Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato un’inaudita azione di ritorsione nel caso che l’Iran volesse vendicarsi dell’assassinio di Soleimani: il bombardamento, fra i 52 che

ha detto di voler fare, di alcuni siti archeologici.

L’Iran, la Persia, è uno dei paesi più ricchi al mondo di antichità tanto è vero che i siti archeologici noti sono circa 250.000. Fra di essi ci sono, per esempio, città e monumenti straordinari: Pasargadae con il mausoleo di Ciro del VI secolo a.C., la fortezza di Toll-e Takht e le rovine di due palazzi reali con giardini persiani; Nishapur, nella provincia di Fars, città teatro dello scontro fra il mondo romano e quello persiano; Naqsh-e Rostam dove si conservano le tombe dei grandi re dei Persiani: da Dario I (522-486 a.C), a Serse I (486-465 a.C), fino a quelle di Ardashir I e Sapore I, con ammirevoli rappresentazioni scultoree ed iscrizioni, come le cosiddette ‘Res Gestae Divi Saporis’ (iscrizione trilingue in persiano, partico e greco) e ben sette rilievi databili a partire dall’XI secolo a.C.; Persepoli che fu una delle cinque capitali dell’Impero achemenide a partire dal VI secolo a.C., conquistata e saccheggiata, poi, da Alessandro Magno. Una storia che abbiamo studiato sin dalle elementari e che si intreccia strettamente a quella dei greci e a quella dei popoli di tutto il Mediterraneo.

Storia e monumenti fra i più importanti dell’intera umanità che il presidente di una democrazia, quella più antica e più potente del mondo, minaccia di voler cancellare. Non era mai accaduto nella Storia che fra gli obiettivi dichiarati di una guerra vi fossero i monumenti e le città antiche, la scaturigine della civiltà di un popolo, le sue radici più profonde. E’ accaduto spesso che i beni della cultura abbiano subito danni, a volte irreparabili come nell’ultima guerra mondiale, ma mai nessun re, dittatore, presidente aveva ordinato di raderli al suolo per pura vendetta. Neanche Hitler aveva pianificato di distruggere i capolavori ed il Patrimonio culturale dei paesi che occupava, ma, semmai, aveva ordinato di asportarli per arricchire i musei della Germania e, soprattutto, della sua capitale, Berlino.

Trump è riuscito nell’intento di far scendere un ulteriore gradino verso la barbarie sé stesso, il proprio governo ed una intera nazione. C’è solo da augurarsi che i democratici americani, con a capo Bernie Sanders, riescano, alla Camera dei deputati, nel loro intento di bloccare i finanziamenti a questa insensata guerra di un insensato presidente. 

 

Quotidiano del Sud, 6 gennaio 2020