Il nostro Paese è contraddittorio e molti suoi paesani sguazzano in questa condizione che, già nel 1338 circa,

Ambrogio Lorenzetti aveva rappresentato nella sua celebre Allegoria del buono e cattivo governo. Si è già detto in un’altra circostanza che gli interventi architettonici pubblici temporanei vanno, nella maggior parte dei casi, in direzione di una qualità talmente bassa da rendere esplicito il fatto che autori delle opere e amministrazioni che le approvano siano all’oscuro di che cosa abbia significato l’effimero nella Storia dell’Arte. Non ci piace giocare a fare il bastian contrario ma il periodo natalizio nel suo messaggio diffuso di pace e serenità spiattellato ovunque senza troppa coscienza non può obbligarci all’abiura della ragione, del buon gusto e della Storia. Un’opera d’arte o d’architettura patrimonio culturale della Nazione tale rimane anche mentre la Madonna e San Giuseppe attendono il lieto evento, fino al battesimo e anche dopo, a dire il vero.

Un altro aspetto che preme qui evidenziare, come non mai, è il rapporto fra politica anzi fra cultura politica e tutto ciò che attiene la tutela, la valorizzazione e prima ancora addirittura il riconoscimento del valore culturale di un bene. Forse per ritrosia, oggi verrebbe da dire ingiustificabile, non abbiamo mai voluto sottolineare quel rapporto. Il caso leccese che andremo a esporre ha obbligato drammaticamente a una retromarcia.

Da circa un anno a questa parte il Comune di Lecce è retto da Carlo Salvemini a capo di un aggregato politico che definire un fantasioso Blob è poco. La maggioranza è stata ottenuta mettendo assieme i resti del Pd, un movimento che fa capo all’ex assessore della precedente amministrazione di centro-destra (quest’ultima non aveva candidato a sindaco il detto assessore; questi per ripicca, secondo le cronache cittadine, ha organizzato un suo movimento) e infine tre consiglieri che fanno capo a un senatore leghista (per intenderci colui che è stato artefice di quell’emendamento in Senato che consentirà agli stabilimenti balneari di rimanere montati anche durante l’inverno ininterrottamente da oggi fino al 2020) anche se non vogliono definirsi leghisti. Su scala locale abbiamo quindi la riproposizione della formula del governo Renzi con l’aggravante che la copia è addirittura peggio dell’originale. I primi a fare le spese di questo marasma politico sono i beni culturali a cominciare dal cinquecentesco castello che oggi porta il nome di Carlo V.

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Il sindaco Salvemini, come in questa rassegna già raccontato, ha sfrattato la tradizionale fiera dei presepi artigianali dal cinque-seicentesco ex convento dei Teatini; una parte di quegli esercenti sono stati trasferiti nelle sale del piano nobile del castello e questo, tra le altre cose, perché, così fu detto in conferenza stampa, erano attività commerciali. A dire il vero, la scelta di collocare nell’ex convento tanto la tradizionale fiera dei presepi quanto la periodica mostra dell’antiquariato, voluta dalle precedenti amministrazioni di centro-destra, ha sempre destato perplessità.

Se alla base dello spostamento dal convento di quelle iniziative ci fosse stata una valutazione critica, ponderata, dovremmo trovarne traccia nella nuova soluzione. Così non è perché, infatti, la ricollocazione all’interno del castello è addirittura peggiorativa rispetto al tema della tutela e valorizzazione di quel monumento ridotto da quella politica a un banale contenitore. Nella fortezza era, infatti, presente da qualche anno un percorso di visita lungo il quale sono collocati i pannelli informativi della storia del castello a cura della locale Soprintendenza. Gli espositori dei presepi, vittime ancora una volta di sciagurate decisioni comunali, sono stati collocati, oggetti a loro volta, anche davanti a quei pannelli impedendone la lettura e inficiando così il percorso di visita. Da un punto di vista organizzativo gli amministratori comunali sono stati, quindi, incapaci di gestire contemporaneamente due eventi: il percorso guidato e l’esposizione dei presepi. Non è affatto chiaro, poi, perché al turista durante certi periodi non debba essere consentita la migliore visita possibile della fortezza. E che le idee nella gestione dei beni e politiche culturali leccesi siano molto poche e confuse lo attesta anche un altro dettaglio. Torniamo nel castello. La postazione di tiro, al centro circa della cortina di destra entrando, è fra tutte quelle presenti nella fortezza la più singolare perché consente di capire con ottima approssimazione qual era la posizione del tratto finale delle mura della città oggi non più esistenti; e in questa singolarità attuavano il principio di difesa radente in un modo così significativo da dover meritare almeno un pannello esplicativo.

