Gli allarmi recenti lanciati per Villa Borghese e per la sua parziale privatizzazione (piazza di Siena e Galoppatoio) a favore della Federazione Italiana Sport Equestri (Fise) si potrebbero in

realtà estendere alle grandi Ville storiche romane. Centinaia di ettari di verde mirabile curati da 200 sparuti giardinieri comunali (erano 1300 nel 2000) e per il resto da società private spesso non specializzate; Villa Borghese è nelle mani di 11 veri giardinieri soltanto. Una tragedia collettiva. Il 22 settembre gli Amici di Villa Borghese, l’Associazione per Villa Pamphilj, i “Leprotti di Villa Ada” e l’Osservatorio Ambientale Sherwood si sono dichiarati contro ogni “deriva speculativa e privatistica” reclamando misure di restauro, di sicurezza diurna e notturna, l’istituzione, fra l’altro, di una Casa del Parco.

Al contrario il Casino dell’Orologio di piazza di Siena è stato proposto per rinfreschi, ricevimenti, serate mondane nel quadro della “adozione di piazza di Siena” da parte della Fise e del Coni. Zero per le altre Ville. Le adozioni sono del tutto gratuite Nel testo primitivo, poi ridimensionato (pare), di quella di Piazza di Siena prevedeva restauri che riguardano l’Ovale, piuttosto degradato, il rifacimento del manto erboso (in corso), in cambio della installazione di tribune e di altro per potervi svolgere altre gare durante l’anno. Per il Galoppatoio comunale, lontano circa 1 Km, verso il Muro Torto, al di là della via San Paolo del Brasile e in stato di abbandono, la Fise aveva già elaborato bandi di gare per un altro campo di gara stabile. In tal modo, un quarto almeno della Villa veniva “adottato” dai due enti e quindi sottratto del tutto alla libera fruizione dei cittadini romani e dei turisti.

A questo punto Roma Nuovo Secolo, Amici di Villa Borghese e Comitato per la Bellezza sono insorti con un appello firmato da duemila persone e da personaggi quali Adriano La Regina, Fulco Pratesi, Carlo Verdone, Gabriele Lavia, Dacia Maraini, Desideria Pasolini dall’Onda, Licia Vlad Borrelli, Valerio Magrelli, Nicola Caracciolo, Monica Guerritore, denunciando che: a) il manto erboso era stato a suo tempo sradicato dalla stessa Fise a favore del fondo di sabbia silicea, con un sottofondo di Pvc e quindi il suo ripristino era soltanto un atto dovuto da parte loro; b) Villa Borghese era stata acquistata dallo Stato nel 1901 per 3,6 milioni di lire (inclusa la mirabile Galleria) , dopo forti polemiche di stampa contro una lottizzazione sul modello della vicina Villa Ludovisi, e lo Stato, tenendosi la Galleria, aveva ceduto al Comune di Roma il Parco col preciso impegno che fosse totalmente a disposizione della città. Atti solenni. Come i vari vincoli disposti dal Ministero per i Beni Culturali. Come quelli  della Carta internazionale di Firenze del 1981 la quale prescrive che nei parchi e nei giardini storici gli “eventi” siano del tutto eccezionali al fine di non turbare la serena e libera fruizione dei cittadini. Quindi per Villa Borghese il Concorso Ippico annuale basta. Anzi, avanza. E potrebbe ben traslocare nella bella, comoda, attrezzata sede del Centro Ippico dei Lancieri di Montebello a Tor di Quinto.

Fra l’altro ha perduto molto del suo fascino anche mondano rispetto agli anni ’50 e ’60. Allora i cavalieri italiani dominavano i concorsi singoli e a squadre e le Olimpiadi con i fratelli Piero e Raimondo D’Inzeo, romani, col colonnello Antonio Oppes, con Graziano Mancinelli, ex stalliere, vincitore dell’oro olimpico a Monaco e due amazzoni di prima fila, Lalla Novo e la romana Giulia Serventi. Purtroppo, cavalieri e amazzoni di quel livello l’Italia non ne ha più conosciuti. Quindi Piazza di Siena e dintorni vengono invasi da banchi e bancarelle per oltre un mese al fine di compensare il calo dell’interesse sportivo, e quindi, mondano per il Concorso che dura pochi giorni, ma occupa e spesso danneggia siepi e alberi per due mesi, in modo pesante.

La stessa <<adozione>> da parte di Coni e Fise comincia maluccio: il ripristino del manto erboso non funziona, è più di immagine che di sostanza. Esso infatti non è avvenuto per seminagione, bensì, come negli stadi, stendendo rotoli di erba, più bello da vedere che resistente agli zoccoli dei cavalli, un maquillage. Di qui la decisione della Fise di trasferire in gran fretta molte gare nel degradato Galoppatoio, persino la mondanissima inaugurazione. Un errore da parecchie penalità.

 

http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getintervento&id=1226