Il precedente – Sabrina Alfonsi, minisindaca fedelissima di Zingaretti, deve dare la licenza 

Il vivaio Eurogarden, proprietario degli 800 metri quadri dove dovrebbe sorgere il “bistrot” di McDonald’s alle spalle delle Terme di Caracalla, ha ospitato per due volte di fila – nel 2013 e nel

2016 – i festeggiamenti per le vittorie elettorali di Sabrina Alfonsi, presidente del I Municipio Centro Storico di Roma. Parliamo dello stesso Ente che dovrà dare la licenza di somministrazione cibi e bevande al futuro ristorante, terminati i lavori di “riqualificazione”. Questo, ovviamente, se la multinazionale americana riuscirà ad opporsi allo stop intimato dal ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, sulla base di un vincolo risalente al 1956 scovato da Il Fatto Quotidiano. McDonald’s ha infatti annunciato l’intenzione di ricorrere al Tar del Lazio.

Le immagini del comizio post-elettorale, datato 24 giugno 2016, sono ancora sul profilo Facebook della presidente, corredate da un testo dove si ricorda anche l’iniziativa di tre anni prima. La minisindaca del Pd, molto vicina al segretario nazionale Nicola Zingaretti, era ben a conoscenza del progetto di portare la nota catena americana di fast-food in una delle aree archeologiche più importanti del mondo. “Siamo nel libero mercato, un McDonald’s vale come qualsiasi altro ristorante”, aveva detto al quotidiano Repubblica, che ha tirato fuori la vicenda. All’oscuro, invece, pare fosse gran parte della maggioranza dem che popola la municipalità del Centro Storico, tanto che proprio ieri il Pd locale si è detto contrario al progetto e anche all’interno della stessa giunta si è cercato di scaricare la responsabilità altrove.

Fra l’altro, lo stesso vivaio – la cui proprietà da tempo cerca di trovare dei progetti alternativi economicamente sostenibili per rilanciare la propria attività – avrebbe dovuto traslocare da tempo fuori dall’area archeologica, almeno a leggere il Piano Territoriale Paesistico approvato il 10 febbraio 2010: “Si prevede – si legge nella relazione allegata – la riqualificazione complessiva dell’intera sottozona in modo da creare un’area di rispetto più ampia per le Terme di Caracalla, creando un unico parco, delocalizzando lo Stadio delle Terme posto a nord e l’area dei vivai posta a sud. L’area così liberata deve essere mantenuta a prato, la viabilità carrabile lungo il margine delle Terme deve essere eliminata”.

Chi ha dato dunque i permessi ai lavori, bruscamente interrotti dal ministro Bonisoli? Stando ai documenti acquisiti, nessuno ha mai comunicato formalmente al Dipartimento Urbanistica del Comune di Roma e alla Soprintendenza capitolina l’intenzione di realizzare un McDonald’s. Gli atti rimpallati da un ufficio all’altro sin dal 2015, con il parere definitivo dettato proprio dalla Soprintendenza ministeriale sulla “assenza di vincoli”, riguardavano sostanzialmente l’autorizzazione ai lavori di riqualificazione di un capannone abbandonato. Sarebbe dovuto essere l’ente territoriale di prossimità a fornire la licenza definitiva per il ristorante, ma solo alla fine dei lavori.

Intanto nella giornata di ieri, gli agenti della Polizia Locale di Roma Capitale, alla presenza del comandante Antonio Di Maggio, hanno visitato il cantiere a Caracalla: i lavori appaiono in stato piuttosto avanzato. Silenzio, per il momento, dalla Regione Lazio, che sta lavorando al nuovo Piano Territoriale Paesistico nella cui bozza, per il momento, non è stata ancora inserita fra le aree vincolate quella delle Mura Aureliane, patrimonio dell’Unesco.

 

FQ, 2 agosto 2019