Per quanto incredibile possa sembrare, a oltre due anni di distanza dagli eventi sismici del 2016, nulla è stato fatto per mettere in sicurezza la ex chiesa di Sant’Agostino e l’annesso convento che, affacciati sulla piazza principale, costituiscono nel loro insieme uno dei perni della tessitura architettonica e urbanistica di Visso, borgo cinquecentesco tra i più preziosi dell’Appennino umbro-marchigiano, e salvare, con la chiesa, i capolavori di Paolo da Visso ancora presenti al suo interno. 

Emergenza Cultura rilancia l’appello dell’Associazione Culturale Visso d’Arte e si rivolge alle istituzioni preposte del Ministero per i beni e le attività culturali e allo stesso Ministro Alberto Bonisoli perché si intervenga al più presto per scongiurare ulteriori perdite, che sarebbero imperdonabili e vergognose per l’intero sistema italiano della tutela e conservazione del patrimonio culturale. 

S.O.S. PER SANT’AGOSTINO
L’ex Chiesa di Sant’Agostino fu costruita intorno al 1338. Come quella di S. Francesco “appartiene alla corrente del gotico umbro dell’inizio del sec. XV”, come la descrive don Ansano Fabbi in “Visso e le sue valli”. Nella semplice facciata si apre il portale ogivale abbellito in ciascun lato da tre colonnine e sotto al timpano è collocato un bel rosone a 12 colonnine con archi intrecciati. Annesso alla Chiesa è il Chiostro a quadriportico ‘sostenuto da massicci pilastri’ dell’antico Convento degli Agostiniani, abbondonato agli inizi del XVII sec., quando il papa Urbano VIII vi trasferì il Seminario vissano. Su uno dei pilastri è incisa una data, 1739, l’anno in cui furono portati a termine i lavori di ricostruzione del Chiostro, gravemente danneggiato dai terremoti del 1703 e del 1730.
A partire dal 1972 fu allestito all’interno di Sant’Agostino il Museo-Pinacoteca, ora Museo Civico-Diocesano, fortemente voluto dall’allora sindaco Ado Venanzangeli e dall’Arciprete don Sante Eleuteri, inaugurato nel 1983. A seguito degli eventi sismici del 1972, del 1979 e poi del 1997 furono eseguiti importanti lavori di restauro su tutto il complesso. Prima del terremoto del 2016 vi erano esposte circa 200 opere d’arte di carattere sacro, tutte provenienti da Visso e dal territorio circostante e databili tra il 1200 ed il 1700. Vi erano tele ed affreschi di Paolo da Visso, degli Angelucci di Mevale, di Simone de Magistris, di Carlo Cignoni, di Domenico Alfani, di Antonio Viviani e di Orazio Gentileschi. Erano lì anche conservati gli originali delle statue della Madonna di Mevale del XII secolo e della Madonna di Macereto del XV secolo e una ricca raccolta di oggetti e paramenti liturgici.
Una sezione del Museo custodiva in apposite teche 27 Manoscritti Leopardiani, tra cui “L’infinito”, acquistati nel 1868 dall’allora sindaco G. Battista Gaola Antinori, di proprietà del Comune di Visso. E appartengono al Comune anche i dodici dipinti di Nicola Amatore, rappresentanti le dodici Sibille, ora custoditi in depositi della Diocesi insieme a tutte le altre opere messe in salvo.
A seguito dei danni causati al complesso di Sant’Agostino dagli eventi sismici del 26 e 30 ottobre del 2016, l’8 novembre 2016 la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, i Volontari di Legambiente e la Soprintendenza ai Beni Culturali delle Marche sono riusciti a portare in salvo tutto il patrimonio custodito nel Museo, ad eccezione di due importanti opere di Paolo da Visso (La ‘Madonna del voto’ e un ‘Crocifisso tra i santi Andrea e Michele Arcangelo’, per i quali non si è ancora trovata una collocazione adeguata, a causa delle imponenti dimensioni, a quanto pare) e un’epigrafe di epoca romana, che sono ancora all’interno del Museo e rischiano di essere danneggiati da possibili crolli, da infiltrazioni di acqua piovana e dalla polvere.
I manoscritti leopardiani sono stati subito trasferiti nel caveau di una Banca dopo la scossa del 24 agosto del 2016, dove tuttora si trovano.
Oggi preoccupa molto lo stato del complesso di Sant’Agostino che a due anni dal terremoto non è stato ancora messo in sicurezza. La facciata della chiesa ha perso gran parte del timpano e due colonnine del rosone. Soprattutto è preoccupante il fatto che le pietre della parte alta si stiano staccando, probabilmente a causa di infiltrazioni d’acqua, come è ben visibile nelle foto.
Entrando nel Chiostro, sul lato destro, si nota immediatamente una profonda apertura nel muro e nel tetto causata da un grosso crollo. Anche nella parete della torretta che si affaccia sul campetto una grande fessura parte dal terreno e si allarga nella sezione superiore, dove è avvenuto il crollo di un pezzo di muro.
Nei due anni trascorsi da quel lontano 30 ottobre 2016, la situazione è enormemente peggiorata e continuerà a peggiorare con l’arrivo della brutta stagione, se non verranno messi in atto al più presto i lavori di messa in sicurezza dell’intero complesso.
Il grave degrado del patrimonio storico e artistico di Visso è un problema che dovrebbe interessare tutta la nostra comunità: non possiamo non sentire il dovere di custodirlo, di salvaguardarlo, di prendercene cura e di tramandarlo alle prossime generazioni, così come i nostri padri lo hanno tramandato a noi.

Visso d’Arte – Associazione Culturale

9 settembre 2018