“Il rione di Sanfrediano è ‘di là d’Arno’, è quel grosso mucchio di case tra la riva sinistra del fiume, la Chiesa del Carmine e le pendici di Bellosguardo; dall’alto, simili a contrafforti, lo

circondano Palazzo Pitti e i bastioni medicei; l’Arno vi scorre nel suo letto più disteso … Quanto v’è di perfetto, in una civiltà diventata essa stessa natura, l’immobilità terribile e affascinante del sorriso di Dio, avvolge Sanfrediano, e lo esalta. Ma non tutto è oro quel che riluce. Sanfrediano, per contrasto, è il quartiere più malsano della città; nel cuore delle sue strade, popolate come formicai, si trovano il Deposito Centrale delle Immondizie, il Dormitorio Pubblico, le Caserme. Gran parte dei suoi fondaci ospitano i raccoglitori di stracci, e coloro che cuociono le interiora dei bovini per farne commercio, assieme al brodo che ne ricavano”. Risale a quasi 70 anni fa, all’incipit delle Ragazze di Sanfrediano di Vasco Pratolini, questo meraviglioso ritratto del cuore popolare dell’Oltrarno, oggi forse l’ultima parte del centro storico di Firenze a tentare di resistere alla galoppante gentrificazione, che è poi l’espulsione dei residenti sostituti da ricezione turistica più o meno ufficiale, e dalle seconde case di facoltosi stranieri.

Così, quando, nell’agosto 2017, Lonely Planet decretò che San Frediano era il “quartiere più cool del mondo”, nelle botteghe del quartiere la battuta più gettonata era che “ci stanno prendendo per il cool”. Se lo spiritaccio sanfredianino non cede, le preoccupazioni per la tenuta civile del quartiere si moltiplicano. Mentre, in alto, si prepara lo sventramento di Costa San Giorgio, il cui grande complesso ospedaliero militare è finito nelle mani di una famiglia di imprenditori argentini del turismo di lusso, in basso sta per essere sfrattata e cancellata la storica e amatissima farmacia di San Felice in Piazza, difesa con i denti dai residenti ma destinata a diventare la hall dell’ennesimo resort a mille stelle. Si mormora che la Curia (il più grande proprietario immobiliare della città, alla faccia di sorella povertà) valuti la trasformazione in alberghi di lusso di parte del complesso della Calza e di parte del Seminario Maggiore, che si affaccia sulla piazza del Cestello. Dall’altra parte della piazza, al di là della chiesa di San Frediano, sorge la Caserma Cavalli, elegantissimo granaio tardobarocco dove generazioni di fiorentini hanno fatto la visita militare, e che ora lo Stato ha svenduto, attraverso la ghigliottina di Cassa Depositi e Prestiti, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, che la sta trasformando in un “hub di incubazione di startup” (qualunque cosa voglia dire).

Proprio sotto quella piazza, che si affaccia sull’Arno (con quel che ciò comporta in termini di acque ipogee) il Comune starebbe pensando di far scavare l’ennesimo parcheggio sotterraneo. Il condizionale si deve al fatto che, ad ogni protesta dei cittadini di San Frediano, l’amministrazione guidata da Dario Nardella si trincera dietro un curioso “è solo una ipotesi”.

Il 4 novembre scorso si è tenuta una affollatissima assemblea di quartiere convocata dal basso in cui è emerso che quell’ipotesi è profondamente incompatibile con l’idea di città di chi San Frediano lo vive ogni giorno. Durante il giorno i parcheggi a pagamento sono mezzi vuoti (come si evince dal loro monitoraggio online), mentre le auto girano senza posa per trovare un posto libero: segno che i problemi sono il prezzo della sosta, l’inadeguatezza del trasporto pubblico, la permeabilità e l’insufficienza oraria della zona a traffico limitato. Naturalmente il Comune fa sapere che una parte dei posti sarebbe riservata ai residenti, ma proprio in quell’assemblea Antonio Fiorentino ha letto la sconcertante definizione di ‘residente’ contenuta nelle Norme tecniche di attuazione del Regolamento Urbanistico fiorentino, che comprende anche “alloggi volano per il turismo, case e appartamenti vacanze, bed and breakfast, affittacamere, residenze storiche”. Questo è il punto: l’ennesimo parcheggio così concepito servirebbe solo ad aumentare i flussi turistici, la cui equiparazione per legge ai residenti è il cavallo di troia per cancellare anche solo la memoria del quartiere descritto da Pratolini.

Il combattivo popolo dell’Oltrarno non è capace di dire solo di no: il più applaudito intervento all’assemblea è stato quello di Grazia Galli che (insieme a Massimo Lensi) ha appena scritto un libro che ogni fiorentino dovrebbe leggere: La filosofia del trolley. Indagine sull’overtourism a Firenze (Carmignani editore 2019). In quelle pagine, documentatissime e assai godibili, si spiega come le maggiori città del mondo (da Londra a San Francisco a Berlino) abbiano messo in campo politiche serissime ed efficaci per salvare la loro anima da un turismo predatorio e senza governo, e si formula una serie di serissime proposte per “costruire un futuro sostenibile per tutti, anche per il turismo”. Uscirne si può, spiegano Galli e Lensi: destinando “una consistente parte dello spazio pubblico a una nuova stagione di progettualità abitative, culturali, di servizio alla cittadinanza”. Tutto, insomma, tranne che scavare l’ennesimo parcheggio da vendere in parte alle strutture ricettive e ai ricchi residenti, e da destinare nell’altra parte ai ‘residenti’ negli airbnb. Anche da come finirà la storia del parcheggio del Cestello si capirà se Firenze avrà la sorte di Venezia, o se ha ancora una possibilità di rimanere una città.

FQ  | 11 NOVEMBRE 2019