“Veniamo sanzionati perché le nostre norme sono migliori di quelle degli altri Paesi”

Se c’è una cosa che insegna la sentenza di ieri della Corte europea dei diritti umani su Punta Perotti – soprattutto riguardando le foto dell’ecomostro che si stagliava sul lungo mare di Bari – è che forse, almeno per una volta, l’Italia è più avanti rispetto all’Europa. E che anzi proprio Roma, con la sua storia di bellezza e attentati alla bellezza, potrebbe diventare un modello per Strasburgo: potrebbe insegnare come si fa davvero la tutela del paesaggio. Ne è convinto lo storico dell’arte Tomaso Montanari: “Questo credo che sia uno di quei casi in cui la Corte europea non ci ha fatto un buon servizio”.

In fondoc’è un orientamento che è tipicamente italiano: “C’è una tradizione che si rifà al Medioevo e ha le sue radici nel diritto romano: l’idea che la proprietà collettiva, quando si parla di beni culturali, ha la priorità rispetto alla proprietà privata. Se io a casa ho un quadro di Raffaello, non posso decidere di farlo a pezzi e rivenderlo per aumentare il mio profitto. E così il paesaggio è considerato per tradizione come un bene superiore rispetto agli altri: la sua distruzione non può essere bilanciata in altro modo”.

“In questo senso – aggiunge Montanari – il diritto della proprietà privata, quello che Cesare Beccaria definiva ‘un terribile e forse necessario diritto’, diventa secondario”.

Ma non per la Corte europea dei diritti dell’uomo che ha sottolineato come le autorità italiane non avrebbero dovuto procedere alla confisca dei terreni dove venne edificato il complesso di Punta Perotti. Secondo Strasburgo, così l’Italia ha violato i diritti dei proprietari, sequestrando i terreni prima che ci fosse una loro eventuale condanna.

“Io penso che l’ordinamento europeo dovrebbe riuscire a prendere il meglio di tutti gli Stati – sostiene Montanari –. Quando c’è da difendere il paesaggio, che è un bene di tutti, allora credo sia giusto procedere al sequestro: noi non abbiamo sbagliato in questo, anzi per una volta possiamo essere noi a insegnare qualcosa all’Europa”.

“La sentenza può essere un precedente pericoloso, non solo dal punto di vista giuridico ma anche politico – dice Montanari –. Non vorrei che ora la politica, troppo spesso disattenta alla tutela del paesaggio, abbia la possibilità di nascondersi dietro al paravento dell’Europa per giustificare abusi e attentati alla bellezza. Certo, l’Europa non sta difendendo l’abusivismo. Ma quando sostiene che il sequestro automatico non è la via migliore, che si debba valutare caso per caso, c’è il rischio di un’ingerenza eccessiva”.

La storia italianaè fatta di enorme bellezza. Ma anche di cicatrici e attentati ai beni culturali: “È per questo che le nostre norme che tutelano il paesaggio – sottolinea Montanari – sono più tutelanti rispetto a quelle europee. Siamo il Paese con il maggior numero di beni da difendere, ma anche quello con troppi casi di abusivismo: per questo abbiamo dovuto tirare fuori le unghie”.

“Ho grande stima per il nostro nuovo ministro dell’Ambiente, il generale Sergio Costa. Non dico che ora dovrà andare a battere i pugni in Europa, che è un’espressione fin troppo abusata. Ma forse l’Italia, almeno in questo, potrebbe essere davvero un modello per Strasburgo”. Insomma, se davvero siamo più avanti, possiamo anche diventare un modello.

FQ | 29 giugno 2018