Episodio 1/6. Lecce: un tendone da circo e l’ex chiostro dei Teatini.

Il titolo di questa breve rassegna in sei puntate trae origine da un fatto realmente accaduto a Lecce con l’apparizione mistica di un tendone da circo di cui racconteremo unitamente ad altri

casi. Il riferimento al capoluogo salentino, così come i richiami, a tratti doverosi, ad altre istituzioni è, oltre che conseguente ai fatti stessi, puramente indicativo. La realtà che ruota attorno ai beni culturali è tale oramai che ciò che accade in una città accade anche in un’altra e ogni città diventa rappresentazione del mondo. Abbiamo deciso di dividere in episodi un racconto -nato, in effetti, unitariamente come riflessione generale- così come uno spettacolo circense è diviso in singoli numeri. Ci sarà quello dei nanetti, quello dei giocolieri, quello dei saltimbanchi, quello della donna cannone e così via; a chi scrive l’umile compito di accogliere sotto il tendone di questa narrazione il lettore/spettatore con il tradizionale: «Venghino, Signori, Venghino» sul crescendo fantasmagorico del celebre tema musicale scritto da Nino Rota per il felliniano «8½»(https://www.youtube.com/watch?v=nWqC6kRCLjI) ˂3 gennaio 2019˃.

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PS. Mentre si era in attesa di pubblicare il primo di questi episodi è accaduto l’inimmaginabile ovvero che il sindaco di Lecce e tutta la sua amministrazione hanno rassegnato le dimissioni. Il tema musicale segnalato in precedenza acquista così ancor più pertinenza rispetto alla realtà dei fatti politici tanto più in considerazione che esso è spesso identificato con il titolo “La passerella d’addio” nel finale del capolavoro felliniano (https://www.youtube.com/watch?v=Vb77JICtSP0 ) ˂8 gennaio 2019˃. Abbiamo deciso di non modificare i testi dei singoli episodi.

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Quando fra qualche tempo si scriverà la storia di questi anni non si potrà fare a meno di segnalare come un scontro, a tratti epocale, quello che ha riguardato i beni culturali. Non avranno tutti i torti quegli storici giacché il tema è, a dispetto del parere di molti, la cartina di tornasole per l’accettazione di un modello di società e, forse meglio ancora, di umanità. Gratuità dell’accesso, ruolo dello Stato e delle sue istituzioni, riconoscimento del valore storico ed estetico di un’opera, sua conservazione, comunicazione di quei valori storici e l’elenco potrebbe continuare a lungo quanto basta da sollevare quella costruzione alta e solida tale da consentirci di guardare a un orizzonte più lontano, ad un’altra epoca, migliore auspicabilmente.

Il patrimonio culturale, in sintesi, fa discutere ed è un bene che ciò accada soprattutto quando si consente di portare alla luce le tante ipocrisie che sempre più spesso si nascondono sotto quella coltre propagandistica che nulla ha a che fare che le tematiche che abbiamo giusto appena elencato. 

Cerchiamo, quindi, di sganciare almeno quei guinzagli da gente perbene che soffocano la nostra libertà di pensiero: il periodo natalizio, così come quello di altre feste, non escludendo nemmeno il periodo estivo, non rappresenta una franchigia rispetto alla natura di bene culturale; va da sé, poi, che la temporaneità non deve spalancare le porte a qualunque tipo d’intervento secondo il principio/pretesto del “tanto dura poco e quindi faccio ciò che voglio in deroga a tutto”; il relativismo, infine, nulla a che vedere con la libertà d’opinione, quest’ultima si forma con lo studio, l’approfondimento, la ricerca.

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Poco prima dell’estate scorsa il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini (a capo di un’amministrazione Pd, Destra, Lega), ha stabilito che nell’ex convento dei Teatini non sarebbero più stati ospitati due tradizionali eventi: la fiera natalizia del presepe e il periodico mercatino dell’antiquariato. E questo, prima di tutto, per destinare quello spazio alle attività dell’assessora alla cultura Antonella Agnoli che, a dire il vero, nel corso della conferenza stampa, con una narrazione suggestiva e più che condivisibile lasciava presagire finalmente sviluppi interessanti: lo spazio del chiostro come quello del silenzio, in contrasto con il rumore della città, attraversato dalle rondini. Lo stesso sindaco Salvemini, nella medesima circostanza, poneva l’accento sul fatto che quelle da allontanare erano attività commerciali. A dispetto delle critiche di oppositori politici, commercianti estromessi e della stessa purezza francescana del sindaco, l’ex convento dei Teatini è inadeguato, lo sottolineiamo, così come fu voluto a suo tempo dall’amministrazione di centro destra, ad ospitare tanto un mercatino dell’artigianato e dell’antiquariato quanto altri tipi di esposizioni. Più convincente, invece, l’idea dell’assessore Agnoli di destinare quello spazio ad attività culturali per bambini. Il problema è che questa idea andrebbe, però, perseguita fino in fondo con forme e soluzioni progettuali stabili dal punto di vista concettuale. Uno dei mali che affliggono i beni culturali è la tiritera degli annunci.

