Dopo venti anni il Lazio ha il suo Piano territoriale paesistico regionale, uno strumento per la gestione e la tutela del territorio. Ma è subito polemica con il Ministero dei Beni culturali che annuncia di impugnare il provvedimento perché, come scritto su questo giornale da Tomaso

Montanari, non sono state tenute in considerazione le 445 criticità segnalate dalle Soprintendenze, veri “scempi territoriali” per Montanari. Oltre alla mancata “tutela” del centro storico di Roma. “Nel Lazio si volta pagina compiendo un salto di qualità in un settore strategico per lo sviluppo del nostro territorio consentendo di soddisfare le richieste di amministratori locali, operatori economici, associazioni ambientaliste e cittadini”, spiega invece il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Ma dal ministero arrivano, appunto, i malumori per la scelta dell’approvazione “unilaterale” senza informare il Mibac né tenere conto delle 445 criticità segnalate dalle Soprintendenze.

Così Montanari ha scritto sull’edizione del Fatto di lunedì scorso: “La cosa ha del clamoroso, anche perché nel 2013 il governatore del Lazio firmò un protocollo di intesa con l’allora ministro per i Beni culturali Massimo Bray in cui si impegnava a collaborare per adeguare il Piano al Codice dei Beni culturali: quel governatore era già Nicola Zingaretti. Per fortuna il direttore generale delle Belle Arti, Archeologia e Paesaggio Gino Famiglietti (che, per disgrazia del Paese e gioia dei palazzinari, va in pensione dopodomani) si è accorto della mina innescata, e ha scritto una lettera ufficiale al ministro Alberto Bonisoli (nella foto) per informarlo che, con l’approvazione del Piano, la Regione Lazio viola “il principio di leale collaborazione tra istituzioni, e soprattutto violerà la legge. Dal 2008, infatti, il Codice dei Beni Culturali (articolo 135, comma 1) proibisce alle Regioni di pianificare da sole (cioè senza il Mibac) proprio riguardo ai vincoli sul paesaggio”.

 

 

FQ, 3 Agosto 2019