Sig. Ministro,

la politique d’abord in questo caso, come del resto in molti altri nella storia recente di questo paese, ha condizionato la sua azione al punto tale da portarla ad emanare in fretta e furia due Decreti di riorganizzazione il 13 agosto chiedendo a noi parti sindacali di fornire un parere entro

ferragosto, in modo tale da giustificare una premessa dei suoi decreti doverosa solo per legge, quale quella che prevede il “sentite le Organizzazioni Sindacali”. E, subito dopo, divulgare un video propagandistico che mette in evidenza le conseguenze della rottura del patto di governo, facendo intravvedere meraviglie per il personale del Ministero, messe in discussione dalla crisi, quasi a lanciare a noi un segnale per tenerci buoni. Non faccia propaganda sulle assunzioni, i numeri non bastano a giustificarla, e questi nuovi reclutamenti sono solo un esercizio parziale quanto dovuto per evitare il definitivo tracollo organizzativo, vista la media anagrafica e la consistenza delle uscite per cessazione.

Vede, sig. Ministro, noi non barattiamo. Noi contrattiamo ed affidiamo alla contrattazione le istanze più nobili che nei servizi pubblici devono sempre coniugare i diritti dei lavoratori con quelli dei cittadini, in questo caso sanciti dall’articolo 9 della Costituzione. E certamente non baratteremo il giudizio su una riforma della riforma che, nella emanazione di questi Decreti, rivela la sua profonda debolezza ed incapacità di un serio progetto di riorganizzazione.

Vede, sig Ministro, pur nella nostra non condivisione di fondo all’impianto proposto, noi avevamo apprezzato la sua disponibilità al dialogo ed al confronto, in particolare sulla fase applicativa del DPCM ritenendo che in quella fase avremmo avuto la possibilità perlomeno di attenuare alcuni effetti perversi contenuti nel DPCM, effetti che invece si rivelano in tutte le loro connotazioni deleterie. In un colpo solo si è sterilizzato il metodo del confronto democratico, che aveva iniziato a prender forma persino nel Consiglio Superiore, e si è prodotto un assestamento burocratico che semplicemente peggiora le già disastrate premesse prodotte dal suo predecessore.

La sua gestione di questo Ministero si sta rivelando, e non solo per colpa della imminente crisi di governo, come una sequela di promesse mancate. Di cui noi siamo testimoni diretti: aveva annunciato che i nuovi Direttori dei Musei autonomi sarebbero stati selezionati con i criteri dei pubblici concorsi e nulla è avvenuto di nuovo, anzi si è addirittura utilizzata una delle normette per cui andava famoso il suo predecessore che prevede il rinnovo degli incarichi per altri quattro anni, senza che vi sia addotta alcuna motivazione  e  noi siamo assolutamente curiosi di vedere in sede di valutazione dell’operato dei dirigenti confermati quali sono gli obiettivi raggiunti. Aveva annunciato il ritorno delle Biblioteche storiche annesse ai circuiti di valorizzazione e invece ritroviamo la BIASA ancora affidata all’ex Polo Museale laziale e così certamente sarà per le altre Biblioteche storiche annesse ai Musei autonomi. Perpetuando un vero e proprio delitto contro il patrimonio culturale di cui lei, in tal modo,  si rende corresponsabile.

Invece una promessa mantenuta è l’abbattimento del Parco dell’Appia Antica, operazione con la quale si è solo colpito l’anello debole di una catena senza intaccare per nulla gli effetti di un delitto perpetrato ai danni del patrimonio archeologico romano che continua a rimanere frammentato e sparso in differenti istituti, in grado solo di perpetuare per un biennio una guerra civile inutile per la definizione di logistiche strutturalmente insufficienti. Con che cosa verrà sostituito, con il Museo del Vittoriano? Che senso avrà questa operazione, se non  quella di mortificare uno straordinario territorio in nome di una ritrovata ed incomprensibile operazione del tutto celebrativa dell’identità nazionale? 

Lo stesso potremmo dire per l’abolizione degli altri Musei autonomi, dei quali solo per Villa Giulia si prefigura, ma si demanda ad una successiva fase, una soluzione di ricomposizione di quel territorio archeologico sconvolto dallo tsunami Franceschini. Ci domandiamo che senso ha invece l’accorpamento della Galleria dell’Accademia con gli Uffizi, se non quello della fagocitazione organizzativa.

Per il resto questi decreti hanno semplicemente confermato le peggiori previsioni: il territorio perde dirigenti a favore del centro che  ormai ha assunto dimensioni stratosferiche, la distribuzione dei dirigenti non muta lo squilibrio operato verso i settori della Biblioteche e degli Archivi, nulla muta nella geografia delle SABAP, le famose Reti museali producono ulteriori improbabili accorpamenti ed ampliamenti di ambiti territoriali, mentre potevano essere una utile opportunità di rivedere il sistema museale sulla base di affinità dei percorsi culturali, rimane l’incredibile assoggettamento gerarchico degli Archivi di Stato alle Soprintendenze Archivistiche e spicca addirittura l’accorpamento incomprensibile sul piano organizzativo e scientifico dell’Archivio di Stato di Palermo con la Soprintendenza Archivistica.  Per finire ai Segretariati distrettuali che si dovranno occupare di territori sempre più vasti, a sancire un ulteriore gravissimo arretramento dello Stato dalla gestione della tutela del patrimonio storico culturale i cui effetti si vedranno meglio nell’arrembante logica dell’autonomia differenziata.

Vede, sig. Ministro, noi non sappiamo quale esito avrà la crisi di governo e se al suo posto subentrerà un nuovo esponente politico che magari costringerà noi e la stressata macchina ministeriale ad un nuovo faticosissimo esercizio di applicazione di schemi ideologici, ma se l’emanazione di questi decreti era mirata a frenare nuove spinte “riformatrici”, allora ci ripensi, fa sempre in tempo a far ripartire il confronto democratico con noi e con il mondo della cultura che assiste sempre più sgomento a inaccettabili spettacoli mortificanti per tutto quello che il nostro inestimabile patrimonio rappresenta.

Distinti saluti

Claudio Meloni

FP CGIL MiBAC