La petizione promossa da Set Napoli col Wwf e altre associazioni: «Progetto insalubre e senza strumenti normativi bocciato già 30 anni fa, l’amministrazione torni sui suoi passi e apra un dibattito sulle politiche di mobilità sostenibile»

NAPOLI – Ci sono anche Tomaso Montanari e l’urbanista Vezio De Lucia tra i primi firmatari di una petizione contro un progetto per tre nuovi svincoli della tangenziale collegati a «mega-parcheggi» da realizzare nelle cave del quartiere Sanità, nell’ambito dei finanziamenti per lo sviluppo del centro storico di Napoli appena licenziati dal governo centrale.

Ecco l’appello diffuso da Set Napoli (Sud Europa di fronte alla Turistificazione) con Italia Nostra, Green Italia, Wwf Napoli, l’ex Opg Je so’ Pazzo con Potere al Popolo ed altre associazioni.

«La III Municipalità, d’intesa con il Comune e Tangenziale di Napoli S.p.a., investe 500.000 euro dei finanziamenti previsti dal Contratto di Sviluppo in uno studio di fattibilità per costruire 3 nuovi svincoli della tangenziale e per realizzare 60.000 mq di parcheggi nelle cave di tufo di Capodimonte. Escludiamo che nel 2019, in piena crisi climatica, un progetto del genere possa essere ritenuto coerente con un modello di sviluppo sostenibile dei trasporti urbani. Numerosi studi dimostrano che l’aumento dei nodi di una strada a scorrimento veloce non decongestiona, bensì congestiona il traffico, e che il potenziamento delle infrastrutture per il trasporto privato non distribuisce i flussi, ma al contrario ne aumenta la portata».

Inoltre, prosegue l’appello, «la costruzione dei piloni di sostegno delle rampe avrebbe un impatto ambientale devastante sull’area verde interessata dal progetto, quella compresa tra la Sanità, i Colli Aminei e Capodimonte; un’area verde di alto valore paesaggistico e ambientale, attualmente vincolata sia dal Piano Regolatore sia dal Parco Metropolitano delle Colline di Napoli. Un intervento simile, dunque, oltre a essere nocivo per la mobilità e l’ambiente, sarebbe in contrasto con le normative vigenti».

E «quanto alla proposta del megaparcheggio, essa avviene in assenza degli specifici strumenti di pianificazione di cui Napoli è priva perché non elaborati o scaduti: il PUT, Piano urbano del traffico, è scaduto nel 2006; del PUP, Piano urbano parcheggi, del 2005, e del PUMS, Piano urbano della mobilità sostenibile, esistono dal 2016 soltanto le linee guida. A ciò si aggiunga che nel Piano Regolatore di Napoli è prevista la realizzazione della linea 9 – nota come “Metropolitana dei due Musei” – che potrebbe collegare facilmente la stazione Museo di piazza Cavour (linea 1) con il Museo Nazionale di Capodimonte e la stazione dei Colli Aminei (linea 1), dove peraltro esiste già un parcheggio di interscambio, riducendo il traffico veicolare della zona. Queste cose sono evidenti di per sé, per cui non vediamo la necessità di sprecare 500.000 euro di soldi pubblici per averne la conferma».

«Già negli anni ’70 venne proposto un progetto analogo, combattuto dalle associazioni ambientaliste poiché minacciava il polmone verde di Capodimonte. Negli anni ’70 prevalse il buon senso. Oggi il presidente della III Municipalità Ivo Poggiani parla di “Futuro di un pezzo di città” ma la sua linea politica guarda a un passato vecchio di cinquant’anni. Tra il 2017 e il 2019 Parigi ha acquistato 800 autobus elettrici; Amsterdam ha adottato un “Piano di azione per l’aria pulita” che prevede lo stop alle automobili (benzina e diesel) entro dieci anni e l’eliminazione di 1500 parcheggi all’anno; Vienna ha potenziato il trasporto pubblico e ottenuto che il 73% dei suoi abitanti non usi più il trasporto privato. Crediamo che, per stare al passo coi tempi, anche a Napoli la strategia per la mobilità debba prevedere unicamente l’incremento del trasporto pubblico. Speriamo che l’amministrazione torni sui suoi passi e che in città si apra un dibattito su quali politiche intraprendere per una mobilità sostenibile che migliori realmente la vita dei suoi abitanti».

Seguono una quarantina di firme tra esponenti delle associazioni, dei parlamentini di quartiere e dei comitati cittadini, professionisti e universitari.

Il progetto è lanciato da Ivo Poggiani, presidente della III Municipalità di Napoli, in accordo con il Comune e Tangenziale: «Trasformerà il rione Sanità in una porta di accesso a Napoli per turisti e pendolari, recuperando l’area alle spalle dell’Ospedale San Gennaro e drenando il traffico in entrata nella città» è il parere del giovane presidente di quartiere entusiasta: «La Sanità – spiega all’Ansa – recupererà il suo ruolo originario di quartiere di servizio rispetto al centro storico intra moenia, completando un percorso di rinascita che è già evidente, pendolari e turisti potranno prendere ascensori che dai parcheggi nelle cave saliranno nel Bosco di Capodimonte, oppure la metropolitana all’uscita delle Fontanelle, in costruzione, mentre a piedi in pochi minuti saranno a Piazza Cavour». Dunque il progetto avrebbe anche una funzione “green”, ma le conclusioni degli altri sono diametralmente opposte.

E il maxi-progetto in questo senso qualche protesta l’aveva raccolta già: dalla consigliera comunale in quota Dema Laura Bismuto, che – intervistata da Luigi Nicolosi – ha parlato invece di «futuro ignoto e preoccupante per un pezzo storico di città» aggiungendo poi: «Ma sì, incrementiamo e incentiviamo l’uso delle auto, insegniamo ai turisti e ai cittadini ad arrivare con i propri mezzi fino a destinazione, “abboffiamo” le tasche di Tangenziale Spa, facciamo piloni, ponti, devastiamo un’area intoccabile dal Piano regolatore, forniamo tutti gli strumenti affinché le nostre cave siano riempite di auto e proviamo anche a invadere di traffico una zona indenne dalla turistificazione. È sintomatico il fatto che il quartiere non sappia niente, così come il Consiglio comunale. In realtà non ne sanno niente nemmeno gli assessori, almeno quelli che ho provato ad interrogare sulla vicenda. Pare che abbia gestito tutto il capo gabinetto. Però poi ci sciacquiamo la bocca parlando di partecipazione, di neomunicipalismo, di ambiente. Sono mesi che chiedo di avere copia dell’accordo, una bozza, nessuno sa niente e non esiste niente. Proprio come per il nuovo Piano regolatore che dovremmo approvare a breve». E Nino Simeone, presidente dalla commissione Infrastrutture e Lavori pubblici: «Stiamo parlando del libro dei sogni. Ad oggi in Consiglio non è arrivato alcun atto o progetto formale. Siamo agli slogan e nulla di più. La città ha bisogno di nuove aree di sosta e lo sappiamo bene, ma questo non significa che dobbiamo dire sempre sì».

10 giugno 2019 | 20:04

https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/19_giugno_10/montanari-italia-nostra-no-parcheggi-cave-sanita-23475502-8ba4-11e9-b708-23d980fc62a7.shtml