Viaggio nel gioiello del centro. Verde e fontane senza più cure, giardinieri spariti.

E’ uno del complessi più strepitosi nel pur strepitoso panorama romano e italiano: la Galleria Borghese col suo grande Parco. Essa è stata soprattutto un luogo di delizie e di cultura. Anche se la mirabile quadreria il Cardinale Scipione nipote di Paolo V Borghese se la conquistò di prepotenza: il Raffaello della Deposizione lo sottrasse nottetempo con la forza e l’inganno ai frati di San Francesco di Perugia, due Caravaggio li strappò al povero Cavalier d’Arpino, rinchiuso in prigione sotto minaccia di marcirvi per sempre. La statuaria è pure splendida, malgrado le opere “comprate” da Napoleone dal cognato Camillo, marito della bella Paolina per la quale Antonio Canova ha dato morbidezza ed eros al marmo.

Dopo l’Unità d’Italia gli 80 ettari a parco della Villa rischiarono di finire sotto una colata di cemento. Vi si oppose il “Messaggero”, quotidiano radicale del tutto autonomo, con una dura campagna. Nel 1901 infine il governo comprò Galleria e Villa, per la bella cifra di 3,6 milioni di lire dando la prima allo Stato e la seconda al Comune con l’impegno preciso che fosse dei cittadini romani. La sorvegliavano 12 custodi a piedi e 14 in bicicletta, più due addetti a chiudere e aprire i cancelli. Da anni non c’è più nulla di simile,  di notte vi succedono cose decisamente gravi. Il presidio di vigili sito per anni nel Casino dell’Orologio è deserto. Chiunque può entrare e uscire. Anche nella zona del Tempietto e del Lago. Furti e vandalismi sono stati u flagello. Alberta Campitelli già della Sovrintendenza Capitolina, ottima studiosa delle Ville, ha fatto saggiamente ritirare gli originali delle statue sostituendoli con copie in cemento e polvere di marmo. Gli originali dovrebbero essere il punto forte del Museo della Villa da creare nel Casino dell’Orologio (altro che rinfreschi, cocktail e apericene). I giardinieri validi per gli 80 ettari della Villa? Appena  11. Erano decine quando il Comune contava circa 1500 giardinieri vent’anni. Poi la graduale “esternalizzazione” di un servizio qualificatissimo a ditte a volte improvvisate o addirittura a nessuno. L’erba appare incolta, i sentieri non ci sono più, un albero caduto rimane a terra. Un piano di recupero e restauro della Villa c’è. I fondi, mi dicono, pure. Che cosa si aspetta per cominciare?

 

Repubblica, Cronaca di Roma, 7 luglio 2018