Firenze.  Poco personale: sala studio a giorni alterni, consultazioni ridotte. “Figuraccia internazionale, chiediamo al ministro che ci permetta di svolgere le nostre ricerche”

Professori universitari e ricercatori in rivolta: «All’Archivio di Stato c’è una situazione di grave emergenza a causa della mancanza di personale». E così, tutti quei docenti che, per motivi di

studio, frequentano l’istituto di viale Giovine Italia, venerdì scorso hanno inviato una lettera-denuncia al ministro della Cultura, Alberto Bonisoli, (e al direttore generale degli Archivi) firmata da settanta intellettuali italiani e stranieri in cui si chiede «di sottoporre ad attenta verifica le decisioni della direttrice Monica Grossi» e di intervenire «con un potenziamento degli organici». Perché, aggiungono i professori e i ricercatori, «stiamo facendo una figuraccia internazionale».

È dallo scorso gennaio che l’Archivio fiorentino, uno dei più grandi e prestigiosi del mondo, ha subito una considerevole contrazione dei servizi: «Si è cominciato con la riduzione del numero dei libri dati in consultazione, che sono passati da 4 a 3 giornalieri — si legge nella lettera — per giungere, con una decisione unilaterale della direzione, anche a una riduzione dell’orario di apertura della sala studio». Che il 10 giugno scorso si è tradotta nel blocco della distribuzione dei testi il martedì e giovedì e in un considerevole allungamento dei tempi di attesa: «Un libro chiesto dopo le 11,30 del lunedì, se va bene lo si può consultare solo dopo le 10,30 del mercoledì». Una situazione, questa, che secondo i settanta firmatari della denuncia «lede gravemente i diritti di docenti, ricercatori e dottorandi, che frequentano l’Archivio per compiere ricerche connesse a precisi impegni lavorativi» nelle scuole e nelle università non solo di Firenze ma di tutto il mondo. Ma soprattutto, viene scritto nella lettera, «danneggia gravemente i colleghi stranieri che approfittano dei mesi estivi per venire a lavorare nell’archivio di Firenze e che, magari, hanno da tempo programmato e prenotato il loro soggiorno in città».

Dal canto suo, la direttrice dell’Archivio di Stato, Monica Grossi, nell’avviso pubblico affisso nell’istituto dice con chiarezza che se fino a qualche giorno fa i servizi hanno funzionato regolarmente è stato solo per la «piena disponibilità dei dipendenti». Ma ora, con «l’aggravarsi dei problemi relativi al personale addetto alla distribuzione dei libri e alla vigilanza siamo costretti a ridurre l’orario di apertura della sala e la quantità di materiale distribuito».

All’Archivio di viale Giovine Italia si prova a gettare acqua sul fuoco della polemica: «La nostra speranza è che le decisioni che abbiamo assunto possano essere provvisorie». Ma i prof, ai ricercatori e ai dottorandi, che hanno sollevato il problema pretendono fatti «e non vane promesse che probabilmente non si realizzeranno mai». Intanto, non è escluso che da Roma possa arrivare un ispettore che verifichi la situazione per poi fare un rapporto al ministro. «Chiediamo solo la possibilità di svolgere le nostre ricerche», concludono i firmatari.

 

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