(Seconda parte)

Non è stato facile scrivere queste righe così come quelle del capitolo precedente. Si è cominciato nell’arco di un intero anno diverse volte e diverse volte si è smesso chiedendo ancora tempo. Non uno qualunque ma quello maledetto, il tempo cioè che si spera ripari tutto e

invece no, nulla, dopo circa un anno di osservazione come si diceva, nulla è cambiato in un evento reiterato, chiuso in uno spasmodico voler essere uguale a se stesso. E allora bisogna scrivere ancora di questa curiosa vicenda legata al rapporto fra Soprintendenza leccese e il castello; ciò, soprattutto, per il rispetto di tutti quei professionisti seri che lavorano all’interno del MiBACT e che spesso, sempre più spesso, vedono le loro posizioni scavalcate da cortigiani.

Si è già detto che le visite curate dalle due associazioni incaricate dalla locale Soprintendenza sono relative solo ad alcuni locali del castello (ingresso gratuito ma con l’obbligo di noleggiare un tablet al costo di tre euro).

Per completare la visita alla fortezza, e in particolare di tutto il piano nobile, bisogna pagare ad altro gestore, però, un altro biglietto pari a 10 euro (ci sono, in ogni caso, opzioni per diverse categorie di utenti: http://www.castellocarlov.it/orari-e-biglietti/).Tutto ciò appare abbastanza strampalato tanto più che quella parte superiore è del comune di Lecce il quale la gestisce tramite una cooperativa: avere un biglietto unico per tutto il castello sembra essere più complesso della firma di un trattato di non aggressione fra le due Coree. Quanto riferitoci da alcuni aiuta forse a capire qualcosa di più di questa strana gestione e apprendiamo così che la situazione non si risolverà fino alla scadenza del rapporto fra Comune di Lecce e quella cooperativa, o fino a che i vertici di Comune e Soprintendenza non cambieranno; non è da escludere che fra i candidati alla complessiva gestione del castello leccese possano comparire anche i «soliti noti».

Una cosa è, però, certa: la gestione di questi itinerari castellani è stata affidata più volte nell’arco dello stesso anno dalla Soprintendenza di Lecce alla stessa associazione. Un’attestazione di stima, non sappiamo come definirla diversamente, maturata nel tempo come attesta anche il fatto, poi, che sia la soprintendente Piccarreta che il sindaco di Lecce, Salvemini, hanno partecipato nel maggio 2018 in prima persona alla presentazione di un progetto della medesima associazione che prevedeva per qualche mese visite guidate al complesso costituto dalla cattedrale di Lecce, antico seminario e piazza duomo. Niente di eccezionale nel progetto, a dire il vero, almeno non tanto da giustificare la presenza di quelle personalità; neanche nulla di male, però, perché chiunque è libero di esternare il proprio appoggio e approvazione a “chicche essia” (come diceva il grande Totò nel suo contesto surreale). L’importante è che si sappia.

Seguire, così come abbiamo fatto, quelle visite alla cattedrale ha evidenziato, però, delle criticità su cui non ci soffermiamo anche perché altri lo hanno fatto meglio di noi (http://www.salentolive24.com/2018/05/20/visite-guidate-in-piazza-duomo-unoccasione-sprecata/amp=1). Una domanda, quindi, viene naturale: prima di offrire la propria immagine a supporto di un progetto, un soprintendente, che in quel momento rappresenta il Ministero dei Beni Culturali, o un sindaco o chiunque altro rappresenti una qualsiasi istituzione pubblica dovrebbe accertarsi almeno della qualità dello stesso progetto e, nella fattispecie, che non ci siano sviste storiche, a nostro parere clamorose, come quella di non conoscere la differenza fra una planimetria a croce greca e una a croce latina. L’errore è, però, in quelli come noi o come taluni sciocchi professori universitari i quali rinvierebbero gli studenti autori di certe “sviste” all’appello successivo.

A questo punto sarebbe da aprire anche una parentesi relativa al rapporto fra ricerca scientifica, musei e soprattutto soprintendenze. Tema quanto mai caldo e contraddittorio. L’argomento richiamerebbe l’articolo 9 della Costituzione della Repubblica e ci metterebbe nella condizione di segnalare dei singolari casi in cui l’attività di ricerca scientifica, proprio dalla Soprintendenza leccese, è stata bloccata e/o ostacolata. Quanto abbiamo già evidenziato fin qui fra refusi, dimenticanze, approssimazioni e così via non dovrebbe, però, farci sorprendere per gli ostacoli, i blocchi e gli ostracismi di quella Soprintendenza. Ne riparleremo.

Non lo nascondiamo per nulla, ma la digressione che si è or ora conclusa, nel suo essere lunga, didascalica, a tratti irritante era necessaria perché serve a inquadrare delle domande.

