Via del Governo Vecchio Roma

Il prezioso edificio rinascimentale resta sotto vincolo storico

Allo Stato la facoltà di decidere le sorti entro la fine del 2018

Il TAR del Lazio ha rigettato l’istanza della Invimit SpA tesa a sospendere la procedura di vincolo ribadito ed esteso nelle scorse settimane dalla Soprintendenza unica di Roma sullo storico Palazzo Nardini.  La stessa società – su incarico della Regione Lazio proprietaria dell’immobile – aveva già messo all’asta e venduto il prezioso edificio. Il Tar, su richiesta della Avvocatura dello Stato, ha invece ritenuto preminente la conclusione del procedimento di vincolo esteso anche a parti sin qui non salvaguardato del grande immobile in considerazione dell’importanza degli interessi pubblici coinvolti e della necessità di tutelare la serenità dell’azione amministrativa.  Sul merito il TAR deciderà il 18 dicembre.

Quindi, in sostanza, la Invimit SpA (partecipata dallo Stato) cioè lo Stato venditore, si dia una calmata perché lo Stato tutore ha diritto di ragionare con serenità sulla sorte di un palazzo assai raro (il Rinascimento è stato trasformato o sovrastato dal Barocco), vasto 6.500 mq in pieno centro, di cui 4.000 coperti. L’edificio dal quale fu governata Roma da 1480 sino a metà ‘700 era dell’antico Ospedale di  Santo Spirito, con un vincolo della legge Bottai, n. 1089/1939, ribadito nel 1954. Mentre il Collegium Nardinum in via di Parione era stato ristrutturato da tempo in alloggi privati. Dal Santo Spirito lo acquista la Regione Lazio, presidente Francesco Storace, e ad esso la Giunta Marrazzo (assessore Giulia Rodano) destina 5 milioni di euro più altri fondi ministeriali per rifare i tetti sfondati e rafforzare i piani alti per un eventuale archivio o biblioteca.

Nel 2014 giravolta completa, la Regione Lazio chiede al direttore regionale dei Beni culturali, architetto Federica Galloni, di alienare il palazzo del Governatore e riceve un sì immediato “nell’ambito di una fattiva collaborazione tra le amministrazioni ed ai fini di poter agevolare le esigenze temporali dei richiedenti”. Obiezioni storico-artistiche? Nemmeno l’ombra. Parere favorevole confermato da Agostino Breca soprintendente ad interim. Ribadito dalla citata Galloni purché venga “mantenuta l’attuale destinazione d’uso” (quale? visto che il Palazzo, in parte restaurato, è deserto?) e i progetti siano sottoposti ai competenti uffici.

Un anno dopo, il 28 dicembre, la Regione Lazio rinnova, la richiesta di nullaosta all’alienazione al nuovo direttore regionale del MiBACT, Daniela Porro che ripete la formula galloniana: nulla osta”nell’ambito di una fattiva collaborazione fra le amministrazioni, ecc.ecc.” non sussistono “motivi ostativi”. Mai una parola sul merito, sul valore storico-artistico del Palazzo, una corrispondenza aridamente burocratica.  E invece Palazzo Nardini può diventare utilissimo al Rione Ponte-Parione come centro motore di un grande Polo culturale che colleghi l’Istituto di Studi Medioevali, la Biblioteca Vallicelliana, l’Archivio Capitolino, la Casa delle Letterature, l’Oratorio di San Filippo Neri, una possibile Casa della Musica Antica.  

Repubblica, Cronaca di Roma 16.6.18