Una improbabile endiadi sembra essersi imposta sulla scena mediatica nazionale: i beni culturali e le mozzarelle. Dopo gli “eventi” dedicati alla

mozzarella di bufala, ravvivati dalle gare di canottaggio nelle vasche vanvitelliane, svoltisi nella Reggia di Caserta è la volta, ora, della cena che “ricorderanno i nostri nipoti”. Il direttore del Parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, ha organizzato, nell’ambito dell’imperdibile “Congresso Internazionale di cucina d’autore. Le strade della Mozzarella”, un celestiale convivio nel Parco archeologico di Paestum, in particolare nel tempio dorico detto di Nettuno, datato intorno alla metà del V secolo a.C. Una grande cena di gala a scopo benefico che, preparata dal gotha internazionale degli ormai onnipotenti chef, si terrà il 30 luglio 2018 con il nobile obiettivo di raccogliere fondi per sovvenzionare la ricerca archeologica stratigrafica (per fortuna metodologicamente corretta) nell’area dei templi. “Una parata di stelle” per i 90 fortunati e facoltosi ospiti che, offrendo cifre a partire da 800 euro a persona, vinceranno l’asta.
Zuchtriegel, uno dei venti super-direttori di Musei e Parchi archeologici che la riforma Franceschini ha previsto per valorizzare il Patrimonio culturale, sembra interpretare con grande abnegazione ed innato talento il ruolo che la riforma del Mibact gli ha attribuito: la monetizzazione dei nostri beni comuni. Un lungo elenco di svendite che comprende, andando solo per esempi, la concessione del Tempio di Eliogabalo sul Palatino agli impresari del fallito musical “Nerone”, la concessione dell’uso di Palazzo Pitti per la sfilata di moda di Gucci, l’uso improprio del Castello Svevo di Cosenza per la Festa del Rum Diplomático. Si è ritenuto che la commercializzazione della mozzarella di bufala nella Reggia di Caserta non sia stato un insulto sufficiente al nostro Patrimonio culturale tanto che, fra qualche mese, toccherà al tempio di Nettuno di Paestum fare da “splendida cornice” al tenero latticino campano. Si può dedurne, senza tema di smentita, che i prodotti avvelenati della riforma Franceschini continuino a cagliare.
I nostri beni comuni sono usati, ormai, come location per vendere prodotti, mentre i paesaggi italiani -dei quali, proprio in questi stessi giorni, si vuole festeggiare la bellezza- sono sempre di più esposti ad una divorante cementificazione. In Italia, secondo l’ultimo rapporto ISPRA, nel 2016 si sono consumati altri 23.039 kmq., il 7,64% dell’intero territorio nazionale. In Campania si registra uno dei maggiori incrementi con il 10,76 di consumo del suolo, pari a 1463 kmq. Il maggior incremento, in numeri assoluti, è stato censito proprio nella provincia di Salerno, quella di Paestum, con ben 447 kmq. di terreno sottratto alla natura ed all’agricoltura. Ogni giorno, in Italia, spariscono 30 ettari di suolo agricolo, mentre si lascia che 17 Regioni su 20 non predispongano ed approvino, d’intesa col Mibact, i Piani paesaggistici previsti dal Codice del 2007 che potrebbero porre un argine a questa devastazione. È, forse, inutile dire che sia la Campania, sia la Calabria sono fra le 17 regioni che non hanno predisposto il Piano paesaggistico.
Si può, forse, imbandire una “cena elegante”, nel tempio di Nettuno a Paestum, mentre i paesaggi italiani vengono inghiottiti dal cemento o i nostri beni culturali si sfasciano, crollano, vengono demoliti per assenza di tutela e di manutenzione? Il collasso del secolare sistema statale italiano di prevenzione e di tutela si manifesta, in maniera più eclatante, soprattutto al Sud: il crollo, annunciato, delle volte di uno dei chiostri del convento di San Paolo Maggiore nel centro di Napoli, lo squarcio praticato -per abbattere un gruppo, malsicuro, di palazzi di fondazione seicentesca- dall’attuale Amministrazione comunale nel cuore antico di Cosenza, il tempio dell’antica Kaulon portato via, pietra dopo pietra e anno dopo anno, dalle mareggiate dello Ionio in tempesta, per non dire delle centinaia di siti archeologici, chiese, palazzi, conventi, ponti e ville non manutenuti e abbandonati al degrado. La debolezza del tessuto sociale ed economico del Mezzogiorno, storicamente più arrendevole alle speculazioni cementizie in cambio di illusorie promesse occupazionali, rende più evidente e devastante la rinuncia da parte dello Stato al ruolo di tutela dei monumenti e dei paesaggi prima esercitato tramite le Soprintendenze regionali, ormai private di strumenti e svuotate di personale.
Sono convinto che, dopo l’ultima disfatta verificatasi soprattutto al Sud, la sinistra si possa ricostruire solo intorno ad una nuova classe dirigente meridionale, portatrice di un sapere intellettuale collettivo, che riesca a concepire ed a realizzare un gigantesco e capillare piano di risanamento dei paesaggi, dei monumenti, dei centri storici, dei mari, dei boschi, dei fiumi e delle coste che, finanziato dallo Stato, sia in grado di impiegare decine e decine di migliaia di giovani, senza dover ricorrere ad ingannevoli “redditi di cittadinanza”.

Il Quotidiano del Sud, 4 Aprile 2018