Alla metà di maggio è apparsa su più quotidiani, nelle cronache nazionali e locali, la notizia della vendita della sede storica della Società Fratelli Alinari, costruita nel 1863 da Leopoldo Alinari per quello che è stato fino ad oggi il più antico stabilimento fotografico al mondo, con le antiche sale di posa, le terrazze, i laboratori, l’antica stamperia in collotipia. Tutti questi locali via via ammodernati hanno ospitato fino ad oggi un archivio, anch’esso unico al mondo per le sue caratteristiche, cresciuto nel tempo fino a superare i 5 milioni di fotografie, di tutti i tipi formati e supporti. La sede dovrà essere lasciata sgombra entro il 30 giugno di quest’anno, per essere consegnata ai nuovi proprietari che ne faranno un condominio di più di 20 appartamenti, ad oggi quasi tutti già venduti.

Questa notizia lascia sgomenti tutti gli studiosi e sicuramente colpirà tutti gli appassionati di fotografia.

Non si può non constatare con rammarico il fatto che la città di Firenze, che è stata per oltre un secolo la capitale della fotografia italiana, perderà questa fondamentale testimonianza della sua storia. La vendita del palazzo è stata effettuata senza che si potesse aprire una discussione circa la sua destinazione e circa il destino dell’altrettanto e più importante patrimonio fotografico (ma non solo fotografico, poiché vi sono apparati, oggetti e reperti museali di straordinaria importanza).

Su questo ultimo punto fortunatamente si è registrata una sensibilità positiva da parte della Regione Toscana che ha dichiarato, nelle persone del Presidente Rossi e dell’assessore Barni, un interesse a salvaguardare l’unità e la disponibilità al pubblico di tale patrimonio archivistico e museale, tramite acquisto; recentemente il Comune di Firenze ha dato la sua disponibilità a trovare una nuova sede idonea a conservare e rendere fruibile il patrimonio in collaborazione con la Regione Toscana.

La SISF si è mossa già nel marzo scorso esprimendo alla Presidenza della Regione il nostro vivo apprezzamento per l’interesse dimostrato per la salvaguardia di tale patrimonio, che il Presidente ci ha confermato, ma anche la perdurante preoccupazione per le possibili difficoltà di una  acquisizione pubblica ancora non assicurata, e quindi per il futuro del grande archivio di lastre negative e delle raccolte museali.

Da storici sappiamo bene che il patrimonio fotografico Alinari è sempre stato considerato un “bene comune” che anche in precedenti occasioni di crisi (la prima esattamente cent’anni fa, dopo la grande guerra) è stato salvaguardato da intelligenti iniziative mosse non solo da intenti puramente economici.  Si deve pensare che in sostanza, l’arte italiana per oltre un secolo è stata conosciuta in tutto il mondo attraverso le oltre 200.000 lastre fotografiche tuttora conservate negli archivi di Largo Alinari.  Dal 1984, anno del passaggio dell’azienda all’attuale proprietà, l’Alinari ha rilanciato ancora una volta la propria attività svolgendo una importante politica di acquisizione che ha portato il patrimonio conservato ad oltre 5 milioni di fotografie tra negativi e positivi. Un patrimonio fotografico di grande importanza che non solo rappresenta la memoria visuale per eccellenza della nostra storia e del nostro patrimonio artistico, ma che costituisce una testimonianza non meno rilevante della produzione fotografica storica internazionale del XIX e XX secolo.

Archivi di noti fotografi professionisti e di personalità della fotografia amatoriale, ma anche di famiglie aristocratiche e della borghesia ottocentesca, raccolte fotografiche realizzate da apprezzati collezionisti del XX secolo, ‘corpus’ di rara importanza, come il più cospicuo nucleo di dagherrotipi italiani, o come la raccolta di album, di gran lunga la più numerosa al mondo;  oltre alla ricchissima biblioteca dedicata alla storia della fotografia, con oltre 20.000 volumi fino ad oggi accessibili alla consultazione, stanno traslocando, con la supervisione della Soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana, in un deposito a Prato.

Come comunità di studiosi e professionisti, da molti anni attivi nel promuovere la cultura fotografica e la difesa dei beni culturali italiani, sappiamo bene quale sia già stata la perdita derivante dallo spostamento dei materiali dalla loro sede storica, dove si erano sedimentati elementi di conoscenza non più recuperabili.

La Società Italiana per lo Studio della Fotografia intende quindi rivolgere un appello alle istituzioni preposte alla salvaguardia del patrimonio. La notifica di vincolo, avvenuta alcuni mesi fa, è un passo importante, che tutela rispetto a logiche di mercato che potrebbero portare a dispersioni, ma è altrettanto importante che vi sia, oltre all’apprezzabilissimo impegno della Regione e del Comune, anche una adeguata attenzione da parte del Ministero e delle Istituzioni competenti affinché sia salvaguardato il futuro del più importante patrimonio fotografico nazionale anche con iniziative volte a restituirlo al più presto alla collettività valorizzandolo e rendendolo nuovamente fruibile.

Nel contempo, la SISF intende sollecitare i propri iscritti e tutti gli studiosi e appassionati di fotografia per prendere iniziative di studio, discussione e divulgazione delle questioni che riguardano il destino di questa parte così significativa della nostra storia e della nostra identità culturale.

 

La Presidenza SISF

(Società Italiana per lo Studio della Fotografia)

30 maggio 2019

www.sisf.eu