La località calabra si spopola come l’intero Meridione. Ma il medico Raffele Leuzzi prova a rilanciare il borgo con un albergo diffuso: “Ho perso circa 500mila euro ma non mollo e vado avanti” 

Il gusto del luogo che ha un’anima, una storia e un’identità. La passione per i borghi e per il cibo che prima di tutto deve essere sano e poi buono. Un turismo sostenibile che non deve costruire nulla ma ristabilire la bellezza che aveva un tempo, riportare agli antichi splendori quelle case fatte in pietra con vista sul mare o verso la montagna.

Fiumefreddo Bruzio è un paesino calabrese di tremila abitanti, nel basso Tirreno cosentino. Di questi, meno di 300 vivono al borgo, arroccato fin quasi alla cima del monte Cocuzzo. Un paesino dentro il paesino che sembra un balcone a strapiombo sul mare e che, dal 2005, è entrato nel club dei 100 borghi più belli d’Italia. I viottoli dove si cammina solo a piedi, stradine strette che si incrociano e che portano al Castello Della Valle dove,a fine luglio, c’è stato il Festival della formazione e dell’apprendimento continuo “Maestri fuori Classe”, un progetto voluto da “Creo Italia” e dal suo presidente Francesco Marino che ha trasformato Fiumefreddo in “uno spazio fisico e mentale aperto al dialogo e al confronto”.

Costruito nel 1200 sulle basi di una torre normanna e poi distrutto dalle truppe napoleoniche all’inizio del 1800, il castello oggi è stato dichiarato “Monumento contro tutte le guerre” proprio perché semidiroccato. Dopo il restauro è accessibile nei sotterranei dove il pittore Salvatore Fiume a metà degli anni ‘70 ha dipinto “La Stanza dei desideri”, un capolavoro con il quale l’artista siciliano ha voluto dare il suo contributo per rivitalizzare un centro storico che si stava spopolando.

Un centro storico che rientra a pieno titolo in quel fenomeno di emigrazione fotografato nei giorni scorsi dal rapporto Svimez secondo cui dal 2012 al 2017 oltre 2milioni di persone hanno abbandonato il Sud per andare verso il Centro-Nord o all’estero.

Chi sta facendo il contrario, cercando di invertire la rotta e dare una mano a Fiumedreddo è l’oncologo Raffaele Leuzzi, un “visionario” che diversi anni fa, attraverso l’associazione “Le donne scelgono”, aveva tentato di realizzare proprio lì un centro per la diagnosi precoce del cancro alla mammella. Un ambulatorio dove le donne potevano essere visitate gratuitamente e che, come accade spesso, non trova futuro in una regione dove le regole sono sempre più complicate dei problemi da affrontare.

Da qui è partita l’idea della cooperativa di comunità “Borgodifiume” che gestisce la “Residenza”, un palazzo non ristrutturato ma restaurato. “Ci ho messo – spiega Leuzzi – due anni a togliere tutto l’intonaco che c’era”. Oggi quel palazzo è collegato ad altri piccoli appartamenti: è l’albergo “diffuso” gestito da sei ragazzi che, in questo modo, hanno deciso di non emigrare lavorando anche al “Convivio”, un’osteria dedicata a chi ama mangiare e bere bene. Originario di Delianuova, Leuzzi vive e lavora da anni a Roma. Aveva lasciato la Calabria quando aveva10 anni. Erano altri tempi. Uno zio sequestrato dalla ‘ndrangheta che minacciava anche la sua famiglia perché non pagava la mazzetta. “In tutto questo progetto – dice Leuzzi – ci ho rimesso 400-500 mila euro ma con ‘Convivio’ e con la ‘Residenza’ adesso lavorano sei ragazzi. È un’ urgenza civile, sociale ed economica perché si ricostruisce una comunità che si è dispersa e che ha abbandonato i borghi. È nuovo modello di sviluppo economic sostenibile”.

“Adesso – aggiunge Leuzzi – non ho ancora raggiunto la parità di bilancio per mantenere gli stipendi ai ragazzi. Diciamo che mediamente vado sotto di 2mila euro al mese. Molti mi chiedono chi me l’ha fatto fare: rispondo sempre che è stato mio padre. Lui mi ha insegnato a non avere debiti né affettivi né economici con questa terra. Prima di morire mi ha detto di fare qualcosa per la regione dove sono nato. Da lì è nato questo fare pace con la Calabria. Qui è stata uccisa la speranza per i giovani e per questo sono andato alla ricerca della bellezza che è nell’entroterra, non nella cementificazione della costa e nel turismo balneare”. Un concetto più ampio, stimolato dalle letture dallo storico dell’arte Salvatore Settis: “Lui dice che la distruzione del paesaggio è una bomba ad orologeria. Distruggere l’agricoltura significa che questo giacimento che ha la Calabria verrà disperso”. Ecco perché, secondo il senologo, il progetto della “Residenza” e del “Convivio” è una sorta di “presidio umano” che mentre ricostruisce la comunità che ripopola il borgo, “presidia, tutela e valorizza la bellezza”.

“Un contadino che ti da mangiare non è bellezza? – si domanda – Io ci sto rimettendo economicamente tanto, ma ci credo e ogni 15 giorni prendo la macchina e vado in Calabria a cucinare e riporto quella che era l’esperienza di mia madre”. Tanti libri sul cibo li ha scritti il più importante antropologo italiano, Vito Teti, da cui Leuzzi ha maturato la convinzione che “i borghi devono riprendersi la loro identità senza essere stravolti a fini commerciali e turistici”.

“Ecco perché – conclude il medico – voglio che la gente arrivi a Fiumefreddo e non si senta un turista ma un residente temporaneo. Nel momento in cui arrivi, io ti introduco nella comunità. Ci sarà una persona del posto che ti fa la visita guidata, che ti racconta la bellezza del pittore Salvatore Fiume, del castello e delle chiese. Ti fa vedere i vicoli e la bellezza del borgo. La gente viene accolta da una figura che è quasi un tutor. E mentre entri nella comunità, fai un’esperienza col cibo che è nuova rispetto al cibo commerciale perché di ogni prodotto ti dico la provenienza. La valorizzazione del territorio è l’unica cosa che ci potrà salvare e potrà salvare le nuove generazioni”.

 

FQ, 5 Agosto 2019