“Da qualche anno l’1 maggio è divenuto un giorno di punta per il Ministero dei Beni Culturali: musei aperti e picchi di visitatori in tutta Italia. Ma questo avviene

sulla pelle di migliaia di lavoratori che hanno visto una riduzione dei loro diritti e operano con retribuzioni del tutto inadeguate”. Questa la denuncia arrivata dal collettivo “Mi Riconosci? Sono un professionista dei Beni Culturali” in occasione dell’1 Maggio.

“Questa trasformazione dell’1 Maggio, Festa del lavoro, in un momento di massima fruibilità del Patrimonio culturale è avvenuta negli ultimi anni, portata a compimento, per decreto, con l’inserimento dei beni culturali fra i servizi pubblici essenziali, voluto nel 2015 dal ministro Dario Franceschini: da allora niente è cambiato. Meno diritti per il lavoratori, mentre la Festa del Lavoro perde la possibilità di divenire spazio di riflessione per un miglioramento delle attuali condizioni lavorative”.

“Si dice che questi istituti devono restare aperti a tutti i costi in quanto sono servizi pubblici essenziali, ma se la cultura fosse un servizio pubblico essenziale non vedremmo migliaia di comuni italiani privi di biblioteche, archivi inaccessibili e musei chiusi in tutto il Paese. Si è posto il diritto alla visita turistica davanti al diritto alla cultura” sottolinea Daniela Pietrangelo, parlando a nome del collettivo Mi Riconosci? “Siamo sicuri che aprendo i musei 365 giorni l’anno, compreso il primo maggio, si crei più ‘cultura’ e consapevolezza dell’importanza del nostro patrimonio storico-artistico nelle persone pronte a inondare le sale durante le festività? Noi pensiamo che conoscenza, cultura e consapevolezza riguardo ai diritti del lavoro debbano andare necessariamente di pari passo”.

“Pensiamo che le visite debbano essere di qualità, per tutti. Solo un’adeguata educazione all’arte e la sua valorizzazione è importante per la cittadinanza tutto l’anno, non l’estensione del modello “sempre aperto” ai Musei. La verità è che si sta cercando di fare cassa con poco, con un’apertura straordinaria in più, strappando alla Festa del Lavoro il suo significato”.

“La realtà descritta è resa possibile dalla sistematica erosione dei diritti e dall’impiego di migliaia e migliaia di lavoratori con contratti precari, servizio civile, volontariato con rimborso spese e altri ancora. Per questo il collettivo Mi Riconosci? Sono un professionista dei Beni Culturali ha deciso di lanciare un’inchiesta sulle condizioni di lavoro nel settore, per comprendere la gravità della situazione e fare in modo che, dal prossimo 1 maggio, i lavoratori dei Beni Culturali abbiano le necessarie tutele. Il collettivo invita tutti i lavoratori a compilare il questionario”.