Pochi metri più in là, e la tegola della responsabilità del crollo di San Giuseppe sarebbe ricaduta, anche, sulla testa di Alfonsina Russo, direttrice del Parco del Colosseo disegnato

dall’ex ministro Franceschini. Siccome la chiesa barocca si trova sì nell’area dei Fori ma appena fuori dal Parco, a dover dar conto del disastro è, tra gli altri, il soprintendente unico di Roma, Francesco Prosperetti, un tempo a capo del Colosseo.

All’ombra del Campidoglio, si assiste da un secolo a una delle più complicate sovrapposizioni di competenze. Mentre Mussolini sventrava la città con la via dell’Impero, nasceva e si incancreniva la spartizione delle competenze: allo Stato andavano il Colosseo (ma la piazza spetta al Campidoglio) e il Palatino, più il Foro Romano; al Comune, i Fori di Traiano, Cesare, Augusto & Co. Esiste un cancello, sotto la via dei Fori imperiali, che è il Checkpoint Charlie dei Fori divisi: Sovrintendenza comunale e Soprintendenza statale (a Roma la “v” e la “p” differenziano i due enti) il 25 novembre 2016 abbatterono per un giorno quel muro, in attesa di una ricucitura rimasta sulla carta.

L’intrico burocratico, che rallenta programmazione e interventi di manutenzione, non è stato dipanato dalla riforma Franceschini che ha sì sintetizzato in un’unica Soprintendenza (detta Speciale) la storico-artistica, l’architettonica, l’ambientale, l’archeologica. Ma proprio la creazione del Parco del Colosseo ha tagliato in due l’archeologia in mano allo Stato. E la cicatrice corre sul filo di San Giuseppe dei Falegnami.

Separata dal Colosseo è anche la via Appia che nel primo, breve tratto compete alla Soprintendenza di Prosperetti, mentre per chilometri rientra nel Parco guidato da Rita Paris.

La Regina viarum, salvata a fatica dallo scempio grazie al lavoro di Antonio Cederna, è un altro dei casi limite della burocrazia della tutela. Il Parco archeologico statale ricalca quello ambientale della Regione e contiene un’area monumentale, la Caffarella, che è invece del Campidoglio.

Quando si riesce a metterli tutti intorno a un tavolo, bisogna trovare strapuntini anche per i due municipi (le circoscrizioni), per i Comuni di Marino e di Ciampino, per il Vaticano che cura le catacombe.

Due casi emblematici. La chiesa-simbolo Quo Vadis è stata appena restaurata dopo un piccolo cedimento: lavori progettati dagli uffici statali, eseguiti da una ditta privata ma pagati dal Fec, il Fondo edifici di culto del Viminale che, oltre a gestirne diverse, sovvenziona i restauri di tante chiese. Per la conservazione dei sepolcri dell’Appia (Parco senza, o quasi, portafoglio) invece non c’è un soldo. E proprio ieri la Mola ha subito un significativo crollo.

Repubblica, 31 agosto 2018