Qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di buono, qualcosa di cattivo, una goccia di coscienza. La nuova riforma del MiBACT proposta dal Ministro Dario Franceschini nulla ha a

che fare con l’elogio dell’imperfezione, molto, moltissimo, invece, con l’attività dell’apprendista stregone di disneyana memoria impersonato da Topolino; non sono mancati, in questa circostanza ministeriale, neppure i manici di scopa, con braccia, nelle vesti (si fa per dire) dei portatori d’acqua.

L’aspetto positivo è, evidentemente, nella decisione di creare nuove soprintendenze. In ciò è sempre qualcosa di buono perché il controllo del territorio diventa capillare a patto che, naturalmente, funzionino correttamente a cominciare dal fatto che siano dirette da soprintendenti né ad interim né asserviti al potere politico.

L’aspetto negativo, in termini più generali, è che, come invece spesso accade, questa riforma, così come la strada per l’inferno, benché lastricata da buone intenzioni di fatto sconfina in praterie di annunci e post-verità.

Il caso della Puglia in tal senso è esemplare. Secondo la precedente riforma franceschiniana, vi erano tre soprintendenze olistiche (Foggia, Bari, Lecce-Brindisi- Taranto); l’attuale riforma ha staccato la provincia tarantina dal territorio di competenza dell’ultima delle tre accorpandola alla neonata Soprintendenza per il Patrimonio Subacqueo con sede nella Città dei Due Mari. E’ nato, quindi, il primo esempio di soprintendenza Mare e Monti così come non si era mai visto fino ad ora. più strano che geniale. Quello che si può dire subito è che chi ha suggerito questa soluzione ha una completa ignoranza dell’omogeneità storico-istituzionale e artistica del territorio afferente alle tre province salentine. Vero è, però, che questa dissezione territoriale imposta dall’alto –l’ultima in tal senso sul medesimo territorio fu operata da Benito Mussolini- è la risposta sbagliata alle numerose difficoltà che la soprintendenza salentina ha avuto in tempi recenti e culminate con una nota -contestatissima e superata per l’intervento dei sindacati- di quell’ufficio ministeriale leccese (https://left.it/2019/05/14/patrimonio-darte-la-tutela-a-sorte-e-la-sorte-della-tutela/). La scelta di staccare la provincia di Taranto dal suo contesto storico e travasarla in un’altra soprintendenza sembra nascere in realtà in un clima punitivo che mortifica anche l’idea di voler risarcire (la goccia di coscienza cui si accennava all’inizio) la Città dei Due Mari per la sottrazione della soprintendenza archeologica operata qualche anno addietro in forza della riforma precedente dello stesso ministro.

 Per completare questo scenario è necessario ricordare inoltre che la soprintendenza di Foggia (nata pochi anni fa per volontà sempre di Franceschini) oggi manca di un soprintendente così come quella di Bari. Quest’ultima è retta attraverso l’interim della soprintendente di Lecce che dovrà dividersi fra i due capoluoghi; la prima, infine, è retta, pure ad interim, da Maria Carolina Nardella, attuale soprintendente archivistico e bibliografico della Puglia. L’innegabile alta formazione “archivistica e bibliografica” della dottoressa Nardella, che si dovrà dividere fra i due capoluoghi, è quanto mai lontana dai temi della tutela del paesaggio e restauro architettonico, ad esempio, tipici di ogni soprintendenza che si occupi di Archeologia, Beni Artistici e Paesaggio. A questo trionfo dell’olismo aggiungiamo, poi, l’ennesimo valzer di nomine. Fino a poche settimane fa, infatti, l’interim della soprintendenza di Bari era stato assegnato all’architetto Francesco Canestrini salvo poi passarlo all’architetto Piccarreta; il primo, nel frattempo, è stato spostato a Cosenza e ancora con un interim. Quella della città calabrese è una delle nuove soprintendenze create dall’attuale riforma Franceschini; tutto perfetto o quasi visto che l’architetto incaricato non avrà molto tempo per organizzarla in quanto dovrebbe andare in pensione a breve. Davvero, quindi, un inizio instabile per la soprintendenza cosentina tanto più se si ricorda che essa deve esercitare il controllo su un territorio che tutti sappiamo bene essere molto complesso dal punto di vista di ogni tipo di tutela. 

«La necessità di elaborare un progetto di ricostruzione del Paese non può essere separata dalla capacità di dare riscatto sociale al popolo». Così si esprime l’ex ministro MiBACT Massimo Bray. Da questa riforma (e quella delle soprintendenze più di tutto), che, tra le altre cose, considera gli edifici storici come “contenitori” e i destinatari come consumatori e clienti (alla stregua di quelli di un supermercato) anziché cittadini, questi ultimi non hanno tratto vantaggio alcuno. Basta chiedere un accesso ai documenti per rendersene conto o gettare l’occhio sul tema “opportunamente dimenticato” in alcuni casi della rotazione dei funzionari di zona all’interno di una soprintendenza, fenomeno quest’ultimo spesso causa di preoccupanti distorsioni. Provare per credere.

 

 Fonte della foto: https://www.adhocnews.it