollevato granché. Oggi è tanto se arriva al 25-26 %. Facciamo pena.

Diventa gigantesco in materia il problema dell’informazione scritta, parlata, audiovisiva, ma giornali, telegiornali, radiogiornali (forse un po’ meno) arretrano, sono più vaghi e generici, salvo qualche paginata straordinaria. Poi c’è chi reagisce, per esempio il Gruppo dei Trenta, trasversale fra naturalisti e ambientalisti che, ad esempio, con Giorgio Boscagli, già direttore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, realizza un puntualissimo notiziario periodico di fatti e misfatti, forestali e non solo, davvero esemplare fungendo da stimolo pungente. Ci vogliono più “corsari” dello stesso tipo, le Associazioni tradizionali sembra infiacchite, ma ci vogliono più organi di informazione che ne raccolgano le motivate denunce e anche le segnalazioni di successi. Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, è stato attivo e spesso convincente in questo accidentato momento governativo. Al Mibac Alberto Bonisoli ha fatto spesso confusione e Dario Franceschini suona di meno le trombe ma nulla corregge della propria “deforma” che ha scassato la macchina ministeriale puntando (figuriamoci) soltanto sui Musei e non capendo nulla del territorio, del Bel Paese che va alla malora. Per questo e altro la collaborazione di Luca Mercalli al “Fatto”  va segnalata e salutata come merita da un vecchio ma non rassegnato cronista di queste e altre materie.

Vittorio Emiliani

IL FATTO, 17 gennaio 2120