presto smettere di funzionare. Potrebbe chiudere, almeno in parte.                     Ad affermarlo è lo stesso direttore, Luca Bellingeri, in una intervista concessa alla «Nazione»: «Il rischio reale è che nell’arco di 3-4 anni la nostra biblioteca non sia più in grado di funzionare e che debba rinunciare almeno ad alcune delle sue attività istituzionali. Purtroppo c’è una soglia sotto cui non si può scendere e a mio avviso siamo molto vicini a questo momento».

La causa? Lo smontaggio sistematico dello Stato attraverso il blocco del turn-over che, dall’inizio degli anni Novanta ha progressivamente e condannato intere generazioni al precariato o all’emigrazione e contemporaneamente distrutto quelli che Antonio Gramsci chiamava «servizi culturali pubblici».

La colpa? Indistinguibilmente dei governi di centrodestra e di centrosinistra, egualmente responsabili.

E, da ultimo, della retorica della valorizzazione di Dario Franceschini, che ha puntato tutto su ciò che far cassa, condannando a morte il resto.

Di una destra che parla a sproposito di ‘identità nazionale’ per dare qualche nobile pennellata alla sua caccia al nero e al diverso. Di una sinistra che ha tradito su tutta la linea e che ha fatto del sospetto per chi legge e studia (i «gufi» e i «professoroni») una bandiera. Di una classe dirigente (fatta di giornalisti, professori, imprenditori) del tutto disinteressata alla sorte del patrimonio culturale.

Per combattere il primo squadrismo fascista, Nello Rosselli fondò proprio a Firenze una piccola biblioteca per ragazzi, nel popolare quartiere di San Frediano. Un secolo dopo, con un nuovo fascismo squadrista che dilaga e conquista il governo, la Biblioteca Nazionale di Firenze rischia di chiudere per colpa delle politiche attuate da chi avrebbe dovuto raccogliere l’eredità dei Rosselli.

È fin troppo evidente che c’è un nesso tra le biblioteche che chiudono e il razzismo e il fascismo che avanzano. Ed è anche evidente che far funzionare la Biblioteca nazionale è più antifascista che chiamare i cittadini in piazza a cantare Bella Ciao contro Salvini.

O la Sinistra lo capisce, e ricomincia da qui, oppure ogni richiamo all’antifascismo, per non dire ogni discorso sulla leadership, sulle alleanze, sulle piattaforme sarà drammaticamente vano.

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