Se il termine «sperimentazione» usato dalla soprintendente Piccarreta lo applicassimo, infine, al modello di gestione sarebbe da chiedersi, ad esempio, perché la cura delle visite sia stata affidata per ben tre volte consecutive alla stessa associazione, e perché, invece, non siano stati scelti soggetti diversi di volta in volta in modo da mettere a confronto i risultati degli uni con quelli degli altri. Una sperimentazione di questo tipo sarebbe stata molto più oggettiva anzi addirittura scientifica. E poi ancora: quanto durerà questa sperimentazione? L’impressione è che in realtà non si voglia davvero risolvere il problema gestionale e tutto sia lasciato all’approssimazione.

Indicativo di questo è, ad esempio, l’accesso ai disabili di fatto negato nei sotterranei ovvero proprio nella parte, a nostro avviso, più suggestiva del castello. Nei periodi di apertura voluti dalla Soprintendenza, nelle giornate dei nostri sopralluoghi, l’ascensore esistente non funzionava. Sarà stato un caso, certo è che in un anno di sperimentazione nulla si è fatto e la cultura non è stata accessibile a tutti come invece dovrebbe essere.

Tacciamo per scelta, infine, del funzionamento singhiozzante delle apparecchiature in situ che avrebbero dovuto esporre la storia del castello e nulla diciamo neanche sulla qualità dello spazio del restauro. Tutto può riassumersi, come affermato da un noto studioso e giudice, «in quell’insipiente color grigio topo, così come l’assoluzione per insufficienza di prove in un processo» delle passerelle metalliche, volute dal restauro, che languono nei sotterranei come i prigionieri di un tempo in quella fortezza.

Quale l’epilogo di questa storia raccontata in due episodi?

Al ministro Bonisoli, cui abbiamo indirizzato queste righe, chiediamo in realtà di non applicare la rotazione di funzionari e soprintendenti. A noi tutto ciò piace, perché in questo Paese sempre più allo sbaraglio, tali vicende mettono davvero di buon umore, tengono vivi e obbligano al sempre utile esercizio della scrittura.

Fine del quarto episodio (4/6)

Il titolo di questa breve rassegna in sei puntate –Il gran circo dei beni culturali: nanetti, giocolieri, saltimbanchi e donne cannone- trae origine da un fatto realmente accaduto a Lecce con l’apparizione mistica di un tendone da circo di cui racconteremo unitamente ad altri casi. Il riferimento al capoluogo salentino, così come i richiami, a tratti doverosi, ad altre istituzioni è, oltre che conseguente ai fatti stessi, puramente indicativo. La realtà che ruota attorno ai beni culturali è tale oramai che ciò che accade in una città accade anche in un’altra e ogni città diventa rappresentazione del mondo. Abbiamo deciso di dividere in episodi un racconto -nato, in effetti, unitariamente come riflessione generale- così come uno spettacolo circense è diviso in singoli numeri. Ci sarà quello dei nanetti, quello dei giocolieri, quello dei saltimbanchi, quello della donna cannone e così via; a chi scrive l’umile compito di accogliere sotto il tendone di questa narrazione il lettore/spettatore con il tradizionale: «Venghino, Signori, Venghino» sul crescendo fantasmagorico del celebre tema musicale scritto da Nino Rota per il felliniano «8½»(https://www.youtube.com/watch?v=nWqC6kRCLjI) ˂3 gennaio 2019˃.

***

  1. Mentre si era in attesa di pubblicare il primo di questi episodi è accaduto l’inimmaginabile ovvero che il sindaco di Lecce e tutta la sua amministrazione hanno rassegnato le dimissioni. Il tema musicale segnalato in precedenza acquista così ancor più pertinenza rispetto alla realtà dei fatti politici tanto più in considerazione che esso è spesso identificato con il titolo “La passerella d’addio” nel finale del capolavoro felliniano (https://www.youtube.com/watch?v=Vb77JICtSP0) ˂8 gennaio 2019˃. Abbiamo deciso di non modificare i testi dei singoli episodi.

 

Episodi precedenti:

1/6

https://emergenzacultura.org/2019/01/08/fabio-grasso-il-gran-circo-dei-beni-culturali-nanetti-giocolieri-saltimbanchi-e-donne-cannone/

2/6

https://emergenzacultura.org/2019/01/10/lecce-il-tendone-da-circo-e-lex-chiostro-dei-teatini/?fbclid=IwAR0C7Y-HlkylOtU080sQXyHsF0Mt3Au4UU2Jeis7lY0TwpGcwMUNUDrjmnA

3/6

https://emergenzacultura.org/2019/01/12/fabio-grasso-lecce-la-soprintendenza-linformatico-niccolo-tartaglia-1499-1557-e-laltare-fake/?fbclid=IwAR3Y2RiWh42Mh18K5dpn-WYzAQVEaMeAPWvqYcQJ1y2cZGu5RaEfi9-h9dE