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Non solo il pannello non c’è ma addirittura quella postazione è stata trasformata in un parcheggio per biciclette. Conoscere la storia dell’arte e dell’architettura è un atto necessario e dovuto sempre e ovunque tranne che a Lecce naturalmente. Altra interessante anomalia è poi ancora, spostandoci all’esterno del castello, nell’attuale piazza Libertini, verso quella che un tempo era la campagna, dove, dalla fine dell’Ottocento, una volta colmati i fossati, il Comune di Lecce autorizzò la costruzione di edifici senza, però, una chiara idea di quale luogo pubblico realizzare. In questo spazio che l’attuale sindaco di Lecce, per sua stessa ammissione in conferenza stampa, riconosce come storico, avviene l’inenarrabile se non fossimo noi a farci carico proprio dell’onere del racconto. L’intero lato di quella “piazza” è delimitato dal fronte del castello con la sua porta falsa e la cortina fra due poderosi bastioni, il tutto recentemente restaurato con fondi pubblici. L’inenarrabile cui si accennava in precedenza sta proprio nel fatto che l’amministrazione comunale ha consentito di addossare a quei bastioni tutta una serie di baracche, trasformando l’architettura militare cinquecentesca in un retrobottega.

In questo caso, come altro di cui abbiamo già scritto, il silenzio (?) della soprintendente di Lecce, l’architetta Maria Piccarreta, è assordante, tombale. In termini generali l’eccessiva vicinanza e simpatia fra locali uffici del MiBACT e potere politico potrebbe tradursi (o lo ha già fatto?) in un pericolo potenziale per i beni culturali.

Fine del quinto capitolo

Fabio Grasso

 

 

Il titolo di questa breve rassegna in sei puntate –Il gran circo dei beni culturali: nanetti, giocolieri, saltimbanchi e donne cannone- trae origine da un fatto realmente accaduto a Lecce con l’apparizione mistica di un tendone da circo di cui racconteremo unitamente ad altri casi. Il riferimento al capoluogo salentino, così come i richiami, a tratti doverosi, ad altre istituzioni è, oltre che conseguente ai fatti stessi, puramente indicativo. La realtà che ruota attorno ai beni culturali è tale oramai che ciò che accade in una città accade anche in un’altra e ogni città diventa rappresentazione del mondo. Abbiamo deciso di dividere in episodi un racconto -nato, in effetti, unitariamente come riflessione generale- così come uno spettacolo circense è diviso in singoli numeri. Ci sarà quello dei nanetti, quello dei giocolieri, quello dei saltimbanchi, quello della donna cannone e così via; a chi scrive l’umile compito di accogliere sotto il tendone di questa narrazione il lettore/spettatore con il tradizionale: «Venghino, Signori, Venghino» sul crescendo fantasmagorico del celebre tema musicale scritto da Nino Rota per il felliniano «8½»(https://www.youtube.com/watch?v=nWqC6kRCLjI) ˂3 gennaio 2019˃.

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  1. Mentre si era in attesa di pubblicare il primo di questi episodi è accaduto l’inimmaginabile ovvero che il sindaco di Lecce e tutta la sua amministrazione hanno rassegnato le dimissioni. Il tema musicale segnalato in precedenza acquista così ancor più pertinenza rispetto alla realtà dei fatti politici tanto più in considerazione che esso è spesso identificato con il titolo “La passerella d’addio” nel finale del capolavoro felliniano (https://www.youtube.com/watch?v=Vb77JICtSP0) ˂8 gennaio 2019˃. Abbiamo deciso di non modificare i testi dei singoli episodi.

 

Episodi precedenti:

1/6

https://emergenzacultura.org/2019/01/08/fabio-grasso-il-gran-circo-dei-beni-culturali-nanetti-giocolieri-saltimbanchi-e-donne-cannone/

2/6

https://emergenzacultura.org/2019/01/10/lecce-il-tendone-da-circo-e-lex-chiostro-dei-teatini/?fbclid=IwAR0C7Y-HlkylOtU080sQXyHsF0Mt3Au4UU2Jeis7lY0TwpGcwMUNUDrjmnA

3/6

https://emergenzacultura.org/2019/01/12/fabio-grasso-lecce-la-soprintendenza-linformatico-niccolo-tartaglia-1499-1557-e-laltare-fake/?fbclid=IwAR3Y2RiWh42Mh18K5dpn-WYzAQVEaMeAPWvqYcQJ1y2cZGu5RaEfi9-h9dE

4/6

https://emergenzacultura.org/2019/01/14/fabio-grasso-lecce-la-soprintendenza-e-la-valorizzazione-del-castello/