Come eravamo. Col ritorno di Dario Franceschini è come se nulla nei Beni Culturali e Paesaggistici fosse avvenuto nel frattempo. Col
riaccorpamento del Turismo ai Beni Culturali (anziché allo Sviluppo Economico, come chiede Italia Nostra) torniamo pari pari agli schemi di Renzi, a cui le Soprintendenze facevano ribrezzo e la tutela anche peggio, volendo trasformare i musei, a partire dagli Uffizi, “in macchine da soldi”. Santa ignoranza: lui, come Franceschini, all’epoca suo fido, non sapevano che il Grand Louvre era in passivo per metà del proprio bilancio (il resto ce lo mette lo Stato) e che il Metropolitan Museum si trovava in stato pre-fallimentare. Ma dove vivono, o meglio dormono, i 5 Stelle, gli esponenti di LeU o di altre sinistre al governo?

All’epoca, Franceschini aveva lasciato (diciamo così) Bersani per Renzi lanciandolo al potere. Oggi ha lasciato Renzi per Zingaretti. Questi gli unici indubbi meriti politici. Nelle ultime elezioni comunali infatti, mentre Delrio si difendeva bene a Reggio Emilia e Richetti a Modena, lui ha perso clamorosamente Ferrara (a vantaggio di un candidato leghista da raccapriccio) e due antiche roccheforti della sinistra come Copparo e Lagosanto. Una disfatta. Meriti politici, quindi, sottozero. E quelli del passato ministeriale? Ha gettato in discarica alcuni dei valori fondamentali, anzi dei vanti, della cultura italiana e cioè:

1) ha tagliato con l’accetta l’unicità di tutela e valorizzazione creando caos gestionale e un indebolimento della tutela;

2) ha staccato in modo assurdo Territori e Musei, negato il valore stesso di “contesto”, creato una separatezza fra scavi (Soprintendenze) e loro risultati (Musei);

3) non ha saputo, o voluto, recuperare granché del salasso berlusconiano dei fondi statali per Beni culturali e paesaggio, precipitati dallo 0,39 dei governi D’Alema/Amato allo 0,19 di Berlusconi e risaliti sì e no con lui allo 0,25…

4) ha fatto bassa macelleria delle Soprintendenze, unificandole come aveva fatto il fascismo nel 1923;

5) ha infierito con l’accetta sulla Soprintendenza archeologica autonoma di Roma creata dal ministro Veltroni per servire uno spezzatino senza senso moltiplicando scartoffie, confini e difficoltà;

6) ha creato un Parco del Colosseo che mette insieme la Domus Aurea neroniana e il Palatino dove nacque Roma, figuratevi la coerenza scientifica;

7) ha lasciato le Soprintendenze in ombra e con mezzi scarsi nel post-terremoto 2016-2017 di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto, Visso, ecc., accettando supinamente che il direttore generale del Mibact, Antonia Pasqua Recchia, non facesse puntellare nulla. E in tal modo le successive scosse e la grande nevicata del gennaio 2017 hanno completato il disastro. Renzi-Franceschini si sono comportati in modo opposto a Prodi-Veltroni del 1997 in cui tutto, anche di notte, venne puntellato, salvando la Basilica Superiore di Assisi;

8) quel misero 4 per cento di ricostruzione di Amatrice nasce da lì, dall’emarginazione dei tecnici veri, dalla scarsità dei fondi e dei mezzi tecnici impiegati, in ritardo per di più.

E ora un ministro di questo inossidabile valore, e forse il più importante della delegazione Pd – con quei risultati tecnici ed elettorali (da scappare all’Elba se non a Sant’Elena) –, torna a darci lezioni di bravura. Magari con Salvo Nastasi come capo di gabinetto? Col suo fido giurista Lorenzo Casini (di recente ha lodato la capacità di tutela dei musei… Ma quale?) magari sottosegretario, in modo da non avere fastidi al Collegio Romano? Cinque Stelle e LeU dove siete? Soprattutto dove dormite?

 

FQ  | 11 SETTEMBRE 2019