Vorrei dire al mercante di serie A Fabrizio Moretti che l’arte deve circolare, ma non venduta o svenduta all’estero. Per far circolare l’arte è sufficiente il prestito tra vari musei, a pagamento!

I nostri musei hanno tantissime opere d’arte e pezzi archeologici, che farebbero la gioia di tanti musei stranieri e che non possono esporre per mancanza di spazio, nascosti nei loro magazzini: le prestino! Sarebbero maggiormente valorizzate e farebbero entrare un po’ di soldini in Italia. Per quanto riguarda le opere d’arte private penso che anche per loro il prestito temporaneo all’estero sia possibile.

Aurelio Scuppa

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Gentile Aurelio, quando il grande storico dell’arte Roberto Longhi chiese per una mostra un certo codice miniato, ricevette un geniale telegramma da parte del consiglio comunale del paese lombardo che lo possedeva: “Spiacenti non poter concedere prestito oggetto in parola perché ne abbiamo uno solo”.

Le opere d’arte sono pezzi unici, individui insostituibili proprio come le persone vive: farle viaggiare è un grandissimo rischio (si rompono molto più spesso di quanto non ci venga detto, e i restauri non restituiscono mai l’opera integra), e il gioco deve valere la candela.

La nostra Costituzione mette in connessione diretta il patrimonio storico e artistico e la ricerca, cioè la produzione di conoscenza (articolo 9), pensando che il dividendo dell’arte non siano i soldi (importantissimi, certo: ma che si possono trovare in mille altri modi, per esempio facendo pagare le tasse invece che condonando gli evasori), ma appunto conoscenza, umanità, coesione sociale, democrazia. Dare un prezzo a tutto e misurare tutto col metro dei soldi è un pericolo: ma non solo per le opere, soprattutto per noi che disperatamente ci aggrappiamo a ciò che i soldi non possono comprare (e che qualcosa del genere esista, lo riconosceva perfino la pubblicità di una famosa carta di credito).

Qualcuno in effetti ha formalmente proposto di noleggiare le opere d’arte a pagamento, anche a privati: è stato l’indimenticato Domenico Scilipoti, e poi (anche se non si capì cosa c’azzeccasse) i “saggi” che Napolitano convocò per deformare la Costituzione. “E ho detto tutto”.
Tomaso Montanari

 

FQ, 25 Ottobre 2018