Malumori per l’evento la cui regia sarebbe stata seguita dalla sindaca e dalla vice capo di Gabinetto. Indignazione per la concessione dei Musei, chiusi al pubblico, considerata una svendita ai privati. Ma l’iniziativa prevede un’opera di mecenatismo

Malumori in Giunta per la sfilata di Gucci ai Musei Capitolini. Dalla débâcle del M5S alle Europee, la discussione è slittata sul modo in cui è stata gestita l’operazione: a condurre la partita sarebbero state infatti la sindaca e la vice capo di Gabinetto, Gabriella Acerbi. Più di qualcuno, tra assessori e consiglieri, si sarebbe indignato per non essere stato coinvolto. Mentre ieri sotto al Marco Aurelio si respirava l’aria dei grandi eventi, messaggi infuocati compulsavano le chat interne.

Tra gli sfoghi più esacerbati, quello di Gemma Guerrini, presidente della commissione Pari opportunità: «Questo è ciò che sul nostro programma elettorale è espressamente osteggiato e contro cui ho fatto la campagna elettorale. L’autore o gli autori di questa iniziativa dovrebbero essere cacciati a calci. E la sindaca dovrebbe prendere posizione».

Contestata la chiusura dei Musei Capitolini per consentire alla maison, che già da alcuni anni ha trasferito nella Capitale l’ufficio stile diretto dal designer romano Alessandro Michele: per i grillini più ortodossi, la svendita di un bene pubblico ai privati. E però, in cambio della location la casa di moda si è impegnata in un’importante opera di mecenatismo alla Rupe Tarpea. In linea con iniziative simili, che hanno visto altri marchi del lusso sponsorizzare il restauro di beni artistici e monumentali: da Bulgari sulla scalinata di Trinità dei Monti a Fendi a Fontana di Trevi.