risultato di mortificare la raccolta differenziata e restare al medioevo nella gestione dei rifiuti. Ecco i risultati della politica toscana dall’inizio del secolo ad oggi in questo delicato settore.

E’ un’altra puntata della favola dell’inceneritore di Firenze.

Forse l’ultima, aspettando a dicembre l’ordinanza disposta dalla seconda sezione del TAR della Toscana che dovrà esprimersi sul ricorso presentato dall’ormai anacronistica QThermo che già batte cassa per i mancati introiti dell’impianto da lei agognato.

Per un alieno, in arrivo da un altro pianeta, tutta questa vicenda sarebbe certamente inspiegabile, perché ci sono voluti 20 anni al dominus politico delle nostre vite, il Partito Democratico, per capire che l’inceneritore è una pratica obsoleta che appartiene al passato, per passare dall’attuale chiffonage – l’arcaica raccolta differenziata in atto a Firenze e dintorni – ad una raccolta differenziata come si deve (modello Contarina), per progettare le cosiddette ’fabbriche di materiali’ per il RUR (rifiuto urbano residuo).

Allontana e dimentica. A Case Passerini, l’acquastrone (termine caro al Granduca, per indicare il RUR) verrà solidificato in CSS (il cibo preferito dei cementifici, attenzione!), una specie di moderna poudrette (escrementi seccati) e da lì al labronico Stagno dell’ENI, per un ancora nebuloso progetto di bio-raffinazione bocciato addirittura da Legambiente che definisce il progetto di Rossi come “sbagliato e dannoso, non è economia circolare ma un mero inceneritore”.

Meno male che ci sono i comitati, le associazioni e la nuova sinistra a difendere i territori ed i cittadini. Altrimenti con questo Pd Smart Green, a cassonetti ‘intelligenti’ come promesso da Nardella, sarebbe davvero un bel guaio!

Salute ce n’è bisogno, diceva l’indimenticato Michelangelo Bolognini.

 

Rifiuti, le politiche toscane del Partito Democratico tra acquastrone e poudrette