Dopo i crolli nelle chiese romane

Le chiese storiche più notevoli di Roma sono oltre 250, non poche ampiamente ristrutturate, piazzando un barocco, sontuoso quanto pesante soffitto dorato a cassettoni sotto le volte

precedenti. Di recente l’architetto Pio Baldi, già soprintendente nel Lazio, che molto si è occupato della “Carte del rischio” monumentale, ha spiegato che per gli edifici a volta è più facile diagnosticare le eventuali sofferenze. Per questi a soffitto, bisogna avere invece la pazienza di entrare nel sottotetto da un abbaino e verificare di persona lo stato delle capriate e quello delle singole travi che, col tempo, possono essere marce o aggredite dalle termiti. 

Sul tetto crollato di San Giuseppe dei Falegnami, di proprietà del Vicariato, si notano chiaramente un paio di abbaini. Qualche anno fa, oltre a restaurare e a ridipingere la facciata, si sono cambiate in parte le tegole. Peccato che nessuno sia stato mosso dalla curiosità di vedere se era possibile scendere da lì a constatare come stavano le travi sottostanti: né l’appaltante, né gli eventuali subappaltanti, né la Soprintendenza competente. Già, ma dopo la creazione dell’assurdo Parco Archeologico del Colosseo – che ingloba i Fori – di chi è la competenza? Della Soprintendenza retta da Francesco Prosperetti o di quella del Parco archeologico retta da Alfonsina Russo? Il Clivio Argentario su cui essa sorge sarebbe metà di qua e metà di là e con esso la chiesa, tagliata in due…Assurdità di un Parco Archeologico voluto dal ministro Franceschini per ragioni “politiche”. A quando la riparazione di simili costose fesserie?

Un’indagine del MiBac accerterà competenze e responsabilità. Ma, a crollo avvenuto, non interessa poi molto (a parte appalti e subappalti), specie a chi crede più alla prevenzione che alla “punizione”. Qui ci vuole, e presto, una “carta del rischio” di tutte le chiese romane antiche. Il padre carmelitano reggente della chiesa trasteverina di Santa Maria della Scala, denuncia che un fulmine ha reso pericolante, tre mesi fa, il campanile e la cupola. Stavolta non è il Vicariato il proprietario chiamato in causa bensì il Fondo Edifici di Culto (FEC) del Ministero dell’Interno, essendo l’edificio, terminato nel 1610, fra i 72 “nazionalizzati” a Roma. Il FEC veniva sinora descritto come un padrone di casa pronto a intervenire, a riparare i guasti. Negli ultimi anni anche il suo bilancio è stato assottigliato e però tre mesi di ritardo sono davvero tanti per una chiesa molto visitata che conserva alcune pregevoli tele di Luca il Fiammingo e dell’olandese Gherardo delle Notti, nonché l’Antica Spezieria. Cosa aspetta il Viminale?  

E’ appena uscito, edito dal Laboratorio di diagnostica per i Beni culturali diretto da Pierre Marie Gruet, a cura dell’arch. Pio Baldi, il volume “Umbria patrimonio culturale a rischio”. Riguarda ben 845 monumenti dell’alta Umbria. Realizzato in 5-6 mesi. Dopo 28 anni (!) la Carta del rischio deve tornare ad essere la strada maestra. Altro che chiacchiere. E distintivi. 

Repubblica, Cronaca di Roma, 3 settembre 2018