Al risparmio – Un parco archeologico di 84 ettari senza personale. La direttrice: “Fino a dicembre non avevamo neanche i restauratori”

Concertone, pic-nic o avventura alla Indiana Jones? Se non vi sentite più così giovani, non siete da “fave e pecorino” e avete amato i film con Harrison Ford, un Primo Maggio a Ostia antica non ve lo toglie nessuno. Basta partire da Roma e seguire il Tevere fino alla “foce”. “Ostium”, appunto, quello che – alla fine del IV secolo a.C., appena caduta l’etrusca Veio – nacque come avamposto militare e si traformò nei secoli in una fondamentale colonia di Roma (fino all’abbandono nel IX secolo d.C.). Un’area di 84 ettari di terra – di cui almeno 15 mila metri quadri di affreschi e mosaici – non ancora scavata del tutto: e infatti basta lasciare i percorsi segnalati sulla mappa che si scoprono edifici dalla destinazione d’uso ignota nei quali sarebbe troppo facile strappare pezzi di mosaici o scrivere sulle pitture pompeiane. Tanto, oltre a non esserci indicazioni, a controllare non c’è nessuno.

Online si legge che “nei luoghi del sito archeologico sono offerti servizi con lo scopo di facilitare e migliorare la fruizione del patrimonio archeologico”. Peccato che, per esempio, molti dei pannelli che dovrebbero raccontare il sito sono illeggibili perché bruciati dal sole o addirittura inesistenti. “Abbiamo 112 pannelli dinamici in arrivo, in italiano e in inglese, che terranno conto delle diverse teorie degli studiosi – spiega la direttrice del Parco archeologico, Mariarosaria Barbera –. Purtroppo è difficile eseguire lavori ordinari con soldi straordinari”.

Nei giorni festivi, la fila per la biglietteria è già lunga intorno alle 10, anche perché allo sportello c’è un solo impiegato. “Abbiamo appena 122 dipendenti tra Ostia, Porto e Isola Sacra – prosegue la direttrice – e consideri che abbiamo anche la competenza in materia ambientale e paesaggistica. Ci sono mattine in cui siamo costretti ad aprire con appena 11/12 persone tra impianti, accesso e controllo”. Numerose sono le iniziative promosse da Barbera e dal suo staff: mostre, spettacoli estivi, iniziative per bambini, rievocazioni storiche, ecc. Eppure la sensazione che si ha è di un’area troppo grande per così poco personale. Non soltanto una volta varcati i tornelli. Esistono due siti sul Parco, uno che fa capo ai Beni culturali in cui le informazioni sono decisamente insufficienti e l’altro che nel nome rimanda soltanto ai biglietti (www.ostiaanticatickets.it). E anche da quest’ultimo, per esempio, è impossibile stampare una mappa e quindi interpretare durata e lunghezza dei cinque percorsi suggeriti. Se non si prenotano per tempo visite guidate, si possono facilmente rimediare guide abusive nel Decumano massimo. Ostia è la rappresentazione reale di come doveva svolgersi la vita in quei secoli. Nelle Terme di Nettuno, il primo grande complesso semi-visitabile una volta superata la Porta Romana, sono ancora presenti i mosaici pavimentali, ma ammirarli è impresa ardua: molti sono coperti. In altri i teloni sono stati strappati dal vento e dalle intemperie. “Li copriamo cinque mesi l’anno, per salvarli dalle piogge, e poi nei lunedì di bel tempo man mano tiriamo via tutto – spiega Barbera –. Il rischio vandali? I custodi sono 52 e abbiamo un impianto di sorveglianza perimetrale, ci stiamo attrezzando per le telecamere. Il problema non sono tanto i soldi che non arrivano (per questo proviamo a richiedere i finanziamenti straordinari). Il problema è che non si fanno concorsi: fino al 28 dicembre scorso, da 10 anni, Ostia non ha avuto un funzionario restauratore, oggi ne abbiamo due. C’è un solo geometra che va in pensione il primo agosto, mancano tecnici, restauratori, fotografi, assistenti di scavo, periti agronomi. Eppure ce la mettiamo tutta: almeno l’erba è tagliata”. Le “case decorate” sono accessibili solo su appuntamento, mentre i moderni laboratori all’ingresso del Piccolo Mercato sono in totale abbandono. Nel Parco esiste un solo blocco di servizi igienici, ma non importa: dopo la visita al Thermopolium, al Mulino di Silvano e al Capitolium, sulla via del ritorno non resta che passare oltre l’area inibita dai lavori e ammirare l’opus sectile policromo nei pressi della sede degli Augustali. “Siamo ottimisti – conclude la direttrice – almeno con le piogge quest’inverno Ostia non si è allagata”.

 

 FQ, 30 Aprile 2019