È arrivata finalmente l’estate. E con l’estate torna, immancabile, il tormentone del mausoleo di Caravaggio, a Porto Ercole. L’ultimo atto, andato in scena in questi giorni, rischia di essere il più

surreale: il monumento, infatti, è scomparso, con tutto il cosiddetto ‘parco funerario’ che lo circondava (un’aiuola, in verità). Furto di ladri necrofili? Tiro mancino degli eterni rivali di Porto Santo Stefano? Vendetta dei pittori manieristi fuori tempo massimo? La risposta è più banale, ma non meno surreale: a far sparire urna e arbusti è stata la giunta comunale di Monte Argentario. Con la determinazione 397 del 21 maggio del 2019, infatti, l’amministrazione guidata da Francesco Borghini (espressione di una lista civica e proveniente dall’area Pd) ha affidato alla Ditta Albanesi srl “i lavori di ripristino della viabilità in Via Principe Umberto e spostamento Arca Funeraria di Caravaggio nel Cimitero di Porto Ercole”. Costo per il contribuente: 25.000 euro. 800 portercolesi avevano firmato una petizione per chiedere al Comune di non turbare il piccolo e sereno cimitero del paese con tutto quell’ambaradan: ma nulla da fare, in queste ore il sarcofago di travertino con sopra la surreale versione metallica della Canestra di frutta dell’Ambrosiana è già stata parcheggiato al camposanto, in attesa di essere sistemata.

Per capire qualcosa dell’ennesima pagina di questo delizioso romanzo a puntate della provincia toscana, bisogna tornare al 18 luglio del 2010. Quel giorno, 400esimo anniversario della morte del padre dell’arte moderna (avvenuta in effetti proprio a Porto Ercole), il brigantino di Cesare Previti entrava in porto recando un’urna di plexiglas al cui interno giacevano alcune ossa. A sorreggere l’urna era il mitico Silvano Vinceti, che da anni percorre l’Italia vendendo ad amministrazioni pubbliche ignoranti e distratte le mirabolanti ‘riscoperte’ di ossa di morti celeberrimi. Manca solo la piuma dell’arcangelo Gabriele o la testa di san Giovanni Battista bambino.

Non importa che nel caso di Caravaggio la ‘ricerca’ assomigliasse a una farsa: una bracciata di ossa prese a caso, censimento dei ‘discendenti’ dell’artista fatto sull’elenco del telefono, analisi del dna che non servivano nemmeno a dimostrare che si trattasse di ossa umane. Una messinscena da piegarsi in due dal ridere se non fosse che, nel 2014, Vinceti riuscì a convincere l’allora sindaco Arturo Cerulli (ex comunista, poi Nuovo Centro Destra) ad elargirgli 65.355,63 euro per realizzare quell’incresciosa megatomba per il falso Caravaggio, nel cuore di Porto Ercole. La delibera (un capolavoro, nel suo genere) giustificava quell’emorragia di denaro pubblico con la risonanza mediatica dell’evento: “Per questo anno è prevista l’inaugurazione del Parco Funerario Monumentale dove saranno collocati i resti ossei del pittore Michelangelo Merisi da Caravaggio, con la presenza della Ccn (la Cnn, si suppone, ndr) e di altre emittenti nazionali e internazionali”.

Ma il contribuente dell’Argentario non se la cavò così a buon mercato. Un’altra delibera approvò la spesa di altri 40.000 euro tondi tondi per i “lavori di sistemazione di un’area a verde per posizionamento di un’arca funeraria in memoria del pittore Michelangelo Merisi detto il Caravaggio”. E non bastava ancora. Visto che “in occasione della prossima inaugurazione del suddetto monumento si ritiene necessario dover procedere all’acquisto di alcune pubblicazioni sulla vita dell’illustre pittore da offrire in omaggio alle autorità che presenzieranno alla cerimonia”, il Comune determinò di acquistare “200 copie del volume L’Enigma Caravaggio e 200 copie del volume Porto Ercole Ultima Dimora, tutti corredati di fascetta e segnalibro, al costo complessivo di 4.400 euro”. Manco a dirlo, il libro era di Vinceti: e d’altra parte chi altri avrebbe potuto metterci la faccia, su una storia così farlocca?

Ora, a cinque anni di distanza, a quel fiume di quattrini si sommano i 25.000 euro necessari per spostare il tutto al Cimitero: una scelta francamente incomprensibile. Perché i casi sono due: o anche questa amministrazione si beveva la favola di Vinceti, e allora lasciava tutto com’era; oppure si convinceva che c’era qualcosa di poco chiaro, investiva quei soldi in una ricerca seria e terza, e poi semmai chiedeva i danni a chi di dovere. In quest’ultimo caso, le ossa (chissà di chi) avrebbero dovuto essere rimesse da dove erano prese (l’ossario del cimitero). Il monumento, invece, avrebbe potuto essere collocato in qualche area deserta del territorio comunale: cambiandogli però il titolo, e dedicandolo all’ignoranza, alla stoltezza e alla credulità umane. L’unica scelta davvero incomprensibile è quella di non voler sapere la verità e però di agire, spendendo ancora e turbando la quiete della comunità di Porto Ercole e del suo camposanto.

Nella traccia della maturità che è stata presa da un mio libro, scrivevo che “l’esperienza diretta di un brano qualunque del patrimonio storico e artistico … non ci offre una tesi, una visione stabilita, una facile formula di intrattenimento (immancabilmente zeppa di errori grossolani), ma ci mette di fronte a un palinsesto discontinuo, pieno di vuoti e di frammenti: il patrimonio è infatti anche un luogo di assenza, e la storia dell’arte ci mette di fronte ad un passato irrimediabilmente perduto, diverso, altro da noi”. Le vere ossa di Caravaggio non le troveremo mai: accettarlo significa crescere un po’. E potrebbe perfino far risparmiare il Comune di Monte Argentario.

FQ   | 24 Giugno 2019