Dolomiti – In un documento inviato a Parigi, diverse associazioni chiedono il ritiro della qualifica di Patrimonio dell’umanità

“Qui si vuole trasformare il sigillo dell’Unesco sulle Dolomiti, ma anche sulle colline del Prosecco, in una grande forma di marketing. Lo abbiamo capito da tempo. Abbiamo avuto pazienza. Abbiamo mandato segnali e fatto proposte, perché non siamo quelli del ‘No’”. Franco Tessadri, trentino, è il presidente di Mountain Wilderness, una delle associazioni ambientaliste che hanno preparato un dossier di denuncia contro lo stato non solo di mancata conservazione, ma di autentico sfruttamento delle Dolomiti, a dieci anni dal riconoscimento quale Patrimonio dell’umanità. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la preparazione dei Mondiali di sci Cortina 2021 e delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Già si sono registrate rocce e piste sventrate sulle Tofane, progetti di cementificazione e di collegamenti-carosello tra comprensori. Ma il disagio è più ampio e viene da lontano, come testimoniano le adesioni di Wwf, Italia Nostra, Lipu, Legambiente e altri gruppi, che a Venezia hanno messo la loro firma.

“Andremo a Parigi per illustrare i contenuti del nostro dossier”, aggiunge il presidente onorario per l’Italia di Mountain Wilderness, Luigi Casanova. “Poi sarà l’Unesco a fare le verifiche e a trarre le conclusioni. Non spetta a noi presentare una richiesta di revoca”. Reazioni? “Silenzio più assoluto”.

Il problema è proprio questo. Gli ambientalisti hanno raccolto foto e prove, hanno analizzato montagna per montagna, comprensorio per comprensorio, segnalando ciò che non va. Ma, salvo un comunicato di indignazione molto generico, nessuno – tra Province autonome di Trento e Bolzano e Regioni del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia – dice nulla. “Solo un deciso e severo intervento dell’Unesco può correggere un percorso destinato, passo dopo passo, a svuotare definitivamente la qualifica di Patrimonio naturale dell’umanità da ogni reale valore, anche a livello simbolico. A trasformare le Dolomiti monumento del mondo in una farsa o in uno specchietto per le allodole: dietro la facciata, il nulla”.

Gli ambientalisti chiedono di fermare l’ampliamento delle aree sciabili, di vietare nuove attività alberghiere sopra il fondovalle, di tenere “drasticamente sotto controllo la pressione turistica, soprattutto se motorizzata, con divieti e limitazioni, anche radicali e impopolari”. Denunciano la caccia indiscriminata all’orso e al lupo; l’aggressione di auto, fuoristrada, quad e motoslitte; l’uso senza limiti dell’elicottero in Veneto. La creazione di “balconi panoramici” inutili e antiquati in legno, vetro, cemento e acciaio. Il vero stupro ecologico delle Tre Cime di Lavaredo, trasformate in un parco giochi estivo.

Ma è sui grandi eventi l’affondo. “Per la preparazione dei campionati del mondo di sci alpino 2021 a Cortina si sono potenziate e allargate numerose piste di sci, nel cuore delle aree protette del Patrimonio. Quelle radicali trasformazioni dell’ambiente naturale d’alta quota sono state rese possibili grazie a un largo uso di esplosivo, modificando in modo irreversibile la morfologia delle pareti e delle rocce, nel più assoluto silenzio della Fondazione Dolomiti”. Per non parlare di mobilità, parcheggi, cemento e cabinovie per le Cinque Torri. E le Olimpiadi? “Una rete di imprenditori facenti capo a Superski Dolomiti, già organizzatasi in società, ha ideato una serie di impianti che dovrebbe collegare Passo Falzarego ad Arabba, per raggiungere, attraverso Colle di Santa Lucia, Selva di Cadore ed arrivare al carosello sciistico di Monte Civetta, Palafavera e Alleghe”. Dalla Marmolada al Falzarego, dal Comelico a Madonna di Campiglio, dal Latemar al Catinaccio, i progetti si sprecano.

Finito qui? Non è detto che riguardi la montagna da spolpare, ma il governatore del Veneto Luca Zaia (da sempre contrario alla chiusura dei passi dolomitici in nome dello sviluppo alberghiero) non sembra appagato. Due giorni fa ha dichiarato al Corriere del Veneto: “Dopo i Giochi 2026 e le terre del Prosecco, che oggi vivono di vino e domani di turismo, una nuova idea ce l’ho, ma non la dico. Stiamo riaccendendo l’orgoglio di essere veneti”. A colpi di grandi eventi, con buona pace del paesaggio.

 

FQ  | 4 GENNAIO 2020