Prosecco – Nell’area patrimonio dell’umanità arriva il primo via libera a nuovi disboscamenti 

Quando il 7 luglio scorso arrivò dall’Azerbaijan, la notizia che l’Unesco aveva riconosciuto le colline trevigiane, da Valdobbiadene a Conegliano, patrimonio paesaggistico dell’umanità, la
nomenklatura politica ed economica del Veneto fece festa, per le nuove prospettive che si aprivano al business del prosecco. Ma il giorno dopo, 8 di luglio, qualcuno ha alzato i calici anche a Premaor, frazione di Miane, uno dei comuni della core zone, il cuore del sito meraviglioso. All’indomani dell’evento fortissimamente voluto dal governatore Luca Zaia, la ditta agricola Chech Stella Antonia, proprietaria di un ettaro in area sottoposta a vincolo idrogeologico, ha ottenuto dalla Regione una preziosissima autorizzazione. Può abbattere un bosco per impiantare un vigneto. Via le piante, su i filari. Con una miracolosa moltiplicazione di valore, come spiega il consigliere regionale Andrea Zanoni del Pd. “Un appezzamento di 8.140 metri quadri coltivato a bosco vale diecimila euro, con il prosecco, in piena area Docg, il valore sarà di 500 mila euro”.

La richiesta dell’azienda risale al 22 novembre 2018. Poi un iter complesso che ha coinvolto Comune di Miane, Pianificazione Territoriale della Regione Veneto, Unità Forestale Est della Regione, Soprintendenza alle Belle Arti (con silenzio-assenso), Genio Civile e Agenzia regionale per l’ambiente. Tutto regolare, il permesso è stato dato, con prescrizioni: pali in legno di castagno, piante di mitigazione, cautela nello sbancamento… “Con quello che è successo l’anno scorso, 28 mila ettari di bosco distrutti dall’uragano, la giunta Zaia dovrebbe tutelare i boschi, non contribuire a distruggerli. Il governatore e l’assessore Gianpaolo Bottacin fermino tale scempio in zona protetta dall’Unesco”. E così quel piccolo ettaro è diventato un simbolo, dopo che una decina di giorni fa il consiglio regionale ha già autorizzato la ristrutturazione dei casolari in zona protetta e in deroga alle norme urbanistiche per farne strutture alberghiere diffuse. Adesso, in nome del prosecco, verrà sacrificata un’altra fettina di bosco e 500 ambientalisti hanno sfilato l’altra sera davanti a noci e castagni, protestando contro Zaia e Lega Nord.

Apriti cielo. Si è scatenata l’ira dell’assessore Bottacin, la cui moglie – la deputata leghista Angela Colmellere, diventata famosa per le foto elettorali con la pistola – è stata sindaco di Miane fino a due mesi fa. Quattro comunicati in quattro giorni trasudano indignazione. Per dire che Zanoni mente. Che la Regione “non ha autorizzato il disboscamento di seimila ettari (in realtà è uno solo, ndr) di alberi per far posto a un vigneto in area Unesco”. Che “si tratta solo del recupero di coltivazioni già presenti”. Che di boschi ce ne sono troppi. Che le autorizzazioni non le danno gli “organismi politici”, ma le strutture tecniche.

È bastato un accesso agli atti per recuperare il documento, sei fogli su carta intestata “Regione Veneto – Giunta regionale” firmati dal dottor Gianmaria Sommavilla, direttore di Forestale Est. Zanoni ha esultato: “Ecco la prova. Zaia aveva promesso massima tutela per l’area. Promesse smascherate subito dopo la decisione dell’Unesco”. A Bottacin non è rimasto che fare il formalista: “Zanoni esibisca un documento firmato da Zaia o da un assessore oppure una delibera della giunta che autorizza il disboscamento!”. Ovvio che la firma del governatore non c’è. Ma la sostanza non cambia: il bosco cadrà e cresceranno i filari. Quaggiù, con la benedizione dell’Unesco, è cominciata la caccia all’oro. Con le bollicine.

 

FQ, 3 Agosto 2019