“Se non formiamo un po’ di spirito critico nei ragazzi di 18 anni non lo avranno mai ed è questo che oggi manca, è una delle ragioni del relativo, e speriamo che non cresca, degrado della

politica: è anche la mancanza di spirito critico rispetto a quello che ci accade intorno”. Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, parla nella solenne Sala Azzurra della Scuola Normale di Pisa (che ha diretto per 11 anni) dell’importanza della cultura umanistica, di cui la Toscana è un po’ la capitale.

È l’inizio del documentario #Toscana, il terzo della serie Italia.doc (dopo #Sardegna e #Lombardia), i video reportage sulle regioni italiane realizzati dai giornalisti de Il Fatto Quotidiano con Loft Produzioni, il ramo di produzione televisiva della Società Editoriale Il Fatto. Il docu-reportage, realizzato da Matteo Billi e Giorgio Meletti con la collaborazione di Francesco Selvi e grazie alle immagini di Stefano Dell’Aquila e Ram Pace, sarà disponibile in esclusiva su www.iloft.it e su app Loft a partire da oggi.

Mescolandosi alla folla dei visitatori in piazza dei Miracoli, Settis ragiona su opportunità e rischi del turismo usa e getta: “Il turismo di per sé non è nemico dei beni culturali, non è nemico della tutela, bisogna però che sia regolato. Non possiamo immaginare che le città turistiche siano abitante da un esercito di cuochi, camerieri, portieri d’albergo. L’Italia non è questa”.

Sicuramente a Prato c’è l’Italia di Marco Wong, imprenditore cinese di seconda generazione. La sua famiglia ha aperto il primo ristorante cinese a Prato. Oggi è consigliere comunale ed è un esempio di integrazione: “Mi sono laureato in Ingegneria a Milano, ma poi ho deciso di proseguire l’attività di famiglia a Prato. I cinesi possono e devono integrarsi rispettando le leggi e le regole di chi li ospita. Per questo Prato è un laboratorio a cielo aperto”.

A Piombino sono arrivati invece gli indiani della Jindal, toccherebbe a loro provare a far ripartire la storica acciaieria dove lavorava il nonno di Fabio Mussi. Cresciuto vicino al recinto della fabbrica, laureato alla Normale, enfant prodige dell’intellettualità comunista e politico di lungo corso, Mussi osserva il rovesciamento della storia: “A Piombino se me l’avessero detto tempo fa avrei risposto che c’era la stessa probabilità che mi colpisse un meteorite. Ma alle ultime elezioni amministrative ha vinto un sindaco di Fratelli d’Italia”.

È cambiato tutto: “Andavi nei bar, per strada, c’era la politica, tutti parlavano di ciò che succedeva nel mondo. L’avvento dei social network è come la peste di Boccaccio, bisogna ritirarsi e raccontarsi favole per un po’ e poi passa. Un disastro. È per individui totalmente de-socializzati”.

A Carrara, Gualtiero Vanelli, imprenditore-artista del marmo, racconta una storia inversa, il lento cammino dei cavatori dall’istinto anarchico alla cooperazione. E nel delicato equilibrio tra economia, paesaggio e politica si è calata Anna Marson, docente di urbanistica all’Università di Venezia, dal 2010 al 2015 assessore regionale e artefice di un controverso piano paesaggistico regionale. Per lei il paesaggio toscano è un capitale prezioso ma anche in pericolo: “Il fatto che si facciano i piani paesaggistici significa che c’è la percezione che non basta più la sensibilità del proprietario dei terreni”, e però “credo anche che la cosa più importante sia davvero la consapevolezza diffusa”.

Per Ettore Ciancico, piccolo viticoltore artigianale del Valdarno di Sopra, il tema centrale del settore è l’innovazione: “Il mondo è pieno di vini ottimi, cioè non pensiamo al nostro mercato, alla nostra Italia e alla nostra Toscana come se fossimo gli unici. Se noi continuiamo a offrire lo stesso prodotto da 40 anni, il mercato invece cambia. E quando un sistema comincia a essere logoro devi innovare”.

 

Il Fatto Quotidiano,18 ottobre 2019