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La visione annunciata dalla politica leccese si è, però, trasformata dopo poco tempo, nella più pura delle narrazioni renziane. Dentro il chiostro addio a silenzio e contemplazione e largo invece a: un concerto rock, un cinema all’aperto con un tipo di prezzo (sette euro sono una cifra inaccessibile per chi ha difficoltà ad arrivare a fine mese) il quale è più facile agevoli quel pubblico che, a dire il vero, può permettersi già di pagare il biglietto intero durante l’anno in una normale sala di proiezione. La vera sfida e novità, quindi, non è l’idea di avere un cinema con vista cielo quanto soprattutto il coinvolgimento di coloro per i quali la settima arte è usualmente estranea per motivi economici.

Polemiche ha sollevato, quindi, quella che qualcuno ha definito la “cacciata dal tempio dei mercanti” voluta dal sindaco tanto più alla luce del fatto che, per esempio, nel MuST -Museo Storico- della città di Lecce (dove la storia è assente fin dai tempi dell’amministrazione di centro-destra) e già convento delle chiariste, esiste una società privata che quando necessario produce anche gadget per matrimoni per niente legati alla vera natura del museo. A lasciare perplessi è, a dire di molti, questo regime sindacale dei “due pesi e due misure” il quale, quindi, sacrifica quell’aspetto umano che della politica dovrebbe essere componente principale. Dall’amministrazione Salvemini, che si proponeva migliore rispetto alla precedente di centro-destra, in molti aspettavano maggiore qualità e non l’ennesima infelice riproposizione del peggio del renzismo in chiave leccese.

E polemiche si sono, poi, accese ancora di più nei giorni scorsi a ridosso del Natale perché, per volontà dell’assessora Agnoli, nell’ex chiostro dei Teatini è stato impiantato un tendone da circo per ospitarvi attività gratuite rivolte ai bambini. Chiaramente, dal nostro punto di vista, quello del tendone è solo la punta d’iceberg di un sistema più ampio e profondo di azioni e su quello ci intratterremo perché più preoccupante.

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Sulla temporaneità e stagionalità degli interventi, così come usati dall’attuale retorica politica di destra e sinistra, abbiamo già detto; c’è, però, da arricchire questo breve prontuario analitico ancora con quattro termini: coerenza, pertinenza storica e soprattutto modalità di comunicazione là dove si chiamano in causa (per la propria causa) i minori. Le immagini di Saddam Hussein che accarezzava il bambino inglese durante la prima guerra del Golfo hanno insegnato molto e, per giunta, portato sempre male a chi ha fatto uso di questa strana forma di captatio benevolentiae spesso condita con bambinesche foto dei politici. D’altro canto dopo un presidente del consiglio operaio, contadino, puttaniere e così via, anche il voler ritornar bambini, o come qualcuno potrebbe dire con spirito, il “rimbambimento” del politico di turno, non dovrebbe essere una novità. Nessuno qui, occorre ribadirlo, critica gli spettacoli per i minori; quello che appare problematico è lo “spettacolo per maggiorenni” della modalità di scelta del tendone all’interno di un’architettura del passato. Ciò tanto più alla luce del fatto che lo stesso sindaco Salvemini, quando era all’opposizione, per anni, a ragione, ha criticato le amministrazioni di centro-destra che, nel periodo natalizio, collocavano le oramai famigerate pagodine all’interno della piazza principale della città e adesso che è al governo propone una pagoda enorme (passi la semplificazione) in uno spazio ancora più piccolo e ancora più caratterizzato storicamente. Verrebbe, poi, da riportare quello che, secondo alcuni, è un altro esempio di coerenza, questa volta della stessa assessora Agnoli, la quale, solo qualche giorno fa, ha condiviso un articolo su un noto social contro l’uso eccessivo della lingua inglese negli uffici pubblici: sulla porta di accesso dell’ex convento dei Teatini adesso, sovrapposta allo stemma cittadino, campeggia una scritta luminosa che recita Kids Village a identificare proprio l’iniziativa temporanea cui fa capo il famigerato tendone circense. Anche in questo caso nulla di nuovo: quando arrivarono i francesi agli inizi dell’Ottocento (e altri dopo di loro), i nuovi simboli del potere furono sovrapposti a nascondere o addirittura a cancellare quelli dei regnanti precedenti.

Fine del primo episodio