“Facciamo una colletta e compriamoci il nostro parco”. Se non lo fa il Comune, allora ci pensano direttamente gli abitanti. L’idea “sediziosa” è arrivata l’altra
sera nella sala parrocchiale di Santa Maria Ausiliatrice a Verona. E i carbonari dell’ambiente non avevano facce minacciose, ma il volto rosso di passione e di freddo degli abitanti di via Mameli. La gente che da anni si batte contro la realizzazione di quattro torri di dieci piani – una sessantina di metri di altezza – proprio davanti alle loro finestre. “Parliamo di uno degli ultimi spazi verdi rimasti ancora liberi”, racconta il consigliere comunale Michele Bertucco (Sinistra in Comune), anche se presto potrebbe essere ricoperto di cemento, come tanta parte della periferia di Verona.

Sì tratta dell’area ex Bam che da anni ormai è oggetto di una lotta di resistenza da parte degli abitanti. Una storia purtroppo come altre, nel Nord Italia dove ogni giorno viene coperta di calcestruzzo un’area grande quanto un campo di calcio. Il Veneto non ha fatto eccezione, anzi, soprattutto negli anni in cui la Regione era governata da Giancarlo Galan (centrodestra): dal 2001 al 2006 sono state realizzate abitazioni per 788 mila persone, quando la popolazione è aumentata di 248 mila. Sono state rilasciate concessioni per 94 milioni di metri cubi di costruzioni, l’equivalente di una palazzina alta e larga dieci metri e lunga 1.800 chilometri. La superficie urbanizzata in Veneto è aumentata del 324% rispetto al 1950 (mentre la popolazione è cresciuta del 32%).

Già, perché negli anni Sessanta c’era chi parlava di una Verona pronta a crescere fino a 400 mila abitanti. E invece si è fermata a 258 mila persone. Eppure si vuole costruire ancora, come appunto nell’area Ex Bam. Ma qui le imprese, nonostante il via libera delle amministrazioni, se la devono vedere con i cittadini. E nella sala parrocchiale qualcuno ha lanciato la proposta: rifondere la società proprietaria, la Gruppo Italiano Costruzioni srl. Davide contro Golia, proprio come, ha raccontato il Fatto, è successo con gli ambientalisti sardi del Gruppo di Intervento Giuridico (Grig) che hanno lanciato una raccolta di fondi per acquistare la spiaggia di Chiaia, quattro ettari sul mare di smeraldo, prima che finissero nelle mani degli investitori arabi. In Sardegna l’operazione sembra in dirittura d’arrivo: sono stati già raccolti 85 mila euro su circa 100 mila previsti.

Insomma, l’idea sembra diffondersi: dove il pubblico cede, i cittadini si difendono da soli. A Verona, a dire la verità, sarebbe più difficile: i costruttori hanno già versato parte degli oneri di urbanizzazione, poi ci sono i costi per la progettazione e altre spese. Ma Bertucco è convinto che ce la si possa fare a fermare “gli alberi di trenta piani”, per dirla con le parole di Adriano Celentano: “Si può ricorrere alla cessione del credito edilizio”. In pratica i diritti a costruire maturati potrebbero essere utilizzati in altre zone. Non in via Mameli, per mangiarsi quell’ultimo lembo verde. Così nessuno ci rimetterebbe. E la colletta? Intanto potrebbe servire per presentare un ricorso al Tar. La battaglia è appena cominciata: il comitato degli abitanti (che si chiama Asma) ha organizzato manifestazioni e girotondi.

 

 

FQ   | 10 Marzo 2019