La Calabria come certificano gli ultimi dati di Eurostat, è la regione più povera d’Italia, i cittadini calabresi hanno un reddito medio di 17.200 euro che equivale al 57% di quello medio nazionale.

La disoccupazione giovanile è fra le 10 più alte fra le 280 regioni europee con il 52.7%, mentre è l’undicesima percentuale più alta d’Europa, il 21.6, anche per quanto riguarda la disoccupazione della popolazione fra i 15 e i 74 anni. La Calabria ha la seconda percentuale, il 36.2, di “Neet” (Not in education, employment or training) ovvero giovani che non studiano, non lavorano e non seguono nessun percorso di formazione. La Calabria è, inoltre, in fondo a tutte le classifiche per l’istruzione, la qualità della vita nelle città, i trasporti, la sanità, la tutela dell’ambiente, del mare, dei paesaggi agrari e del patrimonio culturale dell’Europa a 27. La Calabria è quasi del tutto perduta.

Sarebbe spettato alla classe dirigente politica far uscire la regione da questa disperata e disperante situazione proponendo ed attuando un progetto complessivo di sviluppo economico, sociale e culturale. Questa classe dirigente di centrodestra e di centrosinistra, è evidente ormai a chicchessia, non è capace di farlo e deve sapere, una volta per tutte, che è venuta meno al suo compito fondamentale e, quindi, deve farsi da parte. Bisogna, però, che i calabresi comprendano, anche, che la terribile responsabilità di far parte di una società profondamente malata non può essere solo della politica e della classe dirigente di questa regione, ma è di noi tutti, della cosiddetta “società civile” che nulla, o troppo poco, ha fatto per scrollarsi di dosso questo giogo. Abbiamo concorso tutti noi ad eleggere i rappresentanti calabresi nelle istituzioni e nessuno può dirsi incolpevole. Abbiamo eletto un ceto dirigente che, negli ultimi decenni, è stato, prevalentemente, impegnato a creare alleanze trasversali finalizzate al lucro, un ceto che si è rivelato del tutto privo di pensieri forti, privo di un’idea di come possa essere il futuro di una regione. Privo di un’idea di Calabria. Si è condannata un’intera popolazione ad una condizione di rassegnazione e di avvilimento per decenni, per generazioni. Le lotte e le sofferenze dei nostri padri, dei nostri nonni, dei nostri bisnonni per il riscatto di questa terra non sono valse a nulla, sono state vanificate da discendenti inetti e corrotti. La fame, la povertà, le emigrazioni di massa dei nostri ascendenti si sono rivelati patimenti inutili a causa della vergognosa inanità ed incapacità dei loro miserevoli eredi.

Questa regione avrebbe, dunque, bisogno urgente di una “Idea di Calabria”, avrebbe bisogno di una classe dirigente in grado di farla rinascere dalle sue ceneri ed, invece, lo scenario politico calabrese si presenta, quasi a ridosso delle elezioni regionali, nelle seguenti disdicevoli condizioni: due autocandidati del ceto politico come Oliverio ed Occhiuto che correranno senza l’appoggio dei loro partiti o delle loro coalizioni, un altro autocandidato ex dirigente regionale della Protezione civile, mentre la Lega, il Pd ed il Movimento 5stelle ed i partiti della Sinistra non hanno ancora avanzato la loro proposta.

Questo desolante panorama mi induce ad avanzare qui la proposta di costruire un innovativo patto civico fra partiti e movimenti che abbia al centro della sua azione politica la realizzazione di un programma ambientalistico che presupponga il restauro dei nostri territori, ricchi di biodiversità agricole e di patrimoni culturali. Un patto civico guidato da una personalità che non provenga dal ceto politico, che non abbia ricoperto cariche pubbliche di rilievo e che non vi sia mai stata candidata, una personalità che sia stata in prima linea nelle battaglie per l’ambiente e che abbia la volontà e la competenza per risolvere l’altro punto dolente della nostra regione: la sanità.

Un programma che abbia come asse portante un immenso, capillare restauro dei territori che provi a dare armonia al nostro complesso e frammentato tessuto insediativo agrario ed urbano. Un gigantesco e capillare piano di risanamento del territorio, del mare, dei boschi, dei campi, dei fiumi e delle coste che impegni, da subito, alcune migliaia di giovani nel gestire terreni abbandonati o incolti, nel piantare alberi, rifare gli argini dei torrenti, allestire laghetti artificiali per la pesca, prevenire e spegnere gli incendi, ripulire le spiagge, i siti archeologici, i monumenti, ristrutturare le case dei Centri storici e dei paesi abbandonati riportandoli alla vita. Una sorta di “New Deal” fondato sul restauro dei paesaggi naturali e storici, dei paesaggi agrari e di quelli urbani che, riassumendo e semplificando, si possa chiamare “New Deal della cultura e dell’agricoltura”.  

Il Mezzogiorno e la Calabria, come scrive Tonino Perna, già oggi contribuiscono alla riduzione della CO2 più del resto dell’Italia, per il più basso livello dei consumi e di produzione industriale, ma anche grazie alla presenza di Parchi nazionali e regionali, ricchi di biodiversità e di superficie boscata, che rappresentano, rispettivamente, il 40 e il 65 per cento della superficie totale dei Parchi naturali nel nostro paese. Aggiungo che la Calabria è la seconda esportatrice di energia pulita in Italia, ma non ne trae alcun beneficio –ha, anzi, la bolletta più alta- anche perché le risorse produttive, i laghi ed i fiumi calabresi, sono state vendute a multinazionali che non pagano alcuna royalty. 

Si deve costruire un vero “New Deal” che porterebbe ad una piena e vantaggiosa conversione ecologica della regione e, allo stesso tempo, impiegherebbe in lavori qualificati decine di migliaia di giovani agronomi, geologi, architetti, archeologi, restauratori, geometri, informatici, economisti, tecnologi, imprenditori edili ed agricoli, ingegneri et cetera, non più condannati all’emigrazione forzata. Per progettare e mettere in atto questo programma si deve stringere, fra forze politiche di diversa estrazione, un patto civico e presentare un candidato che si prefiggano lo scopo di non chiedere più assistenza, ma di far partire, proprio dalla regione più povera d’Europa, un ambizioso progetto rivolto alla sua radicale riconversione ecologica ed al riequilibrio del tessuto sociale ed economico calabrese.

 

Quotidiano del Sud, 17 ottobre 2019