Emendamenti – Con una proroga apparentemente innocua, il Piano paesistico non potrà più proteggere le aree vincolate

Vecchie cascine che si trasformano in resort, pezzi storici abbattuti, parchi archeologici sempre meno tutelati. Con una proroga apparentemente innocua, grazie a un paio di articoletti infilati sottobanco, la Regione Lazio svende il suo territorio: il Piano paesistico non potrà più proteggere le aree vincolate, su cui sarà più semplice intervenire. Anzi, rischia di diventare il classico “cavallo di Troia” per un maxi-condono mascherato da “aggiornamento” delle mappe. Infatti mentre la Regione del governatore Nicola Zingaretti minimizza, Soprintendenza e Ministero guardano con preoccupazione al futuro. Tutto parte dal cosiddetto Piano territoriale paesistico (Ptpr), il documento fondamentale della programmazione paesaggistica della Regione, adottato dal 2007 ma ancora in attesa di approvazione. Il via libera definitivo sembra non arrivare mai (Zingaretti l’ha pure inserito nell’agenda per la nuova legislatura) e così nel frattempo si provvede di anno in anno a prorogare la scadenza. È successo anche nel 2018, prima delle elezioni. Solo che stavolta nel testo preconfezionato sono spuntate all’ultimo momento due piccole modifiche, non marginali.

Il primo articolo dice che “fino all’approvazione del Ptpr, la disciplina di tutela dei beni paesaggistici si attua mediante i piani delle aree naturali”. Come se nulla fosse, la Regione ha invertito la gerarchia delle leggi di salvaguardia del territorio: d’ora in poi saranno i singoli piani d’assetto ad avere l’ultima parola. Solo che questi sono documenti approvati dalle Regioni, molto più semplici e meno vincolanti del Ptpr che invece segue una procedura complessa che coinvolge istituzioni e associazioni varie. La differenza si capisce bene da un’allarmata comunicazione sul Parco dell’Appia Antica, in cui lo stesso Ministero dei Beni culturali sottolinea che il Piano paesistico “presenta un disegno della zonizzazione molto minuto” e quindi più stringente, al contrario del piano d’assetto. Anche se ogni modifica dovrà passare dal tavolo congiunto col Mibact, gli speculatori non vedono l’ora di infilarsi nelle “maglie più larghe della zona di protezione” previste da questo e altri parchi. Non è tutto: la legge dà anche l’ok all’aggiornamento della vecchia cartografia del Ptpr, datata al 2000. Ma aggiunge di volerlo fare attraverso un volo effettuato nel 2014. Anche qui la differenza non è di poco conto: una mappa è ragionata, il volo è un’istantanea che prende semplicemente atto di tutto quello che c’è, e pure di quello che non dovrebbe esserci. La Regione ribadisce che si tratta solo di una revisione, e che la cartografia non sarà sostituita ma adeguata a rigor di norma. C’è chi teme, però, che inserendo la foto in un documento ufficiale, tutte le strutture realizzate dal 2000 al 2014 che compaiono in essa vengano in qualche modo legittimate. Operazione che somiglia a un condono, o potrebbe averne gli effetti, fornendo appigli e rivendicazioni a interventi abusivi che non potrebbero mai essere sanati in quanto reati ambientali.

Chi ci sia dietro questo colpo di mano è un mistero: dalla Pisana filtra solo che gli emendamenti “sono di iniziativa consiliare”. Non è stata un’idea di Zingaretti o dell’ex assessore Civita, insomma, anche se poi la maggioranza li ha approvati senza scomporsi. Più facile, invece, intravederne le conseguenze. Specie nel contesto degli ultimi interventi in materia, dal regolamento sulla “ruralità multifunzionale”, che prevede attività extra in aree agricole, alla Legge sulla rigenerazione urbana del 2017, che con la scusa del “recupero edilizio” consente interventi di demolizione, ricostruzione ed incremento fino al 20% dei volumi, con tanto di cambi di destinazione d’uso.

Ristrutturazioni disinvolte, aperture di nuove attività, stravolgimento di manufatti storici: tutto sarà più semplice, anche in aree delicatissime.

“Il Piano paesistico era l’ultimo baluardo, così hanno chiuso il cerchio: la manovra di aggressione al territorio è chiara”, tra chi si è occupato della tutela del patrimonio e ora si sente tradito da questa amministrazione. L’allarme nelle istituzioni è già scattato. La Sovrintendenza teme, a causa di questa deregolamentazione, di ritrovarsi ad affrontare una serie di grane e richieste di condoni o interventi vari. Il Mibact starebbe pensando di impugnare la legge. Ma chissà se il ministro Franceschini, abituato nel recente passato a duelli rusticani con la sindaca Raggi, sarà così inflessibile col governatore Zingaretti, che amministra l’unica Regione in cui il Pd è rimasto a galla alle ultime elezioni.

 

FQ| 7 maggio 2018