Visso continua a crollare. Competenze spezzettate, opacità dei processi decisionali, logiche consociative, pochezze individuali, sono tanti i mali che nelle Marche del dopo-sisma hanno segnato la sorte del patrimonio culturale dei territori più colpiti, quelli montani e di Visso, la perla dei Sibillini. I primi stanziamenti per la salvaguardia del patrimonio culturale, del febbraio e del maggio 2017, sono stati dirottati nelle aree ai margini del grande cratere marchigiano, al centro del quale sta invece Visso, borgo bellissimo, integro nella sua fisionomia architettonica quattro-cinquecentesca impreziosita da emergenze gotiche, che a distanza di un anno e mezzo dagli eventi sismici dell’ottobre 2016 continua a perdere pezzi dei suoi monumenti. L’ultima forte scossa del 10 aprile scorso, che ha avuto il suo epicentro nella vicina Muccia, ha inferto colpi durissimi alle chiese di Sant’Agostino, dove aveva sede il Museo Diocesano, e San Francesco che attendono ancora la messa in sicurezza.

La bella facciata cuspidata di Sant’Agostino, quinta trecentesca che chiude la piazza di Visso sul lato nord-occidentale, è stata ulteriormente danneggiata e si è aggravata anche la situazione della copertura per cui piove all’interno dove sono ancora due capolavori di Paolo da Visso, la Madonna del Voto (1466) e il Crocifisso tra i santi Andrea e Michele arcangelo (1474). Del chiostro di quello che era l’attiguo convento è crollata parte del tetto.

Quanto alla trecentesca chiesa di San Francesco, anch’essa già gravemente lesionata come documenta la foto che accompagna questo post e che risale a poco più di un anno fa, ha perso un altro pezzo di facciata e il campanile, su cui pure i vigili del fuoco erano intervenuti con opere provvisionali.

Rimangono ancora da mettere in sicurezza tanti dei suoi preziosi edifici rinascimentali – tra gli altri i palazzi Boncompagni e Oderisi Odescalchi – e le torri e le mura castellane, pure danneggiati. Da poco sono iniziati i lavori nel palazzo dei Governatori, rovinatissimo, e un attimo prima che fosse troppo tardi è stata avviata anche la messa in sicurezza della Collegiata di Santa Maria con un intervento che è stato finanziato solo con la terza ordinanza commissariale per i beni culturali, quella dell’8 settembre 2017, avendo evidentemente calcolato i decisori il serio rischio di perderla per sempre, stante che la stabilità dell’edificio è risultata da subito gravemente compromessa.

Questo, per sommi capi, è lo stato delle cose. La rovina di Visso e degli altri disgraziati centri dei Sibillini avanza oltre il fiume di parole che corre tra mostre, convegni e dichiarazioni ufficiali svelando impietosamente il profilo delle scelte fin qui fatte per la salvaguardia del patrimonio monumentale delle montagne.