I recentissimi casi della realizzazione sventata in extremis di un Mc Donald’s nell’area archeologica delle Terme di Caracalla e del divieto di sedersi sulla scalinata di Trinità dei Monti

offrono l’occasione per tentare una volta per tutte di analizzare la drammatica situazione in cui versa da tempo il Centro Storico di Roma, per molti versi paradigmatica dell’analoga condizione che investe diverse altre città italiane.

Premetto alcune indispensabili considerazioni per inquadrare la situazione. Il Centro Storico di Roma è il più grande Centro Storico del mondo: al proprio interno potrebbe contenere l’insieme dei Centri Storici delle più grandi città italiane. È una città nella città che ospita la più alta concentrazione al mondo di beni storici, artistici, archeologici e architettonici. È una città nella città che l’Unesco nel 1980 ha interamente dichiarato “Patrimonio dell’umanità”. È un patrimonio che per la collettività umana, e non solo per i Romani, rappresenta un incomparabile valore culturale e sociale, giunto a noi in eredità attraverso quasi 3.000 anni di storia.

Oggi è un patrimonio che l’umanità rischia di veder irrimediabilmente compromesso a causa di una vera e propria emergenza da “codice rosso”: una devastante situazione di degrado e illegalità che è fuori da ogni controllo e che si sta diffondendo con una velocità impressionante. Una situazione che non solo è assurta a caso quotidiano di cronaca e riprovazione attraverso i media italiani, ma è da tempo diventata l’oggetto di una vera e propria campagna di aspra denuncia anche a livello internazionale, al punto addirittura da invocare la stessa Unesco ad adottare un procedimento shock: l’esclusione del Centro Storico di Roma dal riconoscimento di “Patrimonio dell’umanità”.

L’assalto devastante di esercizi commerciali incompatibili con il contesto, che impropriamente, abusivamente o illegalmente si radicano e si diffondono senza alcun controllo: dai bazar di paccottiglia per turisti ai mini-market, fino alla tentacolare somministrazione “artigianale” (!) di cibi, bevande e alcolici, spesso controllata dalla malavita organizzata attraverso attività di ristorazione “mordi e fuggi”, finte gallerie e librerie, pseudo circoli associativi, ecc. L’occupazione abusiva degli spazi pubblici da parte di dehors, tavolini, arredi commerciali, bancarelle suk e camion-bar, associata all’occupazione selvaggia di strade e piazze da parte di una movida sempre più invasiva e di un flusso ininterrotto non regolamentato di automezzi per carico-scarico merci e di bus turistici killer che, per rispettare i folli tempi di marcia imposti dalle agenzie di viaggio, sono causa anche di incidenti mortali. Ed ancora: l’esponenziale diffusione di commercio e “servizi” ambulanti abusivi e aggressivi; l’impressionante proliferazione di bed & breakfast non autorizzati; la speculazione edilizia e commerciale che insidia e soppianta le librerie, i cinema, i teatri storici e gli esercizi di qualità. Il tutto in presenza di un sistema di traffico e mobilità assolutamente irrazionale e fuori controllo e di un irresponsabile sistema di raccolta dei rifiuti che ha trasformato monumenti, fontane, strade, vicoli e piazze in vere e proprie discariche a cielo aperto.

Questa finora incontrastata situazione di degrado e illegalità del Centro Storico romano ha subito negli ultimi anni un’escalation impressionante, producendo effetti dirompenti che rischiano di diventare irreversibili: la condizione di non tutela per il suo immenso patrimonio di beni culturali; lo stravolgimento nel profondo del suo tessuto urbano e sociale; lo snaturamento delle sue storiche vocazioni e destinazioni d’uso; l’inesorabile processo di espulsione dei suoi abitanti (più di 25.000 residenti negli ultimi 10 anni).

Questa situazione emergenziale non ha mai trovato adeguato riscontro – nè a livello percettivo, nè a livello operativo – da parte delle classi politiche che hanno amministrato la città negli ultimi decenni e che, per diversi aspetti, ne sono state anche direttamente causa.

Ora non è più possibile indugiare, ora è il momento di intervenire. Non certo con meri e per molti versi limitati, inadeguati ed anche peggiorativi interventi tampone, ma dando prova responsabilmente di capacità “politica” e facendosi carico di un organico piano operativo di intervento che contempli l’effettivo ed efficace esercizio di un imprescindibile dovere istituzionale: il ripristino delle fondamentali condizioni di legalità, vivibilità, decoro e salvaguardia necessarie per tutelare e valorizzare il “Patrimonio dell’umanità” di più alto valore storico, sociale e culturale al mondo.

Questa situazione drammaticamente emergenziale ha spinto il sottoscritto e i suoi studenti della Facoltà di Architettura della Sapienza a condurre il primo “Censimento-inchiesta sul degrado e l’illegalità del Centro Storico di Roma”: le risultanze di questa indagine sono impietose e rilevano per la prima volta sistematicamente il complesso delle diverse ma interagenti criticità che affliggono il Centro Storico. Ne richiamo soltanto alcune.

Per far questo è indispensabile la volontà e la capacità politica di tentare di disinnescare il distorto e dissennato modello di sviluppo urbano del Centro Storico imperniato sulla sua mercificazione e sulla sua prostrazione agli interessi speculativi di lobbies sempre più agguerrite e ad un turismo “mordi e fuggi” che non apporta adeguata ricchezza e qualità alla comunità romana, caratterizzandosi sovente anche per inciviltà di atti e comportamenti.

In questa di certo auspicabile ma realisticamente remota prospettiva di un nuovo e più equilibrato, compatibile e sostenibile modello di sviluppo urbano, occorre tuttavia affrontare l’immediato con estrema prontezza e risolutezza. Attraverso l’indispensabile costituzione di una task force in grado di fungere da subito quale cabina di indirizzo, di regia e di controllo per attivare, coordinare e gestire politiche e azioni mirate, tempestive ed incisive per fronteggiare a tutto tondo questa situazione, supplendo all’assenza totale ormai più che trentennale di una politica per la salvaguardia e la riqualificazione di questo immenso patrimonio. Un tavolo operativo “emergenziale”, diretto da una figura di consolidato impegno e di provata competenza nella tutela della cosa pubblica ed anche nel contrasto alla malavita organizzata (Cantone, che ha lasciato l’ANAC?), incardinato presso il MiBAC e partecipato dalla Soprintendenza, da Roma Capitale, dai Municipi competenti e dalle Forze dell’ordine, dotato di poteri tecnici e amministrativi speciali per la salvaguardia del Centro Storico. Con un primo fondamentale compito: rendere esecutivo il Piano di Gestione Unesco già approvato nel 2016 dal Commissario Straordinario di Roma Capitale, uno strumento strategico e di coordinamento operativo che definisce gli obiettivi da conseguire e che individua le azioni e le modalità attuative da intraprendere al fine di promuovere progetti ed interventi organici di conservazione, tutela e valorizzazione coordinati e condivisi dai diversi attori operanti nel territorio.

Un SOS, dunque, lanciato come ultimo disperato tentativo ad una costituenda task force dotata di una chiara e imprescindibile volontà e capacità politica e tecnica di perseguire un principio fondamentale che la nostra stessa Costituzione sancisce: la salvaguardia e la corretta valorizzazione del patrimonio culturale, di cui il Centro Storico di Roma è una delle più alte espressioni al mondo. Anteponendo fortemente questo principio superiore a qualsiasi altra forma di interesse economico e non. Prima che sia troppo tardi.

* Professore della Sapienza Università di Roma e Presidente onorario di una delle più importanti associazioni civiche del Centro Storico di Roma.

(20 agosto 2019)