Alla mia richiesta del 10 novembre u.s. di sapere chi diriga la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone, il Ministero di Franceschini

ha risposto a stretto giro, con un comunicato stampa, che “nessuna candidatura idonea è pervenuta in risposta all’interpello del luglio 2019”, per cui “il nuovo Direttore generale archeologia, belle arti e paesaggio ha avocato a sé…, delegando alle attività i funzionari tecnici e amministrativi…” E ha chiosato: “LE ATTIVITA’ DI TUTELA SONO COMUNQUE GARANTITE”.
Un’affermazione, quest’ultima, oltremodo temeraria che fa supporre ignota al neo-direttore, dott.ssa Federica Galloni, l’analisi impietosa dell’ex Segretario Generale, dott.ssa Carla Di Francesco, che un paio di anni fa scriveva di “una conduzione dell’Ufficio caratterizzata da contrasti tra funzionari, che si trovano contrapposti in funzioni e mansioni, che certo non giovano al buon andamento dell’Ufficio e all’esercizio della tutela.”
Più che insistere sull’argomento, però, vorrei accendere i riflettori su quella cattiva gestione della macchina amministrativa nella Soprintendenza cosentina che, diversamente dagli effetti della mancata tutela, non è palese anche all’esterno, ai non addetti ai lavori, ma avvelena il clima dentro gli uffici e ne riduce pressoché a zero l’operatività, intra ed extra moenia. Basterebbe questo a contraddire l’assunto che “Le attività di tutela sono comunque garantite”, purché, ovviamente, alla parola tutela si riconosca il significato pregnante che le dà la normativa di settore.
Accenno quasi incidentalmente al fallimento dell’informatizzazione e della protocollazione delle pratiche/progetti che arrivano sull’applicativo GIADA, con oggettiva difficoltà a reperire parte della documentazione nel caso di accessi agli atti segnalata anche il 9 dicembre u.s., in sede di contrattazione sindacale, dal funzionario incaricato.
Risale al 2 ottobre u.s., poi, una nota della CISL che, fatto ancora più grave, lamenta la mancata esecuzione della determina del Soprintendente n. 19 del 26 aprile 2018. L’atto seguiva l’ispezione svolta a novembre 2017 dalla dott.ssa M.G. Picchione a valle della quale, dopo quanto già richiamato supra, il Segretario Generale scriveva: “In considerazione delle risultanze ispettive, ma anche di altre vicende riguardanti il medesimo dirigente, si chiede alle SS.LL: di prendere i necessari provvedimenti”. Ebbene, ai provvedimenti assunti, commisurati o meno alla gravità del caso, non è stata data piena esecuzione.
Nel merito, ignorare le disposizioni della determina 19/2018 ha significato l’impossibilità, per i funzionari restauratori conservatori di Area 3, Fascia 4 e 5 (apicali), di tornare alle mansioni del loro profilo professionale, a causa di una sempre lamentata, dal dirigente, esiguità del budget a disposizione. Questa non ha impedito, però, ad altri dipendenti, nello stesso periodo, di continuare a svolgere missioni fuori sede, accumulando molte ore di recupero compensativo e cospicui rimborsi spese.
La fondatezza delle rivendicazioni sindacali è confermata dalla nota (prot. 13854-P) del 5 novembre 2019 dello stesso neo-Direttore Generale avocante, che, a distanza di 18 mesi, richiamando tutti i funzionari dell’Ufficio al rispetto della determina già menzionata, implicitamente ammette il danno subito dai Restauratori Conservatori, senza tuttavia darne spiegazione, perché messo in evidente imbarazzo dalla pregressa mala gestio della SABAP CZ-CS-KR.
A due di costoro, inoltre, con nota di pari data (prot. 13850-P), è contestata la mancata partecipazione agli interpelli banditi a fine 2018 in vista della costituzione di un ufficio tecnico archeologico e di un ufficio vincoli ma è ‘concessa’, solo dopo che hanno lamentato l’estromissione dalle attività dell’Ufficio, la partecipazione ai gruppi di lavoro da costituire su richiesta del Segretario Regionale, richiesta del 15 settembre 2019 di cui nessuno aveva contezza.
Di conseguenza, la CISL ha chiesto al MiBACT di “annullare gli atti e le determine prodotte dal Soprintendente ABAP per le province di Catanzaro Cosenza e Crotone inerenti la riorganizzazione dell’Ufficio ai sensi del D.M. n. 44/2016, alla luce dei mancati obiettivi raggiunti”, e di nominare una commissione d’inchiesta che chiarisca le ragioni della mancata esecuzione della determina di aprile 2018 e valuti gli eventuali danni erariali.
Non posso che associarmi a tali più che sensate richieste e manifestare viva preoccupazione per l’annunciata separazione della Soprintendenza ABAP di Cosenza da Catanzaro e Crotone. Salvo interventi di buon senso difficili da immaginare in una stagione critica come l’attuale, invece di portare ciascuna con sé il 50% delle criticità complessive, è facile immaginare che ciascuna delle due ‘nuove’ SABAP ne manterrà il 100% e qualche altra in omaggio.
Una SABAP ad personam, quella di Cosenza separata dalle altre due, della quale non si sentiva il bisogno. E con il sito di Sibari che si accinge ad essere devastato da ANAS e dalla promessa autonomia speciale, la fine è nota, o quantomeno intuibile.

 

12 dicembre 2019