Se uno (ostinatamente) vuole affidarsi agli stereotipi, Gabriel Zuchtriegel è quadrato e serio esattamente come vuole la leggenda teutonica, e con una leggera inflessione tedesca. Per il resto è quasi napoletano: “Quattro anni fa, quando sono arrivato in città, stracarico, con tutta la

famiglia, ho immediatamente scoperto un’altra realtà: i vicini sono scesi per darci una mano, alcuni ci hanno aiutato a montare i mobili di Ikea e la signora del pianerottolo ha messo a disposizione la sua cucina in attesa dell’arrivo della nostra. Che meraviglia. Subito accettati, subito in famiglia, subito convivialità”.

Gabriel Zuchtriegel era lì perché a 34 anni, il più giovane in Italia, era stato nominato direttore responsabile del Museo Archeologico Nazionale di Paestum, incarico pochi giorni fa confermato.

Direttore…

Posso dire? Sono felice.

Ci sta.

Così posso proseguire con quanto realizzato finora.

A partire da?

Poche settimane fa ci siamo riuniti con sindaco, prefetto e soprintendente per ragionare sulla legge di tutela del 1957, e sul divieto di edificabilità e modifica delle strutture esistenti a un chilometro dal sito.

E…

Quella legge del 1957 è stata violata migliaia di volte con abusi drammatici: è inutile parlare di valorizzazione e tutela se il paesaggio attorno è distrutto.

Purtroppo è storia.

Sì, ma ciò compromette la fruizione e la valorizzazione, e di conseguenza viene meno la ricerca archeologica.

C’è un “però”?

Sono ottimista perché il Segretario generale del ministero della Cultura, per la prima volta da sessant’anni, ci ha dato priorità e attenzione rispetto a questa problematica.

Paestum è ancora una miniera?

A livelli che non possiamo immaginare. Qualche mese fa, durante un lavoro di manutenzione e disboscamento per la fruibilità delle mura, abbiamo ritrovato frammenti molto importanti di un edificio dorico.

Tipo?

L’angolo di un fregio, il cornicione, intonaco con sopra ancora del colore; per questo vogliamo avviare una ricerca sul campo.

Nel frattempo.

Abbiamo portato i reperti al museo e li restauriamo davanti al pubblico; sarebbe importante avere i margini di ricerca.

Non è così…

La ricerca è affidata esclusivamente alle università e non ai musei: per me la pluralità sarebbe più importante, perché ognuno ha un proprio approccio.

Invece.

I musei sono istituti con competenze legate alla ricerca, ma queste competenze non vengono riconosciute dal Miur, così non possiamo candidarci per i progetti e i finanziamenti europei.

All’estero è possibile?

Anche in altre nazioni c’è la divisione dei compiti, laddove il museo racconta la ricerca, l’università la pratica.

E allora?

Sono cambiati i tempi: un museo che non si occupa di ricerca è destinato a morire; non si può vivere solo di marketing.

Si rischierebbe il conflitto con le università.

No, sarebbe competizione, e la considero sana. E grazie all’Europa aumenterebbero i budget.

Quanto personale ha il museo?

80 a tempo indeterminato più gli stagionali, ma un tempo solo per i custodi erano 140; insomma siamo al limite, e la questione riguarda tutta l’Italia.

Scavi clandestini?

Il fenomeno esiste ancora, per fortuna ridotto rispetto ai decenni 70 e 90.

Ma…

La colpa non è più solo dei collezionisti con villa e yacht, ma anche dei musei stranieri e pure importanti.

Come è possibile?

Non vogliono sapere l’origine o fingono di non conoscerla.

Ripeto: come è possibile?

Al Getty di New York è esposto un Lisippo, al Metropolitan una lastra dipinta che arriva da Paestum e sull’etichetta è specificato solo “Campania”.

Come è entrata?

Nel 1994 e come acquisto da collezione privata, senza altra informazione. Comunque ora c’è la questione Internet, che ha allargato il mercato parallelo verso oriente.

Numero visitatori a Paestum?

Quando sono arrivato nel 2015 erano 300 mila all’anno, nel 2018 siamo arrivati a 430 mila.

Non male.

Sì, ma non bisogna esagerare: chi entra in un museo deve avere la piena possibilità di goderne, crescere, avvertire l’esperienza culturale. Altrimenti si è solo parte di un gregge.

 

FQ, 2 Agosto 2019