Sotto sfratto le 38 famiglie che abitano nella tenuta alla periferia Nord-Est di Roma. Settecentotrenta ettari di agro romano sottoposti a vincoli che ora rischiano di finire sul mercato,

dopo che il fallimento dell’immobiliarista Ligresti ha portato la Cesarina nelle disponibilità delle banche creditrici. Il III Municipio chiede il rilancio della vocazione agricola dell’area e la tutela sociale dei residenti.

In lontananza si vede il centro commerciale Porta di Roma, una gigantesca astronave con negozi, ristoranti, cinema, ipermercati atterrata poco più di dieci anni fa su via Bufalotta, alla periferia Nord-Est della capitale con annesso un intero nuovo quartiere. Ma dalla Tenuta Agricola della Cesarina, la città che sta tutto intorno non si vede. Settecentotrenta ettari di campagna nell’area della Marcigliana e di Tor San Giovanni, tutelati come zona di interesse culturale e ambientale dal 1990, questa all’inizio del secolo scorso era ancora una delle aziende agricole più rigogliose e ricche del Lazio, dal ‘700 proprietà dell’aristocratica casata degli Sforza Cesarini.

Poi, pian piano, il declino produttivo e la tenuta finisce all’inizio degli anni ’80 in mano all’immobiliarista Salvatore Ligresti, scomparso lo scorso maggio. Ligresti spera di trasformare l’area della Cesarina in un nuovo quartiere residenziale alla periferia della città. Ma nonostante i suoi sforzi alla fine arriva il vincolo del ministero e il costruttore rinuncia a cercare il cambio di destinazione d’uso. Gli abitanti però lo vedono spesso: il corpo centrale della tenuta, ora chiuso da anni, è una delle dimore preferite di Ligresti a Roma, dove tiene cene, feste e incontri con personaggi della politica, dell’imprenditoria e dello spettacolo.

Nel tentativo di salvare Ligresti dai debiti la Cesarina si trova al centro di un’articolata manovra di speculazione, con cui passa dalla Sinergia alla ImCo. Una compra vendita e un caso di valorizzazione che l’urbanista Paolo Berdini, in un dossier redatto dall’associazione Italia Nostra, descriveva come un “caso d’antologia” per mostrare il peso del sistema creditizio nello sviluppo della città:

Il caso della tenuta della Cesarina, 730 ettari di meravigliosa campagna a nord di Roma di proprietà della famiglia Ligresti, è in questo senso un caso d’antologia. Essa era in patrimonio ad una delle società della famiglia, la Sinergia, e quando iniziano ad apparire le prime vistose crepe di indebitamento iniziano i giochi 2 Dossier della Sezione di Roma di Italia Nostra onlus: “Capitale corrotta? Capitale protetta?” finanziari. Un’altra società controllata dalla famiglia, la ImCo, peraltro controllata dalla stessa società madre Sinergia, è servita allo scopo: la Cesarina è passata alla ImCo. La transazione é avvenuta al valore di 76 milioni valutati dalla UniCredit, banca creditrice dei Ligresti. La ImCo destinerà buona parte dei 150 milioni ottenuti dalle banche a Sinergia: 76 milioni per l’acquisto della tenuta Cesarina.

Il fallimento di tutte le società del gruppo Ligresti porta la Cesarina nel portafoglio della Visconti srl, società costituita dai principali creditori di Ligresti e controllata al 76% da Unicredit. L’obiettivo della società è la conservazione e la valorizzazione del patrimonio per la vendita sul mercato. Per questo temono per il loro futuro le 38 famiglie che risiedono alla Cesarina. Persone, spesso molto anziane, che in alcuni casi da generazioni abitano nella tenuta dopo averci lavorato per una vita intera. Ora i contratti di locazione delle loro case non stanno venendo rinnovati e arrivano le lettere di sfratto. Ma cosa sta succedendo? Qual è il futuro di questo gioiello sottoposto a importanti vincoli ambientali? L’unica cosa nota agli abitanti è che si sarebbe fatto avanti un compratore, ma che ovviamente è interessato a rilevare la tenuta “vuota” dei suoi abitanti. La paura è che invece del rilancio della vocazione agricola della Cesarina, con i suoi insediamenti abitativi diffusi, si vada verso la “valorizzazione” dell’area, magari con la realizzazione di un resort di lusso con l’abito di un agriturismo.

Il III Municipio di Roma negli ultimi giorni dello scorso anno ha approvato una mozione in cui chiede la tutela dell’area e di chi vi abita: “Per ragioni sociali e urbanistiche, è impensabile alcuna valorizzazione e collocazione sul mercato se non attraverso un investimento sulla qualità e sull’utilizzo dell’azienda agricola, che invece da anni ha ridotto la sua capacità produttiva e disinvestito sulla vocazione agricola dei luoghi e delle struttura della Tenuta. Per questo il municipio di piazza Sempione chiede alla sindaca Raggi e  al Prefetto di tutelare “i nuclei familiari presenti alla Cesarina”, salvaguardando al contempo il territorio della Tenuta “attraverso un rilancio della produzione nel rispetto della sua vocazione agricola”.

 

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