TORINO
Entro dicembre 2020 sono previsti 20 pensionamenti tra il personale delle biblioteche
Risorse economiche inadeguate, continui allarmi sulla sicurezza e personale sempre più anziano, con le assunzioni al palo dal 2001. Il quadro delle biblioteche civiche torinesi è

tutt’altro che roseo. Soprattutto se si tiene conto che gli appelli ad ampliare l’organico invocati da un settore in sofferenza cronica sono destinati, ancora per anni, a rimanere lettera morta. «Nonostante le rassicurazioni – denuncia Giuseppe Contestabile, bibliotecario e Rsu dell’area cultura – nel piano di assunzioni del Comune per il triennio 2019/2021 non sono previsti altri ingressi nel settore, a eccezione di un bando per la designazione del nuovo dirigente. La situazione ormai è al limite, con la maggioranza delle sedi costrette a ridurre l’orario di apertura al pubblico. Se non si interviene subito il servizio sarà sempre più limitato, con il rischio che si arrivi a soluzioni drastiche, fino alle chiusure».

In affanno

Nelle 18 biblioteche civiche della città (fino a poco tempo fa erano 19, ma la Mirafiori è definitivamente scomparsa a giugno e inglobata nella Cesare Pavese) sono impiegati 253 addetti. L’ultima grande infornata di assunzioni risale agli Anni 80, così oggi l’età media del personale è di 55 anni. Agli inizi del nuovo secolo c’è stato qualche ingresso, ma da 17 anni a questa parte è tutto fermo. «Nel frattempo – spiega Contestabile – ci sono stati diversi pensionamenti e per i prossimi due anni sono previste altre 20 uscite. È incredibile che questa situazione non venga considerata prioritaria dall’amministrazione comunale».  

Fino a oggi la soluzione messa in campo per sopperire alla carenza di bibliotecari è stata la progressiva riduzione dell’orario, con sole 7 aperture a tempo pieno (8,15-19,45) e le restanti undici limitate alla mezza giornata. «È un peccato – prosegue Contestabile – perché la funzione delle biblioteche va ben oltre il prestito dei libri. Sono presidi culturali che animano le periferie con innumerevoli attività,dai gruppi di lettura per adulti e bambini ai corsi di lingue e di alfabetizzazione informatica, ai dibattiti su temi di attualità. Temporeggiare sugli investimenti significa non avere realmente a cuore il benessere delle nostre comunità». Nell’autunno del 2017, l’urgenza di un intervento di rilancio della rete bibliotecaria era stata messa nero su bianco in una mozione firmata dal consigliere M5S Massimo Giovara. Il testo, approvato lo scorso novembre dal Consiglio comunale, impegnava «la sindaca e l’assessore competente a dare priorità all’assegnazione di personale al Servizio biblioteche, al fine di ridurre le carenze che non consentono un livello di servizio adeguato». I tempi, però, sembrano più lunghi del previsto.

I fondi

E al nodo del personale si aggiunge quello della scarsità di fondi. «Nel 2016 e 2017 le risorse per l’acquisto di libri sono state completamente azzerate – denuncia il consigliere Francesco Tresso, capogruppo della Lista Civica Per Torino -. Quest’anno sono stati stanziati 400 mila euro, ma ci sarebbe bisogno del triplo di risorse per colmare il vuoto che si è creato nel tempo. Senza contare i fondi che sarebbero necessari per garantire livelli adeguati di sicurezza in luoghi frequentati anche dalle fasce più marginali e problematiche della popolazione».

«Presìdi di inclusione»

« Le aggressioni – denuncia Contestabile, che ha alle spalle 40 anni di carriera – sono all’ordine del giorno. Le biblioteche sono e devono restare templi dell’accoglienza e dell’inclusione. Ma in questa missione ci sentiamo ogni giorno più soli».

 

https://www.lastampa.it/2018/09/22/cronaca/sos-biblioteche-rischiamo-di-chiudere-2sJfvmEpesY9rOuYNfcKDM/pagina.html