La capitale della Grecia, nonostante le mille contraddizioni ed edifici fatiscenti vicino a palazzi nuovi o ristrutturati (tanto che ricorda angoli di Cuba), si è aggiudicata il titolo di “città europea dell’innovazione”
 “Fare di più con meno”. Un motto che evoca austerità, difficoltà economiche, crisi dei rifugiati. Eppure l’eco di questo slogan nel centro multifunzionale Serafeio, appena recuperato dallo sforzo collettivo, davanti a centinaia di cittadini orgogliosi, dà il via alla festa. Ad Atene sono passati solo pochi mesi da un’altra buona notizia: la fine degli aiuti della Troika, e qui si festeggia la medaglia di Città europea per l’Innovazione 2018. A vincere il bando europeo guadagnandosi un assegno da un milione di euro non sono state né Aarhus (Danimarca), né Leuven (Belgio), né Toulouse (Francia) né Umeå (Svezia) né tantomeno le altre 26 città candidate e fiore all’occhiello dell’Unione.

Con quasi cinque milioni di abitanti nell’area metropolitana – il 50% del totale degli abitanti dell’intero Paese, 5 milioni di turisti nel 2017, le ferite della crisi lunga sette anni ancora aperte come le finestre delle decine di palazzi fatiscenti dal centro alla periferia – Atene ha realizzato “più con meno” e ha vinto. “È l’esempio di come una città che sta affrontando molte sfide può ottenere grandi risultati: attraverso l’innovazione Atene ha trovato un nuovo modo di ribaltare la crisi economica e sociale. È la prova che non sono le difficoltà ma come ci si riesce a rialzare è ciò che conta”, ha commentato il commissario per la ricerca dell’Ue, Carlos Moedas.

Come dire ciò che l’Europa ti chiede, l’Europa, in parte, ti restituisce. Perché se a leggere su carta i quattro progetti del dossier della capitale greca potrebbe sembrare che non hanno niente di speciale, per una città in cui la Caritas serve 500 pasti al giorno e non si vede una gru in tutto il tessuto urbano, a vederne qualche assaggio dal vivo sembrano l’unico modo di far rinascere una città stremata dalla crisi economica e sociale. A partire dal progetto Polis² che ha come obiettivo quello di rivitalizzare edifici abbandonati fornendo piccole sovvenzioni a residenti, piccole imprese, comunità creative e altri gruppi della società civile per riportare la vita negli angoli di Atene ormai completamente abbandonati. Angoli del centro cittadino in cui sono cresciute intere generazioni e che da dieci anni non vengono neanche più calpestati. Svuotati interi edifici, chiuso un negozio su tre e rimaste senza vita le strutture pubbliche.

Almeno finché il secondo dei progetti vincenti non si è riproposto di restrutturare il mercato pubblico di Kypseli, il quartiere in cui viveva il premier Tsipras prima di trasferirsi nella residenza di Mègaro Maxìmou. L’antico mercato si trova in un edificio storico anch’esso abbandonato. Grazie al progetto di recupero ora ospita un negozio di commercio solidale, mostre, workshop, spettacoli teatrali e altre iniziative cittadine. Serafeio, un popolare parco giochi sede di iniziative come Athens Digital Lab, Open Schools o Athens Culture Net, invece, vedrà la costruzione di un nuovo spazio per eventi. E proprio degli spazi si occupa il progetto di Curing the Limbo, offrendo a rifugiati e migranti la possibilità di connettersi con altri residenti per apprendere la lingua, sviluppare nuove competenze, trovare opportunità di lavoro e impegnarsi in una cittadinanza attiva. O il Digital Council, in cui la città ha riunito aziende e istituti scolastici per offrire corsi di formazione su alfabetizzazione digitale e tecnologia civica e promuovere innovazioni sostenibili. “Atene ha dimostrato che l’innovazione non è solo per le città potenti, ben equipaggiate e prospere, è per tutti – è la riflessione del sindaco di Atene, Georgios Kaminis – So che Atene non è una città intelligente. Ma è una città saggia”. “This is Athens”.

 

FQ  | 19 novembre 2018